Ci sono molti buoni motivi per andare a votare Elly Schlein domenica 26 febbraio da non iscritti al Partito Democratico e tanti buoni motivi che hanno spinto il Pd a renderlo possibile. Perché?
Perché abbiamo la possibilità di cambiare radicalmente il Partito Democratico che è il bisogno stesso espresso dal Pd, altrimenti perché avrebbe scelto la strada della costituente e dell’apertura? Quell’apertura è fatta apposta dunque e trova il suo senso nell’essere praticata da chi tiene alla sinistra e al centro sinistra e si pone quindi in maniera intellettualmente onesta di fronte le primarie.
Certo è possibile imbrogliare e che voti strumentalmente anche chi della sinistra non interessa niente, ma questo non vuol dire che l’apertura non sia giusta, non si possono reputare le cose sbagliate solo per paura di brogli, giusto? La verità è che questa volta il Partito democratico ha superato in quanto a democraticità, apertura e libertà – e quindi secondo me a sinistra – altre forze che si pongono ritualmente alla sua sinistra.
E’ giusto praticare l’apertura perché cosa sia il Pd non può e non deve essere un dato pre definito, per il solo fatto che non lo è.
Nato nel lontano 2007 si proponeva di fare da collante di varie aree “socialiste, democratiche e progressiste” come scritto nella suo manifesto dei valori. Sono passati sedici anni…
Il risultato che nel tempo ne è venuto fuori è stato quello di essere un soggetto sempre più confuso nella linea politica, che dopo stagioni alterne che hanno visto la segreteria anche di Bersani, in particolare da un certo momento – in particolare col renzismo – ha scelto di abbracciare le ricette liberiste e neo liberiste producendo obbrobri come il Job’s act e posizioni di centro destra come l’opposizione al reddito di cittadinanza, inquadrati in una più generale guerra ai poveri e arrivando, dopo la parentesi di Zingaretti e il Conte 1 – a un inconcepibile Draghismo oltre che a posizioni super guerrafondaie rigettate dalla stessa base. Insomma niente di più lontano dai bisogni degli ultimi che un partito di sinistra dovrebbe naturalmente rappresentare.
Il risultato è stato la debacle, il punto di non ritorno del 25 settembre con tanti voti regalati al M5S di Conte che in maniera strategica si è andato a prendere quello spazio rimasto improvvisamente vuoto a sinistra.
Ora non ci vuole un genio quindi per capire che piuttosto che una scelta di continuità, e che lo sfidante Bonaccini rappresa in tutto e per tutto, ci vuole una scelta di rottura.
Elly Schlein è la rottura. Dobbiamo ringraziarla per aver avuto il coraggio di re iscriversi al Pd, da dove era uscita e non ha militato negli ultimi più tristi anni, per farsi strumento di un cambiamento possibile insieme.
Ci può dare la possibilità di riprenderci lo spazio politico occupato da altri finora e ridare una chance unitaria e maggioritaria alla sinistra, creando un nuovo punto di riferimento che possa fungere da unione.
La pacatezza e le sfumature che dicono tutto e il suo contrario, non portano a niente, ormai è verificato, ci vuole radicalità, ci vuole una leadership femminista e giovane che possa contrapporsi a Giorgia Meloni frontalmente. Ci vuole un partito socialista, democratico e progressista per davvero, non importa che nome abbia, l’importane è che metta al primo posto la giustizia sociale e ambientale.
Che parli di ciò di cui serve parlare, come fa Schlein, ossia di lotta alla precarietà, di contratti dignitosi e dell’istituzione di un salario minimo e ovviamente di ripristino del reddito di cittadinanza, del diritto all’abitare e dell’investimento sull’ediilizia popolare e in generale di tutto ciò che è investimento in walfare e ridistribuzione delle ricchezze, quindi per la difesa strenua della sanità e l’istruzione pubblica, per la lotta alle diseguaglianze e a tutte le discriminazioni, per un futuro sostenibile all’insegna della transizione ecologica.
E’ nostro diritto occupare il Pd, far tornare dentro il maggior partito di sinistra questi temi, è stato illegittimo farli sparire piuttosto, dobbiamo ri appropriarcene, perché un partito non appartiene a nessun altro se non a chi lo partecipa, anche da indipendente se lo fa in maniera costruttiva e onesta intellettualmente.
E’ nostro dovere di uomini e donne di sinistra rispondere coraggiosamente alla chiamata, non tirarci indietro ora che c’è la possibilità di farlo tramite l’apertura concessa.
E fare di quel partito, come dice Elly, un soggetto realmente aperto, spazio in cui la base può tornare a contare e a decidere, in cui non si agisce più per cooptazione e capi bastoni/correnti, in cui i listini non sono bloccati e in cui fino a quando non cambia la legge elettorale per scegliere quei nomi verranno fatte le primarie.
La scelta di Massimo Prosperococco che ha rinnovato la tessera solo un mese fa, nel listino in appoggio alla mozione di Elly Schlein per il collegio L’Aquila e Teramo , va in questa direzione e costituisce una prima piccola concretizzazione delle parole di apertura e rinnovamento.
Sarà dura e quello di domenica è solo u passaggio, ma non possiamo tirarci indietro.
Alessandro Tettamanti
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