Morti sul lavoro, Chieti nella classifica nera: i dati choc dell’Inail

Morti sul lavoro, Chieti nella classifica nera: i dati choc dell’Inail
10 Lug 2025

di  M. A.

L’analisi degli infortuni mortali sul lavoro in Italia aggiornata al 31 maggio 2025, realizzata dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering su dati INAIL, evidenzia un dato allarmante per la provincia di Chieti. Con un indice di incidenza di 27,3 decessi ogni milione di occupati, Chieti si posiziona all’ottavo posto nella classifica nazionale delle province italiane più colpite da morti sul lavoro. Il dato è particolarmente preoccupante se si considera che la media nazionale si attesta a 11,6, più del doppio rispetto al rischio medio nel territorio abruzzese. Tra le le altre province, è Pescara a emergere: tre morti sul lavoro nei primi mesi dell’anno e un’incidenza del 23,6%, che la colloca tra le realtà più colpite a livello nazionale. Situazione più contenuta a Teramo, dove si è verificato un solo decesso, pari a un’incidenza dell’8,4%, ma che comunque le vale una posizione a metà della classifica. L’Aquila, al contrario, resta fuori dalle statistiche più drammatiche: nei primi quattro mesi non si sono registrati incidenti mortali sul lavoro, posizionandosi così all’ultimo posto in graduatoria, a pari merito con altre province che non hanno contato vittime.

Nel dettaglio, nei primi cinque mesi del 2025, a Chieti sono stati registrati 4 casi di infortuni mortali in occasione di lavoro su una forza occupazionale di poco più di 146 mila persone. Questi numeri collocano la provincia in una posizione critica, insieme ad altre realtà dove la sicurezza nei luoghi di lavoro resta una sfida irrisolta. Se si guarda alla situazione regionale, l’Abruzzo nel suo complesso continua a registrare una serie di incidenti gravi, con settori come l’edilizia, l’agricoltura e l’industria che presentano rischi elevati per la sicurezza dei lavoratori.

Il fenomeno delle morti sul lavoro in Italia continua a rappresentare un’emergenza sociale e sanitaria. Secondo gli ultimi dati INAIL, nel 2024 si sono verificati oltre 1.000 infortuni mortali sul lavoro, una cifra che seppur in leggero calo rispetto agli anni precedenti, rimane preoccupante. Molte di queste tragedie sono attribuibili a cause prevenibili: mancanza di adeguate misure di sicurezza, infortuni dovuti a comportamenti imprudenti o alla pressione per rispettare scadenze lavorative serrate, carenze nella formazione e nella cultura della sicurezza. La realtà di Chieti rispecchia questa tendenza e richiama l’attenzione sull’importanza di interventi mirati per la prevenzione.

Le istituzioni locali, le associazioni di categoria e gli enti preposti alla vigilanza sono chiamati a intensificare i controlli e a promuovere campagne di sensibilizzazione e formazione per ridurre il rischio di incidenti fatali. Investire nella sicurezza significa non solo tutelare la vita dei lavoratori ma anche ridurre i costi sociali ed economici derivanti da questi eventi. Inoltre, la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica rappresentano opportunità importanti per migliorare la prevenzione. Sistemi di monitoraggio, dispositivi di protezione avanzati e piattaforme formative online possono contribuire a creare ambienti di lavoro più sicuri, soprattutto in settori ad alto rischio come quello edile, dove spesso si registrano gli incidenti più gravi.

La provincia di Chieti, dunque, si trova oggi di fronte a una sfida che coinvolge non solo le aziende, ma tutta la comunità, affinché la sicurezza diventi una priorità condivisa e strutturale. I dati statistici, per quanto impietosi, sono un monito che non deve essere ignorato: dietro ogni numero c’è una vita umana persa, una famiglia colpita da un dolore che potrebbe essere evitato con la giusta attenzione e responsabilità.

 

Lavoratori che rischiano di più

Nei primi cinque mesi del 2025, l’Osservatorio mestrino ha tracciato un quadro chiaro e preoccupante sul fenomeno degli infortuni sul lavoro. L’analisi, che prende in esame età, genere, provenienza e settore lavorativo, restituisce una fotografia precisa di chi sono i lavoratori più esposti e in quali contesti il rischio è maggiore.

A livello anagrafico, i dati parlano chiaro: le persone con più di 65 anni sono le più esposte, con un’incidenza di mortalità pari a 30,7 decessi ogni milione di occupati. A seguire, la fascia tra i 55 e i 64 anni (19,1) e quella tra i 45 e i 54 (12,0). In termini assoluti, però, sono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni a pagare il tributo più alto, con 102 decessi su un totale di 277. Un numero che fa riflettere sull’impatto dell’età nella sicurezza sul lavoro. Anche tra le donne i numeri risultano in aumento. Nei primi cinque mesi dell’anno, 37 lavoratrici hanno perso la vita: 18 durante lo svolgimento delle loro mansioni e 19 nel tragitto casa-lavoro. Un dato in crescita rispetto allo stesso periodo del 2024, con otto decessi in più. Ancora più preoccupante è la situazione dei lavoratori stranieri, che continuano a mostrare un livello di rischio decisamente più alto rispetto agli italiani. Su 386 decessi complessivi, ben 87 hanno riguardato cittadini stranieri: 56 sono morti in occasione di lavoro, 31 durante il tragitto casa-lavoro. In termini di incidenza, i lavoratori stranieri registrano 22,3 morti ogni milione di occupati, più del doppio rispetto ai 10,3 degli italiani.

Dal punto di vista settoriale, le Costruzioni si confermano il comparto più pericoloso, con 45 decessi registrati in occasione di lavoro. Seguono le Attività Manifatturiere con 43 vittime, poi Trasporti e Magazzinaggio e Commercio, entrambi con 33 casi. Interessante anche la distribuzione settimanale degli incidenti: il lunedì è il giorno in cui si concentra la maggiore quantità di infortuni mortali, con il 24,2% del totale. Seguono il venerdì (21,3%) e il martedì (18,1%). Un andamento che suggerisce maggiore vulnerabilità nei giorni di inizio e fine settimana.

Le denunce complessive di infortunio, rispetto a maggio 2024, sono in leggera diminuzione: da 251.132 si è passati a 247.681, con un calo dell’1,4%. Il settore con il maggior numero di denunce rimane quello delle Attività Manifatturiere (27.023), seguito da Sanità (14.227), Costruzioni (14.145), Trasporto e Magazzinaggio (12.556) e Commercio (12.531).

A livello di genere, le lavoratrici hanno presentato 91.964 denunce di infortunio, di cui 73.302 per incidenti avvenuti direttamente sul posto di lavoro. Gli uomini hanno denunciato 155.717 casi, con 137.158 relativi a infortuni in occasione di lavoro. I lavoratori stranieri hanno inoltrato 49.313 denunce totali, circa una su cinque rispetto al totale complessivo, con 41.788 riferite a incidenti effettivamente avvenuti sul lavoro. Un quadro, questo, che conferma come la sicurezza sul lavoro resti una priorità non ancora pienamente garantita, soprattutto per le fasce più fragili della forza lavoro.


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