92^ puntata

Curatolo a 1927: «Questa L’Aquila ha fame, ma non abbiamo fatto ancora niente»

30 Set 2026

«Siamo un gruppo molto umile, ci conosciamo da poco e dobbiamo lavorare tantissimo. Ancora non abbiamo fatto niente». Denis Curatolo sceglie la prudenza dopo il 2-0 con cui L’Aquila ha battuto il Teramo nel Derby del Gran Sasso. Ospite di 1927, la trasmissione di Abruzzo Sera dedicata ai rossoblù, l’attaccante classe 2004 ha raccontato la vittoria di domenica, il suo inserimento nella squadra di Andreucci e le ambizioni di un gruppo profondamente rinnovato.

Una L’Aquila più giovane e meno collaudata del Teramo, ma capace di sopperire con quelle caratteristiche sulle quali anche Sparacello aveva insistito nel dopogara: fame, sacrificio e determinazione.

«Siamo un gruppo nuovo, praticamente quasi tutti nuovi, tranne alcuni elementi che ci sono già da un paio d’anni. Abbiamo fatto una grande partita di sacrificio, sapendo che il Teramo è una squadra costruita per vincere».

Il derby e quell’assist per Sparacello

Curatolo è stato tra i protagonisti soprattutto di un primo tempo nel quale L’Aquila ha costruito diverse occasioni. Una delle più importanti è capitata proprio sui suoi piedi, con Çuli bravo a respingere d’istinto: «Faccio il movimento, impatto bene la palla, poi il portiere apre il braccio d’istinto. È stato bravo».

C’è però anche il suo contributo nell’azione dell’1-0 di Sparacello. «Gli ho dato io la palla. È stata una bella azione che parte tutta da una rimessa laterale. Entro dentro al campo, faccio un uno-due con Binotto che mi ridà la palla, poi sono stato bravo a controllarla e a imbucare Claudio, che ha fatto un gran gol».

Proprio l’intesa tra i due attaccanti è uno degli aspetti sui quali Andreucci sta lavorando nel 4-2-3-1 rossoblù. Sparacello si muove molto permettendo a Curatolo di occupare gli spazi per finire spesso vicino la porta.

«Io mi sto mettendo a disposizione del mister e della squadra. Cerco di fare più ruoli che mi vengono richiesti, anche se sono un attaccante, una punta. Con Claudio c’è affiatamento: lui si muove tanto e quando lo fa cerco di prendere un po’ il suo spazio. Diciamo che ci muoviamo bene».

Un’intesa che non riguarda soltanto Sparacello: «Ci troviamo molto bene anche con Zini, Gasperoni, Chiarella e Campagna. Siamo un bel gruppo. Più passa il tempo, più giochiamo insieme e più riusciamo a combinare qualcosa».

«I big match danno una carica in più, ma le altre sono ancora più difficili»

Il successo contro il Teramo ha inevitabilmente aumentato entusiasmo e aspettative, ma Curatolo mette in guardia proprio dal rischio di considerare le prossime partite più semplici.

«Quando giochi contro il Teramo, l’Ancona o l’Atletico Ascoli, squadre che puntano maggiormente a vincere, affronti queste partite con una carica in più. Soprattutto domenica, visto che era il derby. Poi ci sono gare in cui non c’è il big match o il grande nome e uno può rischiare di prenderle sottogamba. Invece sono proprio quelle le partite ancora più difficili da giocare».

Un concetto che porta direttamente alla prossima trasferta contro la Pietralunghese, ultima in classifica. «Dovremo fare anche lì una grande partita, forse anche più di quella contro il Teramo. Il fatto che loro siano ultimi può far pensare che possa essere più semplice, invece sono proprio queste le partite più complicate. Dobbiamo prepararci bene e arrivare pronti dando il massimo».

Anche per questo il derby, per quanto importante, deve essere già archiviato: «Il morale è alto, stiamo bene e siamo contenti. Però quando finisce la partita della domenica bisogna archiviarla e pensare subito a quella successiva. È un attimo cadere nel tranello della partita dopo».

«Non siamo i favoriti. Vogliamo arrivare più in alto possibile»

Curatolo non nasconde le qualità mostrate dall’Aquila in questo avvio, ma respinge per ora l’idea di una squadra favorita per la vittoria finale.

«Il Teramo ha una squadra che gioca insieme da due anni, l’Atletico Ascoli forse anche da più tempo, poi c’è l’Ancona. Noi lavoriamo giorno per giorno, partita per partita, sapendo che dobbiamo cercare di arrivare il più in alto possibile, mirando il più in alto possibile. Poi dove arriveremo, arriveremo».

Una squadra ancora in costruzione, dunque, ma che secondo l’attaccante possiede già alcune caratteristiche necessarie per affrontare la Serie D. Curatolo conosce bene il girone dopo l’esperienza della scorsa stagione con il Sora: «È un girone molto importante, con tante squadre forti e tante belle piazze. Bisogna stare attenti a qualsiasi squadra».

E proprio la voglia di giocare sempre in avanti può trasformarsi talvolta in un limite. Andreucci, dopo il derby, aveva parlato di una L’Aquila ancora troppo frenetica in alcuni momenti. Curatolo concorda: «Siamo molto propositivi e qualche volta bisognerebbe tenere la palla un po’ di più e rallentare i ritmi. Siamo talmente vogliosi di andare in avanti e giocare che qualche volta sbagliamo. Può essere un’arma a doppio taglio, perché perdi palla e puoi prendere una ripartenza».

Dall’Inter alla Serie C, fino all’Aquila

Classe 2004, Curatolo arriva da un percorso importante. «Ho fatto tutta la trafila delle giovanili all’Inter. Poi sono andato in prestito in Serie C: sei mesi alla Fermana e successivamente alla Pro Patria, che mi ha preso a titolo definitivo».

Dopo la retrocessione della Pro Patria è arrivato il Sora e quindi, questa estate, L’Aquila. Una piazza nella quale racconta di essersi inserito rapidamente: «Mi trovo molto bene. Il gruppo è bellissimo, poi è una bella città e si sta bene».

L’obiettivo personale resta legato a quello della squadra: «Ogni anno cerco di fare il meglio possibile, sapendo che è un campionato difficile. Mi auguro di fare l’annata migliore e spero di poter aiutare L’Aquila, insieme ai miei compagni, ad arrivare più in alto possibile».

Un’ambizione accompagnata da una caratteristica che emerge anche ascoltandolo parlare del proprio modo di stare in campo: «Io ci metto l’anima. Voglio vincere tutte le partite».

È forse questa la sintesi migliore della nuova L’Aquila raccontata da Curatolo: giovane, ancora da assemblare completamente e con tanto lavoro davanti, ma con corsa, disponibilità al sacrificio e fame. Ingredienti che sono serviti per vincere il derby e che adesso dovranno essere ritrovati anche lontano dal Gran Sasso, quando di fronte non ci sarà il Teramo e sarà molto più difficile avere bisogno di motivazioni aggiuntive.


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