La bellezza dei paesaggi dei Trabocchi è a rischio. Le associazioni: “Ecco la pietra tombale”

La bellezza dei paesaggi dei Trabocchi è a rischio. Le associazioni: “Ecco la pietra tombale”
31 Lug 2025

di Sara Ramzi

Distese di ulivi e di verde circondano le strade che conducono alle porte dei Ripari di Giobbe, la nota Riserva Naturale Regionale nel comune di Ortona, in provincia di Chieti. Le case non sono molte. Le persone che frequentano la spiaggia, raggiungibile solo dopo un tratto a piedi, la scelgono proprio per la sua bellezza che, fatta qualche eccezione, è in buona parte incontaminata. E comincia centinaia di metri prima di vedere l’acqua.

Ma qualcosa potrebbe cambiare: il Comune di Ortona sta lavorando all’espansione urbana delle aree dietro i Ripari di Giobbe e Punta dell’Acquabella. La pubblicazione dei Piani Particolareggiati, online sull’albo pertorio del comune dal 28 luglio scorso, ha scatenato l’ira di associazioni e gruppi locali: “Due colate di cemento sulla costa come non se ne vedevano da anni rischiano di essere la pietra tombale per il paesaggio della Costa dei Trabocchi”. A lanciare l’allarme sono Forum H2o, Italia Nostra, Forumambientalista, Cdca, Ortona Sostenibile e San Giorgio Scuola.

“Decine di villette, strade e parcheggi, cemento e asfalto al posto dei verdi uliveti, in aree d’interesse archeologico, naturalistico, demoetnoantropologico e paesaggistico”, si legge nel comunicato. “Le zone interessate, tra le più pregiate della costa abruzzese, rischiano di essere trasformate in nuovi quartieri residenziali, a discapito di tratti di macchia mediterranea e habitat costieri di alto valore ecologico”.

Questo, nonostante sia ancora aperto un ricorso al TAR contro l’attuale Piano Regolatore Generale. Molti ulivi rischierebbero di essere spazzati via. “L’amministrazione comunale di Ortona prosegue imperterrita sulla strada della cementificazione”, tuonano le associazioni.

Ortona è nota per essere uno dei comuni abruzzesi con la percentuale di consumo di suolo più alta in regione: oltre 12% del territorio comunale, secondo i dati più recenti dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). La media nazionale si ferma al 7%, mentre quella regionale al 5%. E non sarebbe l’unico problema: il progetto di espansione urbana si inserisce in un quadro locale di crisi idrica, con continue chiusure idriche notturne estive nel teatino, e affanno dei servizi pubblici essenziali, come, ad esempio, il trattamento delle acque reflue. “Inoltre, già oggi le aree interessate da questi progetti urbanistici soffrono fenomeni di allagamento e smottamenti durante le piogge intense che si ripetono con sempre maggiore frequenza a causa dei cambiamenti climatici. È facile immaginare come ulteriori colate di cemento possano aggravare drasticamente queste criticità, aumentando il rischio idrogeologico e mettendo in pericolo l’equilibrio ambientale e la sicurezza urbana”, aggiungono.

“Si tratta di piani sciagurati che devono essere respinti al mittente, altrimenti la Costa dei Trabocchi sarà solo uno slogan vuoto che campeggerà su una distesa di cemento”, concludono le associazioni.


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