Nuovo Basket Aquilano, Paolo Nardecchia a tutto campo: “Stagione favolosa. Orgogliosi del nostro settore giovanile”

Nuovo Basket Aquilano, Paolo Nardecchia a tutto campo: “Stagione favolosa. Orgogliosi del nostro settore giovanile”
10 Giu 2023

di Fabio Pelini

Il pubblico è stato il nostro sesto uomo in campo, trascinandoci alla conquista della serie B, ma la nostra soddisfazione più grande sono gli oltre 200 ragazze e ragazzi che gravitano settimanalmente intorno al PalaAngeli. Ne siamo orgogliosi e rappresenta il nostro principale punto di forza”.

Parole e pensieri di Paolo Nardecchia, 59 anni, direttore tecnico del Nuovo Basket Aquilano, reduce da un’entusiasmante promozione in serie B che ha galvanizzato l’intera città e continua a far sognare gli appassionati. Lo abbiamo incontrato a margine della festa che annualmente, a fine stagione, il Nuovo Basket Aquilano organizza con tutti i suoi tesserati per i saluti prima della pausa estiva. Con Nardecchia abbiamo tracciato un bilancio della stagione appena conclusa e parlato degli obiettivi futuri della società. L’occasione è stata ghiotta, però, per compiere un salto nel passato, in un ideale passaggio del testimone tra la vecchia società dell’Aquila Basket e il nuovo corso NBA, raccontato da chi custodisce la memoria storica di una vicenda recente, ma già densa di risultati e gratificazioni.

Il Nuovo basket aquilano nasce nella stagione 1995/96 con l’obiettivo di creare un settore giovanile da affiancare alla prima squadra della vecchia L’Aquila basket – ha esordito Nardecchia, abbandonandosi al flusso dei ricordi. Erano due associazioni che lavoravano su due piani differenti, ma che interagivano ed erano complementari. La svolta si ebbe nel 2009/2010, la prima stagione dopo il sisma: è stata quella in cui abbiamo separato le nostre strade per vedute differenti sul futuro.

Il trauma del sisma, che ha segnato per la città un prima e un dopo, ha rappresentato dunque uno spartiacque anche per voi: con quali ambizioni cominciaste quella avventura?

Volevamo rafforzare la nostra presenza sul territorio, tanto più in quei momenti drammatici di disagio sociale, tanto fisico quanto psicologico, e lo sport è sempre un canale privilegiato per supportare i ragazzi. Un’idea che già avevamo maturato si è rafforzata proprio dopo il trauma del terremoto: costruire un luogo che diventasse un punto di riferimento per i giovani di questa città è diventata la nostra mission. Oggi possiamo dirci soddisfatti di quel percorso. Abbiamo costruito una scuola di minibasket che avvicina al nostro sport bambini dai 5 anni in su e possiamo fare affidamento su un settore giovanile che dall’under 12 all’under 19 partecipa a tutti i campionati federali. Si pensi che il roster della prima squadra è formato da 9 atleti (su 14) che provengono dal settore giovanile. Tutto questo per noi è motivo di grande orgoglio: gli atleti che arrivano in prima squadra sono in larga parte cresciuti con noi e questo spiega il grande senso di appartenenza che anche nella stagione appena conclusa ha confermato un punto fermo: il fattore identitario rappresenta il nostro marchio di fabbrica. Siamo un unicum in tal senso, anche a livello nazionale: sono pochissime le società in Italia che possono vantare un travaso quasi integrale dal settore giovanile alla prima squadra.

D’altra parte, è sufficiente assistere agli allenamenti di una qualunque under per scoprire un ambiente accogliente, dove si lavora con gioia e senza esasperazioni di sorta. Più delle parole, però, conta l’esempio: il coach Nardecchia ha una lunga esperienza a contatto con i ragazzi. Istruttore di lungo corso, docente di sostegno nella scuola media e attivo in tanti progetti scolastici, è anche fresco di una seconda laurea in pedagogia, dove ha indagato nella sua tesi gli aspetti di inclusione e interculturalità presenti nella scuola e nello sport. Insomma, niente di improvvisato, la pratica che si mescola virtuosamente alla teoria.

Vincere piace a tutti, è indubbio, ma non è il nostro primo obiettivo. La nostra mission è non perdere mai di vista i valori dell’educazione, del rispetto, del fair play, convinti come siamo che si può fare del sano agonismo senza esasperare gli animi. Ai ragazzi, dai più piccoli ai più grandi, cerchiamo di trasmettere l’idea che i risultati sono importanti, ma i valori alla base dello sport vengono prima di tutto e, insieme alla scuola, sono fondamentali per la crescita individuale e collettiva. A ragazzi impegnati nello studio, oltre che in palestra con noi, proviamo a far passare l’idea che con organizzazione e dedizione si possono portare avanti impegni diversi. I ragazzi respirano questo clima e questi valori.

