Frana a Petacciato: una fragilità “naturale”. Stop ai treni: cosa sta succedendo

Frana a Petacciato: una fragilità “naturale”. Stop ai treni: cosa sta succedendo
08 Apr 2026

di Melania Aio

La frana che interessa il territorio di Petacciato torna a far parlare di sé. Nelle ultime ore sono stati registrati nuovi movimenti del terreno lungo il tratto costiero di Petacciato Marina, riaccendendo l’attenzione su una delle aree più fragili del litorale molisano.

Il fenomeno, noto da decenni, interessa la fascia compresa tra Termoli e Vasto, dove la natura argillosa dei terreni e l’azione erosiva del mare rendono il costone particolarmente instabile. Secondo le prime osservazioni, si tratterebbe di una riattivazione lenta ma significativa, favorita dalle recenti precipitazioni che hanno aumentato la saturazione del suolo.

Sebbene questa volta non abbia causato danni gravi a persone o abitazioni, sono stati rilevati piccoli cedimenti e crepe superficiali in alcune zone. Le autorità locali hanno avviato monitoraggi e sopralluoghi per valutare l’evoluzione della situazione e l’eventuale necessità di interventi urgenti. Non si tratta, tuttavia, di un episodio isolato. La frana di Petacciato è infatti un fenomeno noto da anni, con riattivazioni periodiche soprattutto in seguito a eventi meteorologici intensi. Già in passato si erano registrati movimenti del terreno che avevano richiesto opere di contenimento e sistemi di drenaggio per limitare l’impatto sull’area.

Una fragilità “naturale”

Secondo le analisi condotte da ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, e dai piani regionali di assetto idrogeologico, l’area è caratterizzata da terreni argillosi e sabbiosi particolarmente sensibili all’azione dell’acqua. Già nella seconda metà del Novecento erano stati segnalati i primi movimenti del versante, inizialmente considerati fenomeni localizzati.

Con lo sviluppo urbano e infrastrutturale della fascia costiera, il quadro è progressivamente cambiato. Le trasformazioni del territorio, unite all’erosione marina alla base della scarpata, hanno contribuito a rendere il fenomeno più evidente e diffuso. A partire dagli anni Duemila, la frana di Petacciato è stata classificata come area a rischio idrogeologico elevato nei documenti ufficiali, tra cui il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) della Regione Molise.

Negli anni successivi, diversi studi tecnici e rilievi sul campo hanno evidenziato una dinamica di movimento complessa, con fasi di accelerazione spesso correlate a eventi meteorologici intensi. Le piogge prolungate, infatti, aumentano la saturazione dei terreni, favorendo lo scivolamento degli strati superficiali e profondi. Parallelamente, l’azione erosiva del mare continua a indebolire la base del versante, contribuendo alla riattivazione periodica del fenomeno.

Tra il 2010 e il 2020 si sono registrati episodi ricorrenti di riattivazione, documentati da enti locali e tecnici, che hanno richiesto interventi di mitigazione. Tra questi, sistemi di drenaggio per ridurre la pressione dell’acqua nel sottosuolo, opere di contenimento e attività di monitoraggio continuo del versante.

Oggi la frana di Petacciato è considerata un caso emblematico di dissesto costiero attivo. Come evidenziato anche nei rapporti ISPRA sul consumo di suolo e sul rischio idrogeologico in Italia, fenomeni di questo tipo sono destinati a persistere nel tempo, soprattutto in contesti geologici fragili e soggetti a pressioni climatiche crescenti.

Cosa succede ora

Nel corso della riunione del Comitato Operativo, guidata dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, è stata disposta l’immediata mobilitazione del volontariato di protezione civile, con l’obiettivo di assistere gli automobilisti in autostrada e organizzare percorsi di viabilità alternativi. Parallelamente, Ferrovie dello Stato ha attivato deviazioni per i treni passeggeri che avrebbero dovuto transitare nel tratto coinvolto dall’evento, come riportato in una nota ufficiale.

La stessa comunicazione evidenzia che, al momento, non si registrano criticità per il Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, in via precauzionale, il Capo Dipartimento ha richiesto una riorganizzazione delle reti assistenziali dedicate ai pazienti affetti da patologie tempo-dipendenti, oltre all’individuazione di soluzioni alternative per garantire la fornitura di radiofarmaci necessari ai servizi ospedalieri di medicina nucleare.

Attualmente, l’A14 è chiusa nel tratto tra Poggio Imperiale e Vasto sud in direzione Bologna e nel tratto tra Vasto sud e Termoli in direzione Bari. Ricordiamo, inoltre, che la SS16 è chiusa a causa del crollo del viadotto sul Trigno. Traffico congestionato sulla SS650 Trignina.

CGIL Chieti: Urgente intervenire per tutelare cittadini e lavoratori

“La CGIL Chieti è fortemente preoccupata delle ricadute economiche e sociali che ne derivano. In queste ore molte maestranze ci segnalano che il disagio viene gestito in alcune realtà attraverso l’utilizzo di ammortizzatori o il ricorso alle ferie , ma se non vengono intraprese scelte urgenti da parte degli organi competenti, il tema diventerà ancora più preoccupante sul fronte lavoro. La riattivazione della mobilità e del raggiungimento dei luoghi di lavoro o delle altre attività civili, deve rappresentare una urgenza prioritaria.
Siamo dentro un territorio già fortemente provato da criticità come la crisi industriale che segue l’andamento nazionale ormai in flessione da 32 mesi, molte incognite riguardano il costante aumento delle materie prime, l’aumento del gas e dell’elettricità a cui non si può aggiungere anche la crisi della viabilità.

La CGIL Chieti evidenzia ancora una volta, l’elemento essenziale della prevenzione e della programmazione che dovrebbe essere il punto cardine su cui ricostruire oggi per evitare disastri simili domani, senza dimenticarci che, oltre alle arterie principali e di interesse nazionale, la Provincia di Chieti ha subito notevoli danni anche nelle aree interne e nella viabilità cosiddetta “secondaria” ma che spesso rappresenta l’unico modo per collegarsi ai centri maggiori.
Continueremo a seguire da vicino le criticità e nelle prossime ore ci attiveremo per chiedere alle istituzioni competenti l’attivazione di tavoli specifici per affrontare le emergenze occupazionali e sociali”.

 

 


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