di M. A.
In estate, le strade di montagna e le piazzole isolate dell’Abruzzo diventano spesso teatri silenziosi di un dramma invisibile: cani e gatti lasciati accanto a una ciotola vuota, o legati a un palo con lo sguardo smarrito.
Sono i mesi in cui il fenomeno dell’abbandono degli animali domestici raggiunge il suo picco, e in questa regione il problema assume proporzioni da primato nazionale. Secondo i dati diffusi nel 2025 da Ecoitaliasolidale in Italia ogni anno vengono abbandonati oltre 130.000 animali domestici: circa 80.000 gatti e 50.000 cani. L’estate rappresenta il momento più critico: ogni giorno vengono lasciati soli circa 600 animali, spesso in condizioni che ne mettono immediatamente a rischio la sopravvivenza. Per dare un’idea, significa che ogni ora almeno 25 animali perdono la loro casa.
L’Abruzzo, purtroppo, è in cima alla classifica delle regioni più colpite. Qui si registrano 15,6 animali abbandonati ogni 1.000 abitanti all’anno, una cifra che supera nettamente la media nazionale. Il 70% degli abbandoni riguarda cani e gatti, ma non mancano casi di conigli, tartarughe o animali esotici lasciati senza alcuna possibilità di sopravvivere in libertà. Le cause principali sono due. La prima è la mancanza di responsabilità da parte di una parte dei proprietari. Adottare o acquistare un animale comporta un impegno di anni in termini di tempo, risorse economiche e attenzioni quotidiane. Eppure, non tutti valutano con realismo queste necessità. Così, di fronte a un trasloco, una vacanza o semplicemente alla noia di gestire un essere vivente, la soluzione diventa l’abbandono.
La seconda causa, più recente e aggravata negli ultimi anni, è di natura economica e sociale. Le difficoltà finanziarie di molte famiglie, acuite dall’aumento del costo della vita, spingono in alcuni casi a decisioni drastiche. Mantenere un cane o un gatto può costare, tra cibo, visite veterinarie e spese impreviste, anche diverse centinaia di euro l’anno. Per chi è già in bilico, un imprevisto può diventare la ragione di una rinuncia.
In Italia, l’abbandono di animali è un reato previsto dall’articolo 727 del Codice Penale, punibile con fino a un anno di reclusione e una multa tra 1.000 e 10.000 euro. Sulla carta, le pene sono severe, ma nella pratica la percezione di impunità resta alta. Senza controlli capillari e strumenti concreti per identificare rapidamente i responsabili, la legge diventa più un monito morale che un deterrente reale. Uno degli strumenti chiave per contrastare il fenomeno è, ad esempio, il microchipping obbligatorio per i cani (e in alcune regioni anche per i gatti). Tuttavia, i controlli sull’effettivo rispetto di quest’obbligo non sono ancora sistematici, e ciò rende più difficile risalire ai proprietari colpevoli di abbandono. Le associazioni chiedono da tempo un miglioramento delle anagrafi canine e feline, affinché siano integrate a livello nazionale e permettano di identificare in poche ore un animale ritrovato.
Negli ultimi anni in Abruzzo sono state avviate alcune iniziative significative. In diversi comuni, soprattutto nelle province di Teramo e L’Aquila, sono stati organizzati programmi di sterilizzazione gratuita per cani e gatti di proprietà, nel tentativo di prevenire cucciolate indesiderate e successive rinunce. Altri progetti, come le adozioni facilitate con incentivi economici o le campagne nelle scuole, mirano a creare una nuova generazione di cittadini più consapevoli.
Le associazioni locali, insieme a quelle nazionali, insistono sulla necessità di rafforzare le campagne di sensibilizzazione: non solo spot estivi, ma programmi permanenti, capaci di mantenere alta l’attenzione tutto l’anno. Il messaggio chiave è semplice ma fondamentale: un animale non è un oggetto, e non può essere “restituito” quando non serve più.
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