di Melania Aio
È luglio, e nelle città universitarie abruzzesi si ripete il consueto rito: quello della caccia alla stanza. Una stanza, anche minuscola, che non sia troppo lontana dall’università, che non costi uno stipendio intero e che possibilmente non ti faccia ammalare di broncopolmonite in pieno novembre. E ogni anno, quella corsa si fa più estenuante. Niente cani, niente fumatori, e attenzione: solo ragazze. Non è uno sketch comico, è il tenore reale di moltissimi annunci d’affitto che ogni anno spuntano online con l’inizio delle lezioni universitarie. Ma dietro quel “solo per studentesse” a volte non si nasconde solo una preferenza discutibile: c’è chi fiuta la vulnerabilità, chi gioca sull’urgenza, e chi, peggio, lucra sulle speranze. Lo scenario è noto: uno studente (o più spesso una studentessa) apre Facebook Marketplace o Subito.it, digita “stanza singola L’Aquila” o “appartamento studenti Pescara” e si trova sommerso da offerte. Alcune sembrano vere occasioni, altre fanno storcere il naso già dal titolo. “Affitto stanza a studentessa seria e riservata, max 25 anni, preferibilmente non accompagnata.” “Si cerca ragazza per dividere casa con il proprietario, presente saltuariamente. No uomini.”
Dietro queste richieste, raccontano in molti, si celano situazioni ambigue o apertamente inaccettabili: uomini più anziani che affittano stanze solo a donne giovani, magari con la promessa di un affitto basso in cambio di compagnia, oppure con richieste implicite che travalicano la sfera abitativa. Secondo un’indagine condotta da CGIL, SUNIA e UDU a livello nazionale, il 46% degli studenti ha trovato annunci truffaldini durante la ricerca casa. E almeno il 40% ha accettato una stanza in affitto in nero, spesso per evitare costi aggiuntivi o per paura di restare senza alloggio.
Perché sì, gli affitti sono aumentati, e parecchio. Fino al 15% in più rispetto al periodo pre-Covid, e i numeri si sentono eccome nel portafoglio degli studenti e dei loro genitori che pagano. Il mercato degli affitti studenteschi, specialmente nelle città più piccole come quelle abruzzesi, resta un Far West. Mancano canali ufficiali e sicuri dove trovare stanze. Le università pubblicano elenchi parziali, spesso datati. I gruppi Facebook, pur popolari, non sempre offrono garanzie o verifiche sui proprietari. CGIL e SUNIA chiedono da anni regole più rigide, una vigilanza reale sugli annunci, e sportelli pubblici che aiutino gli studenti nella ricerca della casa. Anche perché, se vivere in affitto diventa una roulette, il diritto allo studio ne esce a pezzi.
I prezzi medi città per città
A Pescara, una stanza singola parte da 230 euro ma può tranquillamente arrivare a 300 se è vicina al centro o vagamente dignitosa. A Chieti tra 190 e 280 euro al mese, per stanze che spesso sembrano più sgabuzzini con una finestra che vere camere da letto.
A Teramo, i prezzi si aggirano intorno ai 200 euro, ma a detta di molti studenti, non è tanto quanto si paga, quanto quello che si ottiene: muffa, impianti vecchi, mobili fatiscenti. E poi c’è L’Aquila, dove si spazia da 200a 400 euro al mese. Lì il problema è doppio: le case migliori costano quanto un monolocale. La motivazione? Dopo il sisma del 2009, le abitazioni sono ristrutturate o abbattute e ricostruite, dunque si pagano a peso d’oro.
Molti alloggi vengono affittati a studenti come se bastasse un letto per vivere. E invece no: un letto non è una casa. Gli studenti raccontano di appartamenti umidi, con infissi che lasciano passare il freddo e termosifoni che funzionano solo a metà. E mentre i costi salgono, l’offerta pubblica resta minuscola, con forti disparità tra le province.
All’Aquila, dove l’università rappresenta da anni uno dei poli più attivi della regione, l’offerta di alloggi per studenti fuori sede si articola tra strutture pubbliche e private. Attualmente, la Residenza Universitaria San Carlo Borromeo mette a disposizione 56 posti letto, destinati agli studenti attraverso convenzioni con enti pubblici e gestita dalla Curia aquilana. Il Camplus L’Aquila, struttura privata situata nei pressi del centro storico, offre invece 125 posti letto, distribuiti in 67 stanze singole e doppie. L’edificio ospita anche spazi comuni per lo studio e la socialità. Infine, la residenza “Il Moro”, in via Antica Arischia, accoglie 100 studenti, ma è già previsto un ampliamento con l’apertura della palazzina H8, che porterà la capienza complessiva a 200 posti letto nei prossimi mesi.
Situazione ancora più critica lungo l’asse Chieti–Pescara, sede dell’Università “Gabriele d’Annunzio”. Stando ai dati forniti dal portale “Residenze” di ADSU, aggiornato all’anno accademico 2023/ 2024, a Pescara, le residenze universitarie pubbliche si limitano a due strutture: la Benedetto Croce, con 65 posti, e la più piccola Campus Circuito 71, che ne offre appena 8. Totale: 73 posti disponibili. A Chieti, la residenza Campus X fornisce invece 90 posti. Sommando le sedi, si arriva a circa 163 posti letto pubblici disponibili per tutto il bacino studentesco dell’ateneo.
A Teramo, la Residenza Universitaria Diffusa non è una vera e propria struttura con un numero fisso di posti letto, ma un sistema che raggruppa alloggi privati selezionati. ADSU gestisce una banca dati di appartamenti messi a disposizione dai proprietari, ma la disponibilità di stanze varia continuamente, a seconda delle adesioni e delle verifiche sugli immobili. Quindi, non c’è una capienza complessiva fissa, e il numero di posti può cambiare di trimestre in trimestre. Le zone attualmente coperte sono: Viale Crucioli, Viale Bovio, Zona Stazione, Zona Colleparco, Zona Castello, Zona centro.
In parallelo, la Casa dello Studente di Viale Crucioli, attualmente in fase di riqualificazione, offrirà una soluzione più tradizionale e stabile, con circa 200-225 posti letto. Questo complesso si compone di due edifici: la Scala A, che ospiterà uffici e servizi come bar, palestra e ambulatorio, e la Scala B, interamente dedicata alle camere degli studenti, con più di 100 stanze. Una volta completata, sarà una risorsa importante per chi cerca un alloggio sicuro e conveniente a Teramo.
Le richieste inascoltate degli studenti
Gli studenti, con il supporto dei sindacati, chiedono più residenze pubbliche, controlli seri sugli affitti e interventi veri sul patrimonio abitativo. C’è anche chi propone di recuperare immobili abbandonati o confiscati per farne studentati a basso costo. Ma ad oggi, le risposte sono lente o assenti.
I fondi del PNRR, che potrebbero essere una svolta, sembrano invece favorire il privato, secondo CGIL e Sunia. E il diritto allo studio resta, ancora una volta, una voce a margine nelle agende politiche. Chi si laurea oggi in Abruzzo, lo fa spesso saltando da una casa in affitto all’altra, condividendo cucine rotte e bollette da paura. Chi ce la fa, lo racconta con ironia. Perché non si può parlare di diritto allo studio, se non si può nemmeno permettersi un letto in una stanza decente.
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