
Scrivo oggi perché me lo hanno chiesto amici e persone che stimo: omosessuali, transessuali, cittadini come tanti, che vivono con dignità e rispetto. Senza bisogno di autoghettizzarsi in “riserve indiane”, né di rivendicare uno status speciale in virtù dell’identità sessuale. Ieri in piazza, durante il Pride, è stato lanciato un messaggio becero e surreale: “Siamo qui perché ci avete messo ai margini della società.” Fermiamoci un attimo. Forse è il momento di smetterla con le fanfaronate da palcoscenico, buone solo a polarizzare l’opinione pubblica e a generare un clima di guerra perenne. Sapete chi è davvero ai margini della società? Chi ci si mette da solo – urlando che è giusto andare in giro nudi, che gli eccessi devono essere sdoganati ovunque, che ai bambini bisogna insegnare che “mamma e papà” non esistono, che la nostra civiltà occidentale è da buttare — salvo poi solidarizzare con regimi in cui verrebbero massacrati. E sapete dove si trova, invece, chi è omosessuale o transessuale ma vive con rispetto e normalità, senza esibizionismo? Al centro della società. Ci sono gay, lesbiche, trans che hanno aziende, che lavorano, che pagano le tasse, che vivono la propria vita con pienezza. Che hanno compagni o compagne, che vanno in palestra, al supermercato, che sorridono al prossimo. Che non chiedono privilegi, ma ogni giorno contribuiscono alla collettività. Che non rivendicano di essere migliori in quanto “diversi”, ma si distinguono per impegno, serietà, responsabilità. Sono queste persone – concrete, libere, produttive – il vero valore aggiunto della nostra società. Chi invece si dichiara “ai margini” spesso ci vuole restare. Lo fa per vittimismo sterile, scollegato dalla realtà. Perché se, in una giornata qualunque, senti il bisogno di denudarti in piazza per “affermare te stesso”, con dei bambini a un metro da te, ai margini della società ci devi restare. E non conta se sei eterosessuale, omosessuale, bianco o nero. Si chiama decenza. E chi si comporta da maiale, stia nella stalla. Il messaggio delirante di ieri è stato avallato da esponenti del Partito Democratico, che da tempo ha scelto di posizionarsi ai margini della società reale, quella fatta di famiglie, di lavoro, di responsabilità. Non credo che Armani, Dolce, Gabbana, Freddie Mercury, Elton John o Gianni Versace abbiano mai creduto alla favola dei “margini della società”. Anzi. Viva la nostra società. Viva chiunque, con sobrietà e rispetto, sceglie di esserne protagonista e non problema.

“Esprimiamo sdegno e preoccupazione per le parole usate dal consigliere Simonelli. Definire “maiali” le persone che ieri hanno sfilato pacificamente significa usare un linguaggio non consono al ruolo istituzionale che ricopre”, hanno commentato Fabrizio Giustizieri e Rosalia Tangredi. “Non è solo un’offesa volgare e gratuita, ma anche un attacco simbolico a quei valori di inclusione, rispetto e autodeterminazione che il Pride rappresenta. Ci chiediamo poi perché a pronunciarsi in modo così violento contro la manifestazione sia proprio Simonelli, che immaginiamo essere un uomo eterosessuale, perfettamente a proprio agio nel vivere pubblicamente la propria identità. Il gioco retorico di citare nomi celebri o situazioni isolate non regge. Il problema non è l’eccezione, ma la quotidianità. La discriminazione si annida nella vita dell’operaio, dell’insegnante, dell’infermiere, dello studente; la discriminazione è nella paura di una carezza, di un gesto affettuoso, di una parola detta ad alta voce”.

