L’Aquila, dalla strada alla città: chi decide lo spazio pubblico?

L’Aquila, dalla strada alla città: chi decide lo spazio pubblico?
02 Nov 2026

L’AQUILA – Ricostruire una città non significa soltanto restituire gli edifici alla comunità, ma anche rendere possibile una vita quotidiana più accessibile, sicura e condivisa. È da questa domanda che prende le mosse la seconda parte del percorso “Dal balcone alla strada”, che amplia alla città intera la riflessione avviata sul caso di via Corrado IV, a partire dall’incontro “Costruire città future” e dall’intervento dell’architetto e urbanista Carlo Ratti.

Nella prima parte del percorso era stato documentato ciò che è accaduto dopo il rifacimento del manto stradale: la strada è rimasta sostanzialmente invariata. In quaranta minuti di osservazione sulle strisce pedonali vicine al mercato di Piazza d’Armi, su 34 persone che hanno attraversato, 9 non hanno ottenuto la precedenza. Una quota pari al 26,5%, che pone una questione concreta sulla sicurezza e sull’effettiva fruibilità dello spazio urbano.

Da quel caso circoscritto nasce una domanda più ampia: quale tipo di vita rendono possibili gli interventi con cui trasformiamo lo spazio fisico della città?

La ricostruzione oltre gli edifici

Il percorso invita a valutare la ricostruzione dell’Aquila anche attraverso le esperienze quotidiane di chi la abita. Non soltanto gli edifici recuperati, dunque, ma le possibilità concrete di raggiungere una scuola, arrivare in ospedale, spostarsi tra quartieri e frazioni o attraversare una strada senza dover dipendere sempre dall’automobile.

È in questi gesti ordinari che lo spazio pubblico mostra la propria capacità di rispondere ai bisogni della comunità. Una strada, un attraversamento pedonale o un collegamento tra quartieri non sono soltanto elementi infrastrutturali: incidono sull’autonomia delle persone, sulle relazioni e sulle opportunità di partecipazione alla vita urbana.

La riflessione sposta così l’attenzione dalla sola dimensione materiale della ricostruzione alla qualità dell’ambiente urbano che prende forma attraverso le scelte progettuali e amministrative.

Urbs e civitas, due dimensioni della città

Tra i riferimenti del percorso c’è la distinzione richiamata da Carlo Ratti tra urbs e civitas: da una parte la città fisica, fatta di edifici, strade e infrastrutture; dall’altra la comunità che la abita, con le sue relazioni, i suoi bisogni e le sue forme di partecipazione.

Le due dimensioni non possono essere considerate separate. La qualità dello spazio costruito si misura anche attraverso le possibilità che offre alle persone, mentre la vita della comunità contribuisce a definire il significato e la funzione dei luoghi.

In questo quadro si inserisce anche il richiamo del sindaco Pierluigi Biondi alla comunità e alla cultura come infrastruttura sociale. Il tema diventa allora come tradurre questi principi nelle scelte che riguardano lo spazio pubblico e la mobilità quotidiana.

Il ruolo degli abitanti nelle scelte urbane

La seconda parte di “Dal balcone alla strada” pone infine una questione di metodo: quando possono intervenire gli abitanti nelle decisioni sullo spazio pubblico, su quali alternative vengono chiamati a esprimersi e quale possibilità hanno di incidere sulle scelte finali?

Non si tratta soltanto di informare la cittadinanza a trasformazioni già definite, ma di interrogarsi sul momento e sulle modalità con cui le persone possono contribuire alla progettazione dei luoghi in cui vivono.

Il caso di via Corrado IV diventa così il punto di partenza per una riflessione che riguarda l’intera città. La ricostruzione non si misura esclusivamente attraverso le opere realizzate, ma anche attraverso la capacità di rendere gli spazi accessibili e funzionali alla vita quotidiana, mettendo in relazione infrastrutture, comunità e partecipazione.

La domanda che resta aperta riguarda quindi il modo in cui l’Aquila vuole trasformarsi: non soltanto quale città costruire, ma anche quale vita rendere possibile al suo interno e quanto spazio lasciare ai cittadini nel decidere il proprio futuro urbano.


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