di Giancarlo Odoardi
PESCARA – Mentre tornavo a casa in bicicletta lungo la strada che costeggia Fosso Vallelunga, ho visto una nutria. Semi sommersa in acqua, dal pelo scuro e lucido, si guardava intorno, a ispezionare il territorio. A poca distanza, guardinga, una numerosa famiglia di Germano reale. È abbastanza inusuale vederla di giorno: è attiva soprattutto al crepuscolo e di notte, vive in tane scavate nelle sponde e si nutre di piante acquatiche e radici.
L’ho fotografata: mi ha sorpreso e incuriosito, facendomi riflettere su quanti animali condividono il nostro stesso territorio cittadino, specie nelle parti meno edificate, senza che noi ce ne rendiamo conto.
Da quello che ne so io, e che ho visto, da queste parti si aggirano anche il tasso, l’istrice, la volpe, per rimanere tra i mammiferi, che percorrono il tratto pedecollinare fino al mare. Poi ci sono la garzetta e l’airone, tra gli uccelli più significativi, visibili anche sulla spiaggia e dentro la Riserva Dannunziana. Tanti sono animali (al di là di quelli più comuni, tipo gabbiani e cormorani, ma è impossibile citarli tutti), di cui bene o male intercettiamo l’esistenza ma su cui molti di noi non sanno praticamente nulla, pur essendo nostri inquilini, frequentando gli stessi ambienti.
La nutria, dicono i testi di riferimento, popola i nostri corsi d’acqua da poco più di 10 anni: non è quindi una specie endemica ed è dannosa per la sua attività “erosiva” degli argini fluviali. Per il resto è un animale innocuo, ma poco gradito, perché ricorda, amplificandone le dimensioni, altri e di gran lunga più diffusi roditori.
Ma perché, mi sono sempre chiesto, non fare di tutto questo un’aula didattica all’aperto? Perché non approfittare per educare la cittadinanza alla consapevolezza del contesto naturale urbano di riferimento, a prendere atto della contaminazione degli ambienti comuni in chiave sia antagonistica che mutualistica da parte della nostra specie e delle numerose altre con cui condividiamo lo stesso aerale, al riconoscimento dei corridoi ecologici della vegetazione e della fauna per preservarne gli elementi ancora di pregio, ai fini del loro recupero e della loro conservazione e valorizzazione?
La presenza della nutria, ad esempio, potrebbe essere una grande occasione per per avviare attività educative e di sensibilizzazione su tanti temi, come la biodiversità urbana, spiegando la differenza tra specie autoctone e alloctone, gli ecosistemi d’acqua dolce, catene alimentari, ruolo della vegetazione ripariale, qualità delle acque, l’impatto delle specie invasive, per comprendere come l’introduzione di specie esotiche, sia animali che vegetali, come la diffusione delle palme in città, può alterare un equilibrio naturale, coinvolgendo la cittadinanza nel monitoraggio di flora e fauna, segnalando osservazioni e condizioni ambientali, secondo i modelli della citizen science.
Come? Ad esempio con passeggiate ecologiche guidate, a partire proprio da fosso Vallelunga, per osservare uccelli acquatici, insetti e piante, con laboratori scolastici, con attività per scuole primarie e secondarie, disegno naturalistico, osservazione con binocoli, campionamenti di macroinvertebrati (indicatore di qualità dell’acqua), con pannelli informativi lungo il percorso per illustrare storia del fosso, fauna e flora presenti, problematiche ambientali e buone pratiche di tutela, attraverso progetti di pulizia partecipata, coinvolgendo cittadini in giornate di rimozione rifiuti e monitoraggio dello stato ecologico, ma anche con mostre fotografiche o reportage, con la raccolta di immagini di fauna e flora del fosso, incluse le nutrie.
Idee sparpagliate, ma che possono però portare a una maggiore conoscenza e senso di appartenenza della cittadinanza al proprio territorio, con un aumento della consapevolezza e della sensibilità verso la tutela degli ecosistemi urbani, la creazione di una rete locale di “osservatori” volontari per segnalare criticità, magari anche integrando temi più strettamente naturalistici con il turismo lento urbano e la mobilità attiva, con passeggiate a piedi o in bici lungo i corsi d’aqua e le stesse strade della città, ma da vivere con occhi diversi.
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