di Alessandra Prospero
Londra, 8 settembre 2025 – Sulla facciata della storica Royal Courts of Justice, uno dei simboli del sistema giudiziario britannico, è apparso un nuovo murale firmato Banksy, pronto a scatenare il dibattito politico e sociale.
Il murale mostra un giudice in toga e parrucca tradizionale che colpisce con un martelletto un manifestante disarmato, sdraiato a terra, con un cartello intriso di sangue. Banksy ha confermato la sua paternità pubblicando le immagini sul suo profilo Instagram, accompagnandole con la semplice didascalia “Royal Courts Of Justice. London”.
Il murale è stato immediatamente interpretato come una critica alla decisione del governo britannico di bandire il gruppo Palestine Action, considerato un’organizzazione terroristica dopo le incursioni in una base della RAF. Recentemente, circa 900 manifestanti sono stati arrestati a Londra durante una protesta contro questo bando.
Il gruppo Defend Our Juries, promotore del corteo, ha dichiarato che l’opera “rappresenta con forza la brutalità scatenata” dal divieto governativo e ha sottolineato che “quando la legge viene usata come strumento per reprimere le libertà civili, non estingue il dissenso, ma lo rafforza”.
Le autorità hanno reagito coprendo il murale con teli neri di plastica, barriere metalliche e impiegando guardie di sicurezza e telecamere CCTV per controllarne la visualizzazione. Si è fatto riferimento allo status di edificio protetto (listed) della Royal Courts of Justice come giustificazione per la copertura, finalizzata alla tutela del suo valore storico e architettonico.
Considerata una delle espressioni più dirette dell’artista contro la repressione giudiziaria, l’opera incrocia arte, protesta e simbolismo politico. Molti vedono nella copertura un ulteriore livello di silenziamento, mentre attivisti l’hanno interpretata come una scintilla per intensificare il dissenso civile.
Storicamente, Banksy ha utilizzato i suoi murali per affrontare temi caldi come i diritti umani, la libertà di movimento, le guerre e le disuguaglianze, con lavori celeberrimi nei Territori Occupati, alla Biennale di Venezia, fino a performance provocatorie nel West Bank e a Glastonbury Festival.
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