CITTÀ SANT’ANGELO – Un progetto per recuperare le funzioni ecologiche perdute e ricostituire il canneto distrutto nell’Oasi della Foce del Saline. È quanto il Comitato Via della Regione Abruzzo ha chiesto al Commissario straordinario per il dissesto idrogeologico, fissando un termine di 60 giorni per la presentazione dell’intervento.
La decisione arriva dopo l’esposto presentato dal Forum H2O, che aveva denunciato la completa rimozione di un canneto di rilevante valore naturalistico nell’ambito dei lavori effettuati nell’area.
Nel giudizio espresso nella seduta del 24 settembre, il Comitato prescrive la predisposizione di un progetto finalizzato a «recuperare le funzioni ecologiche perdute» della porzione di Oasi interessata. In particolare, viene richiesta la rinaturalizzazione e la ricostituzione del canneto su una superficie equivalente o superiore, nelle vicinanze e comunque all’interno dell’Oasi, attraverso il trapianto o l’impianto di cannuccia di palude (Phragmites australis) proveniente da popolazioni locali.
Dovrà inoltre essere assicurata la protezione dell’area ripristinata dal calpestio, dai mezzi d’opera e da ulteriori possibili disturbi fino al recupero delle sue funzioni ecologiche.
Un’area di sosta per migliaia di uccelli migratori
Secondo quanto evidenziato dal Forum H2O, il canneto si trovava all’interno di una storica Oasi di Protezione per la fauna, istituita dalla Provincia di Pescara oltre vent’anni fa e successivamente riconosciuta come area meritevole di tutela anche nel Piano Faunistico regionale.
Studi condotti negli anni, anche in ambito universitario, avrebbero documentato il valore naturalistico dell’area, uno degli ultimi lembi di vegetazione naturale presenti lungo un tratto di costa fortemente urbanizzato. Il sito costituiva un punto di sosta, riposo e alimentazione per numerose specie migratrici protette.
Particolarmente significativa la presenza delle rondini, che utilizzavano il canneto come dormitorio durante la migrazione, con concentrazioni di decine di migliaia di esemplari. Le attività di inanellamento avevano permesso di individuare anche uccelli provenienti dalla Slovenia.
Tra le specie rare o considerate a rischio osservate negli anni alla foce del Saline vengono ricordate la Pittima minore, il Falco di palude, il Forapaglie castagnolo e il Chiurlo maggiore.
Forum H2O: «Ci vorranno anni per ripristinare ciò che è stato distrutto»
A ricostruire l’iter degli interventi è Augusto De Sanctis del Forum H2O. Secondo l’associazione, il progetto originario del 2022 per la realizzazione dei nuovi argini sul Saline non prevedeva la rimozione del canneto.
La situazione sarebbe cambiata con una variante presentata nel 2025 al Comitato Via attraverso una verifica preliminare. Proprio quella variante, sostiene De Sanctis, avrebbe introdotto «la completa rimozione del canneto», senza che venissero adeguatamente considerate le caratteristiche naturalistiche dell’area.
Il Forum contesta inoltre la scelta del periodo nel quale sono stati effettuati gli interventi, coincidente con la migrazione di numerose specie.
De Sanctis ricorda come la rilevanza del canneto fosse già emersa in occasione di precedenti interventi sul territorio. Circa dieci anni fa, proprio nell’ambito delle valutazioni regionali, il progetto del ponte Delli Castelli sarebbe stato modificato per salvaguardare l’area. Anche il Piano particolareggiato della Marina di Città Sant’Angelo, sottolinea il Forum, l’aveva individuata come zona sottoposta alla massima tutela.
«Ora il Comitato Via torna sui suoi passi cercando di porre rimedio ad un’evidente sottovalutazione – afferma De Sanctis –. In queste settimane tanti amanti della natura ci hanno contattato esterrefatti per questo modo di lavorare. Certo ci vorranno diversi anni per ripristinare ciò che è stato distrutto con un’azione del tutto improvvida».
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