Alle ragazze e ai ragazzi, tra i 16 e i 21 anni, abbiamo mostrato l’esempio concreto della ricostruzione scolastica a L’Aquila. Per le scelte e le priorità decise negli anni, oggi circa 3.000 studenti sono ancora nei MUSP, moduli nati per una emergenza e diventati invece normalità; gli interventi di ricostruzione scolastica in gran parte sono non conclusi; alcuni servizi, come lo scuolabus per le medie, non sono attivati.
Ma soprattutto abbiamo mostrato i luoghi. A Porta Leoni, dove sono state abbattute case per realizzare un parcheggio, si sarebbe potuta costruire una scuola, in centro. E invece non è stata realizzata, lasciando il centro storico senza scuole. Non è mancato lo spazio: è mancata la scelta.
Abbiamo parlato di come la protesta possa diventare proposta, ad esempio raccogliendo firme per la costruzione di una scuola media, a Porta Leoni, perché non si deve attendere che qualcun altro decida al posto nostro. Abbiamo mostrato gli edifici, come la scuola Giovanni XXIII su viale Duca degli Abruzzi: strutture che un tempo erano scuole, e oggi sono ruderi ancora fermi al 2009.
Che un gruppo di ragazze e ragazzi campani scelga L’Aquila come punto di partenza per riflettere sul senso della responsabilità dice una cosa precisa: la mancata priorità della ricostruzione scolastica non è più una questione locale, è diventata una lezione nazionale: su cosa NON fare, su come NON agire.
Ringraziamo il Clan di Marigliano. Augurandogli “buona strada”, li salutiamo con una frase di Baden Powell che facciamo nostra: “lasciate un luogo migliore di come l’avete trovato”.
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