Il prezzo del gas apre in rialzo a 42,67 euro ad Amsterdam: timori per le bollette

Il prezzo del gas apre in rialzo a 42,67 euro ad Amsterdam: timori per le bollette
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22 Apr 2026
Il prezzo del gas torna a salire in Europa, sospinto da una combinazione di fattori geopolitici, strutturali e regolatori che stanno riaccendendo le preoccupazioni per famiglie e imprese. Le tensioni internazionali, in particolare in Medio Oriente, stanno giocando un ruolo centrale nel determinare l’andamento dei mercati energetici. Secondo le ultime rilevazioni, ad Amsterdam – hub di riferimento europeo – le quotazioni del gas naturale hanno registrato un aumento dell’1,8%, raggiungendo i 42,67 euro al megawattora, un livello ancora lontano dai picchi del 2022 ma significativo in un contesto già fragile.

Al centro delle preoccupazioni ci sono le tensioni nell’area del Qatar, uno dei principali esportatori mondiali di gas naturale liquefatto (GNL). Gli attacchi alle infrastrutture energetiche e l’instabilità regionale mettono a rischio la continuità delle forniture verso l’Europa. A questo si aggiunge la situazione nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il transito globale di energia, dove eventuali blocchi o rallentamenti potrebbero avere effetti immediati sui prezzi.

Dopo la drastica riduzione delle importazioni dalla Russia, l’Europa e l’Italia hanno accelerato la diversificazione delle fonti, puntando sul GNL proveniente soprattutto dagli Stati Uniti. Questa scelta, però, comporta costi più elevati legati al trasporto via nave, alla rigassificazione e alle infrastrutture necessarie, con un impatto diretto sui prezzi all’ingrosso. A pesare ulteriormente è anche la progressiva eliminazione delle misure di sostegno pubblico: bonus e sconti in bolletta avevano attenuato gli aumenti, ma con la loro riduzione il costo reale dell’energia torna a gravare sui consumatori.

L’Italia resta inoltre fortemente dipendente dal gas, utilizzato in larga parte anche per la produzione di energia elettrica, rendendo il sistema particolarmente esposto alle oscillazioni del mercato internazionale. Infine, la necessità di riempire gli stoccaggi in vista dei mesi invernali, soprattutto in un contesto di forniture incerte, contribuisce a mantenere alta la pressione sulle quotazioni. Nonostante il rialzo, i prezzi restano comunque lontani dai livelli record del 2022, ma il quadro resta instabile e i prossimi mesi saranno decisivi per capire se si tratta di una fase temporanea o dell’inizio di una nuova tensione energetica.


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