di Sara Ramzi
Era stato colpito dalla polizia con un taser, la pistola che emette scariche elettriche dolorose. Poco dopo ha avuto un arresto cardiaco. Riccardo Zappone aveva trent’anni ed è morto ieri, 3 giugno 2025, dopo essere stato fermato dalle forze dell’ordine a Pescara. Si attendono i risultati dell’autopsia, che potrebbe confermare la correlazione tra l’uso dell’arma e il decesso dell’uomo: sarebbe la seconda morte dopo un fermo con utilizzo di taser in Abruzzo da quando polizia, carabinieri e la guardia di finanza hanno in dotatazione gli storditori elettrici. Il caso riapre il dibattito sull’uso di questi strumenti da parte delle forze dell’ordine, così come sulla copertura dei decessi a seguito dei fermi in Italia, uno dei pochi paesi in Europa a non rilasciare dati ufficiali.
“Le armi a scarica elettrica possono provocare forti dolori, disabilità fisiche permanenti e gravi disturbi psicologici”, ha dichiarato nel marzo scorso Patrick Wilcken, ricercatore di Amnesty International su sicurezza, difesa e forze di polizia, in occasione della presentazione del report “Non riesco ancora a dormire la notte” – L’uso improprio a livello globale dei dispositivi a scarica elettrica. Una forma di tortura: è così che descriveva i taser già nel 2007 il Comitato Contro la Tortura delle Nazioni Unite, formato da dieci esperti, che specificava che in alcuni casi il loro uso può causare anche la morte, “come è stato mostrato da studi affidabili e recenti eventi nella vita reale”.
“La pericolosità di questi oggetti era già nota quando sono stati adottati”, commenta Maurzio Acerbo, già deputato e segretario nazionale del Prc. Un’indagine di Reuters ha dimostrato come, dal 2001 al 2018, negli Stati Uniti oltre mille persone sono decedute dopo essere state colpite dalle scariche di taser. “Una persona su 400, quindi, tra quelle colpite da taser rischia il decesso. Denunciammo inascoltati essendo fuori dal parlamento e dalle TV che sarebbe stato più utile investire risorse in formazione delle forze di polizia o in strumenti logistici come autovetture, vestiario e altre strumentazioni utili al contrasto della criminalità”, aggiunge Acerbo.
Secondo la versione della Procura di Pescara, che nel pomeriggio di ieri ha diramato un comunicato stampa, l’intervento– descritto come “necessario” – è stato effettuato a seguito della resistenza opposta dal giovane, fermato intorno alle 11 dopo una presunta rissa in zona San Donato, a Pescara. L’intervento dei soccorritori non è riuscito a salvargli la vita. Il 30enne era originario della provincia di Chieti, la stessa zona in cui un altro episodio simile ha avuto luogo nel 2023: a San Giovanni Teatino un 35enne è morto a seguito dell’uso della stessa arma, che viene comunemente definita alternativa a quelle da fuoco. L’uomo, “intento a compiere atti di autolesionismo”, era stato raggiunto da ben due scariche. Si trattava di una persona in cura nel centro di salute mentale di Chieti.
In un articolo sull’Espresso del luglio 2024, la giornalista Laura Carrer fotografava uno scenario già allarmante: “Dall’inizio di quest’anno [2024, ndr] gli interventi di cui si è avuta notizia dai giornali sono almeno cinque; tra il 2022 e il 2023 l’associazione di avvocati torinese Strali ne ha contati più di quaranta. Per la maggior parte riguardano persone con problemi psichiatrici, come l’uomo morto dopo essere stato bloccato con il taser nell’agosto 2023 a Chieti, alterati o ubriachi, come l’uomo deceduto a Roma il 18 novembre del 2022”. Se verrà confermata dall’autopsia, la morte di Zappone sarà la seconda morte in Abruzzo. In Italia, recentemente accusata dal Consiglio d’Europa di profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine, è estremamente difficile aver conto dei decessi durante i fermi: qualche settimana fa il giornalista Luigi Mastrodonato ha creato una mappa che prova a ricostruire i casi attualmente noti. Dal 2000 a oggi sarebbero circa 70.

“La sperimentazione del taser è cominciata nel 2014 con il governo Renzi e fu rilanciata nel 2018 su iniziativa di Salvini con il governo Conte 1. Nel 2020 l’adozione della pistola elettronica è stata confermata dal governo Conte 2 in cui c’erano PD e Sinistra Italiana con LeU”, prosegue Acerbo. In quell’anno la segreteria della provincia di Pescara di Fsp, il sindacato dei poliziotti, nel 2020 chiedeva a gran voce di essere equipaggiata con le pistole elettriche: “Riteniamo che si debba parlare di incrementare forme e modi di salvaguardia dell’integrità fisica e professionale, ad esempio dotando il personale del taser o stabilendo protocolli operativi certi”.
E così anche la Lega. Nel 2022 il leghista aquilano Luigi D’Eramo, già parlamentare e attualmente sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, rivendicava come una vittoria personale la diffusione di taser in Abruzzo: “La distribuzione graduale e continua della pistola a impulsi elettrici si deve allo straordinario lavoro della Lega. Non c’è ombra di dubbio che la dotazione di questa arma non letale è una delle misure che senza il Carroccio al governo nazionale non sarebbe mai stata varata”.
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