Il 2 giugno, liberazione degli Aquilani. Quando Braccio da Montone trovò la sconfitta e la morte

Il 2 giugno, liberazione degli Aquilani. Quando Braccio da Montone trovò la sconfitta e la morte

Aquila, il 2 giugno 1424. Due eserciti si affrontano con accanimento nella piana a sud-est della città. In campo c’è il fiore delle milizie italiane, e le squadre delle due cavallerie avversarie si battono dalla prima mattina con esiti alterni. Lo scontro sarà risolto dalla sortita delle fanterie aquilane, determinate a mettere fine a un assedio estenuante, che si protrae da più d’un anno, col suo seguito di ruberie, oltraggi, discordie, morte.

Per gli aquilani sarà la liberazione da un incubo; per il papa, Martino V, la fine di un nemico esiziale dello Stato pontificio; per la regina Giovanna d’Angiò un passo fondamentale verso il ristabilimento della pace nel Regno; per il duca di Milano un punto messo a segno nella partita contro Alfonso d’Aragona e contro Firenze.
Braccio da Montone, il più grande condottiero del Quattrocento, artefice di un audace progetto di signoria nell’Italia centrale, che avrebbe potuto imprimere una direzione inattesa alla storia della penisola, conoscerà in uno stesso punto la sconfitta e la morte.
La battaglia, la gioia della liberazione, gli scontri, le insidie e le sofferenze dei tredici mesi che l’hanno preceduta sono narrati nell’elegante prosa del Bellum braccianum Aquilae gestum di Angelo Fonticulano (+ 1503), figura di spicco di un umanesimo aquilano finora non abbastanza valorizzato, per la prima volta accessibile al pubblico dei lettori, grazie alla nuova edizione, con versione italiana a fronte e commento, a cura di Enrico Zimei, per Textus Edizioni.

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