“Le recenti esternazioni del consigliere comunale di Avezzano Nello Simonelli sul Pride e sulle persone LGBTQIA+ non sono semplici scivoloni, ma parole gravi, offensive e del tutto inadeguate al ruolo istituzionale che ricopre, ancor più se si parla del presidente della Commissione Cultura. Ridurre un evento come il Pride, pacifico, inclusivo e fondato sul riconoscimento dei diritti, a una caricatura di parte, mistificando la sua natura e il suo significato, significa mancare completamente il punto e ignorare la storia e le ragioni di una battaglia civile che dura da decenni”, così il segretario del PD Abruzzo Daniele Marinelli con la responsabile Diritti del partito Marielisa Serone D’Alò, il senatore Michele Fina, la segretaria del PD di Avezzano Anna Paolini e del Pd provinciale dell’Aquila Stefano Albano, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci e la consigliera comunale di Avezzano Lorenza Patrizia Panei.
“Il Pride non è folklore, né provocazione. È la voce di una comunità che per troppo tempo è stata sì costretta a vivere in una riserva indiana, ai margini, a subire discriminazioni, insulti, silenzi e solitudini – incalzano i rappresentanti del PD – . È lo spazio pubblico in cui si afferma che ognuno ha diritto di esistere, amare, vivere ed essere riconosciuto senza paura. L’argomento degli “amici gay” utilizzato come giustificazione è non solo inadatto al contesto politico, ma anche sintomo di una visione arretrata e paternalistica ormai fuori tempo. Per favore, andiamo avanti, mettiamoci al passo con un mondo moderno e libero in cui c’è spazio per tutti. Non basta conoscere una persona omosessuale per comprendere davvero cosa significhi vivere in una società che fatica ancora a garantire piena dignità e diritti a tutti. Chi guida una Commissione Cultura dovrebbe promuovere comprensione, approfondimento, pluralismo e rispetto ed essere aperto a tutte le condizioni e i punti di vista, perché è questo che la cultura fa. Dovrebbe conoscere le radici e il significato internazionale di eventi come il Pride e contribuire a tradurli in azioni concrete a livello locale. Chiediamo che il consigliere faccia un passo indietro rispetto a quanto dichiarato e chieda scusa pubblicamente alle persone e alla comunità che ha offeso, non solo con le parole, ma con il messaggio che quelle parole rappresentano. Il Partito Democratico continuerà a difendere con forza i diritti civili, la libertà individuale e l’uguaglianza. E a stare accanto a chi ogni giorno combatte per essere riconosciuto. Perché i diritti non sono concessioni: sono la misura della civiltà di un Paese e l’Abruzzo, come l’Italia, ha ancora tanti passi da fare in merito, ma tanti ne ha fatti grazie allo sguardo più aperto e all’umanità di sempre più persone”.
Simonelli ribatte
“Non mi si dica che sono egocentrico, ma l’ultima volta che si sono trovati tutti d’accordo su qualcosa era il 1994: Occhetto lanciò la “gioiosa macchina da guerra” e finì asfaltato. Spoiler per i più suscettibili: questa è ironia. Lo dico prima che pubblichino l’ennesimo comunicato indignato sul fatto che “minaccio di tirar sotto gente in macchina”, magari con dieci firme e tredici bandiere. E comunque, a breve mi toccherà fare una conferenza stampa: chi non sa leggere, almeno, spero sappia ascoltare.”
L’appoggio dell’attivista Francesca Riccitelli
Il consigliere Simonelli avrebbe invece dato voce ad un pensiero condiviso da buona parte della cittadinanza secondo l’attivista Francesca Riccitelli, che ha dichiarato:
Desidero, in quanto persona transessuale che vive nel territorio marsicano, esprimere solidarietà al consigliere comunale Nello Simonelli, oggetto in questo momento di duri attacchi, per aver espresso la sua opinione sul Gay Pride tenutosi ad Avezzano sabato scorso. Ebbene, ho letto i comunicati ed i post del consigliere, e non ho trovato nessun passaggio in cui avrebbe offeso i partecipanti alla manifestazione o la comunità LGBTQ+. Noto invece una critica accesa nei confronti di alcuni comportamenti, critica peraltro da me condivisa. La critica culmina con l’inciso “chi si comporta da maiale, stia nella stalla”, con riferimento a persone che – a prescindere dall’orientamento sessuale o dall’etnia – decidono di mettere in mostra pubblicamente le proprie nudità e parti intime, non curandosi della presenza di bambini nelle vicinanze. Affermazione che mi sento di sottoscrivere, anche se non piacerà ad alcuni sostenitori del politically correct a tutti i costi, perché è responsabilità di tutti preservare la loro innocenza, di fronte ad una propaganda sempre più pervasiva, che ormai non riconosce più nessun limite morale. Sono diverse le persone omosessuali e transessuali che hanno scelto di non partecipare a questa manifestazione, anche per le istanze politiche estremiste e radicali promosse, che nulla sembrano avere a che fare con l’inclusione e molto con le derive woke e gender. Sventolare bandiere della CGIL, gridare slogan come “Avezzano, ano, ano…”, fare mostra con orgoglio di volgarità ed atteggiamenti eccessivi in pubblica piazza sono comportamenti che non fanno parte del mio modo di essere e non mi rappresentano. Sono orgogliosa di aver invece lavorato, in collaborazione con il consigliere Nello Simonelli, che desidero ancora una volta ringraziare, all’organizzazione dell’evento intitolato “Identità, verità biologica e fede: un dialogo aperto, oltre la prospettiva gender”, che ha visto la partecipazione di diversi professionisti, figure istituzionali e rappresentanti della Chiesa. È ora di smetterla con l’estremizzazione ideologica, e di sedersi intorno ad un tavolo, come abbiamo provato a fare noi venerdì scorso. Con serietà, compostezza, decoro e moderazione. Abbiamo scelto la strada del dialogo, non quella della contrapposizione e dell’insulto. Questa continuerà ad essere la mia e la nostra cifra anche in futuro.
Francesca Riccitelli
La conclusione di Lorenza Patrizia Panei
Non sfugge ai più attenti il commento di Lorenza Patrizia Panei, già Coordinatrice delle Donne Democratiche D’Abruzzo e consigliera comunale di Avezzano: “Le campagne elettorali fatevele lontano dal Pride. Respect”.

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