Cooperazione sociale, Di Matteo: «È un motore di sviluppo, non la ruota di scorta del welfare»

Cooperazione sociale, Di Matteo: «È un motore di sviluppo, non la ruota di scorta del welfare»
09 Lug 2026

ROMA – Si è svolto ieri, 8 luglio, nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, presso il Senato della Repubblica, il convegno “Cooperazione, promozione umana, economia sociale: il nostro vocabolario per il bene del Paese”, promosso da Ancos Unci e Unci. Un appuntamento che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo della cooperazione e delle professioni per riflettere sul ruolo dell’economia sociale quale strumento di sviluppo, inclusione e crescita dei territori.

Ad aprire i lavori è stato il presidente di Ancos Unci, Paolo Ragusa. Sono seguiti i saluti istituzionali del segretario della Presidenza del Senato Daniela Ternullo, della presidente della Federazione Regionale Unci Lazio Maria Pia Di Zitti e del presidente nazionale Unci Andrea Amico. Tra gli ospiti sono intervenuti, inoltre, il cardinale Augusto Paolo Lojudice, presidente della Conferenza Episcopale Toscana, il presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera Ugo Cappellacci, il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle periferie Alessandro Battilocchio, il vicepresidente della Commissione parlamentare sugli effetti economici e sociali della transizione demografica Giuseppe Castiglione e il deputato Davide Faraone. Le conclusioni sono state affidate alla viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci, mentre a moderare l’incontro è stato il giornalista del Messaggero Fernando Magliaro.

Tra gli interventi più significativi quello di Antonio Di Matteo, componente del Consiglio di amministrazione dell’INPS, che ha posto al centro della sua relazione il valore strategico della cooperazione sociale per il futuro del Paese.

«Siamo in una fase di partenza e non di arrivo», ha dichiarato Di Matteo, evidenziando come il Piano nazionale per l’economia sociale debba trasformarsi in un riconoscimento concreto del ruolo strategico del settore e nell’attivazione di nuove risorse pubbliche e private.

Nel corso del suo intervento, Di Matteo ha ricordato i numeri che testimoniano il peso della cooperazione sociale nell’economia italiana. Nel 2023 il comparto ha raggiunto 509.333 addetti e, pur rappresentando appena il 3,9% degli enti non profit, ha garantito il 53% dell’occupazione dell’intero settore.

«La cooperazione sociale investe sulla prossimità e sulle relazioni umane, fa crescere il capitale sociale dei territori e, al tempo stesso, genera occupazione e produce ricchezza», ha affermato, sottolineando come, a quasi trentacinque anni dalla legge che ne ha disciplinato l’attività, essa continui a rappresentare «la principale tecnologia di comunità sulla quale si regge il welfare del Paese».

Di Matteo ha quindi lanciato una proposta concreta sul fronte dell’inclusione lavorativa, chiedendo una revisione dell’articolo 4 della legge 381 del 1991 affinché tra le categorie di persone svantaggiate possano essere inserite anche le donne vittime di violenza e le vittime di sfruttamento lavorativo, caporalato e intermediazione illecita.

«Mettiamo la cooperazione sociale, non quella spuria, senza terra, ma quella della solidarietà e dei diritti, al servizio del Paese», ha dichiarato. Una modifica normativa che, secondo il componente del CdA dell’INPS, consentirebbe alle cooperative sociali di accompagnare queste persone verso una reale autonomia economica attraverso il lavoro. «Serve una piccola revisione legislativa per raggiungere un grande risultato», ha aggiunto, ricordando come lo Stato abbia già previsto strumenti di tutela per queste condizioni di fragilità e che l’intervento potrebbe essere realizzato senza nuovi oneri per la finanza pubblica.

Ampio spazio è stato dedicato anche alle nuove tecnologie. Nel suo intervento, Di Matteo ha annunciato il progetto “Cooperazione Sociale 4.0”, con l’obiettivo di portare l’intelligenza artificiale nei centri anziani, nei quartieri popolari e nelle strutture residenziali, affinché l’innovazione diventi uno strumento di inclusione e non un ulteriore fattore di disuguaglianza.

«Vogliamo insegnare alle persone, a cominciare da quelle più fragili, come governare l’algoritmo», ha spiegato, ribadendo che la trasformazione digitale deve essere guidata dai principi della dignità della persona, della solidarietà, della sussidiarietà e della giustizia sociale.

Nel concludere il suo intervento, il componente del Consiglio di amministrazione dell’INPS ha rilanciato il ruolo della cooperazione sociale come protagonista delle grandi trasformazioni del Paese.

«Proveremo a umanizzare la tecnologia. Il nostro non è solo un lavoro, ma è anche una missione. Non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene», ha concluso Di Matteo, sintetizzando il messaggio emerso dal convegno: una cooperazione sociale chiamata a essere non soltanto strumento di assistenza, ma autentico motore di sviluppo economico, innovazione e coesione sociale.


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