Rimozione della falce e martello a Montorio: “Blitz contro la memoria storica e il Codice dei beni culturali”

Rimozione della falce e martello a Montorio: “Blitz contro la memoria storica e il Codice dei beni culturali”
22 Ago 2026

Un blitz di Ferragosto che ha cancellato in poche ore quasi ottant’anni di storia, memoria e lotte per i diritti dei lavoratori. È così che la comunità di Montorio al Vomano definisce la rimozione dello storico manufatto in ferro battuto raffigurante la falce e il martello, collocato fin dal secondo dopoguerra sul muro di contenimento lungo il fiume Vomano. L’operazione, giustificata dall’amministrazione guidata dal sindaco Fabio Altitonante come un intervento d’urgenza dettato da esigenze di mitigazione del rischio idrogeologico e da una presunta pericolosità per l’incolumità pubblica, ha scatenato una durissima bufera politica e culturale. Per un’ampia parte della cittadinanza e per le forze d’opposizione, la decisione di smantellare l’opera non ha nulla a che vedere con la sicurezza urbana, rivelandosi piuttosto un atto miope diretto a colpire al cuore l’identità antifascista, sindacale e operaia del territorio. La contestazione, tuttavia, non si limita all’aspetto simbolico e morale, ma investe direttamente la legittimità procedurale dell’atto esecutivo. Il gruppo consiliare di opposizione Visione Comune ha infatti sollevato gravissimi dubbi sul rispetto delle normative nazionali, ricordando come il manufatto rientri a pieni diritti nella tutela garantita dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Trattandosi di un bene pubblico della collettività risalente a oltre mezzo secolo fa, essendo stato issato per la prima volta nel 1948 e fissato sulla parete a metà degli anni Cinquanta, sulla struttura scatta automaticamente la presunzione di interesse culturale stabilita dalla legge. L’articolo 21 del Codice vieta in modo perentorio di demolire, spostare, modificare o restaurare il bene senza il preventivo via libera formale della Soprintendenza competente. Gli amministratori e gli esponenti dell’opposizione esigono quindi che il primo cittadino chiarisca immediatamente se sia stata presentata e approvata una formale relazione tecnica prima dello smantellamento, se sussista una reale autorizzazione della Soprintendenza e quali siano le garanzie sul luogo di conservazione di un bene che non può essere alterato né decontestualizzato. Capace di resistere per decenni a intemperie e terremoti, l’opera rappresenta una preziosa testimonianza etnoantropologica dell’alleanza tra contadini e operai, custodendo il ricordo degli scioperi e delle battaglie sociali legate anche alla figura del partigiano Ercole Vincenzo Orsini. Come evidenziato anche dall’ex sindaco Gianni Di Centa, dall’Anpi e dal Partito Democratico, l’intervento rischia di cancellare una memoria collettiva che appartiene all’intera città, riducendo un simbolo di riscatto a un mero problema di decoro pubblico. Mentre sul muro del lungofiume rimane ormai soltanto l’ombra sagomata del monumento, la comunità montoriese chiede a gran voce il rispetto delle regole e il riposizionamento dell’opera nella sua collocazione originale.


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