Grazie ad un grande lavoro di anni sul settore giovanile avete formato una prima squadra quasi integralmente aquilana. Da quale categoria siete partiti?

Ci iscrivemmo alla C silver, che poi, con la riforma dei campionati, è diventata C gold, nella quale abbiamo militato per molti anni. Fino alla storica promozione in B di quest’anno.

Una promozione attesa da trent’anni, visto che l’ultima esperienza della pallacanestro aquilana nella cadetteria risale agli anni Novanta, in serie B2, raggiunta nel 1992/93 e conservata per 4 stagioni: nell’allora L’Aquila basket militava un certo Paolo Nardecchia. Che effetto ti ha fatto riassaporare la serie B, seppur in altro ruolo e quanto credevate nel successo finale?

E’ stata una vittoria emozionante, ma che è maturata nel tempo. Per quest’anno l’obiettivo era condurre un campionato di vertice, tarato sulle possibilità della squadra, con l’ambizione di riuscire a dare sempre il massimo, ma con la consapevolezza che poi si può perdere per un punto o per un fischio arbitrale in un senso piuttosto che nell’altro. La nostra serenità, probabilmente, deriva proprio da questa consapevolezza.

Durante i play off, la vicenda relativa all’allontanamento di coach Zubiran poteva lasciar presagire un finale di stagione amaro per i biancoblù, come spesso avviene in situazioni analoghe. Stavolta, invece, c’è stato il lieto fine.

Il rapporto tra il coach e il gruppo si era deteriorato nel corso del tempo. E ’un dato di fatto e riconoscerlo aiuta a non dover cercare responsabilità individuali o capri espiatori. Sapevamo che c’era il rischio dietro l’angolo di dissipare ai play off il patrimonio costruito nel corso della stagione. Nonostante questo, il gruppo ha giocato dando sempre il 100% con grande serietà professionale. Siamo orgogliosi come società di constatare di aver scelto non solo ottimi atleti ma persone vere, che sono scese in campo sempre motivate a dare il massimo per la maglia, la società e il pubblico. Attenzione, non è affatto scontato: chi pratica sport a livello agonistico sa bene che a volte, in casi del genere, si può essere portati inconsapevolmente a remare contro. Invece abbiamo scritto un’altra storia e aver condiviso questa gioia con il nostro pubblico è stata la soddisfazione più grande.

Ora, la serie B. Con quali prospettive?

E’ stato un ottimo gruppo che ha dato dimostrazione di serietà e professionalità. Ripartiremo da loro. Certo, dovremo attrezzarci per il salto di categoria e qualche innesto ci sarà, abbiamo cominciato a ragionarci. Abbiamo cinque giocatori che vengono da fuori e non sono cresciuti nel vivaio: il playmaker uruguaiano Marcelo Nessi, l’ala Aldo Gatta arrivato a metà stagione, il pivot Michele D’Ambrosio, il centro italo-argentino Patricio Cicivè, l’ala italo-argentina Leo Cecchi. Tra loro ci saranno almeno 2 o 3 conferme. Una è quella di Cecchi, formalizzata proprio in questi giorni.

Matteo Gioia è stato un ottimo traghettatore: sarà confermato alla guida della squadra o ci sarà un nuovo coach?

Matteo ha dimostrato un attaccamento enorme alla squadra e alla società e ha portato a termine un ottimo lavoro. Continuerà a darci una mano, ma per i suoi impegni lavorativi non potrebbe seguire la squadra con continuità. Ci sarà un nuovo coach entro giugno.

Quale obiettivo ti senti di poter indicare ai tanti appassionati?

La B è un campionato nuovo che ti mette di fronte a delle incognite. La prima è che non sappiamo ancora in quale girone capiteremo. Quel che è certo è che ci saranno le quattro formazioni abruzzesi e il sodalizio molisano: Teramo basket e Pescara basket, scese dalla B1, Roseto 20.20, Amatori Pescara e New Fortitudo Isernia. Il girone dovrebbe essere da dodici squadre, ma bisogna capire se saremo unite al Lazio, alle Marche, all’Umbria. Da neopromossa, l’obiettivo è naturalmente conservare la categoria, almeno per il primo anno. Tuttavia, se riusciremo a mantenere questo livello di entusiasmo e di coesione, potremo ambire anche a qualcosa di più.

Dicevamo del pubblico: il suo entusiasmo è stato travolgente e il PalaAngeli in ogni partita casalinga si è mostrato traboccante di entusiasmo. La B però porta necessariamente a confrontarsi con realtà più grandi e l’impianto attuale non è attrezzato per una categoria superiore. Cosa bolle in pentola?

Sì, ci stiamo lavorando. C’è un progetto di ampliamento dell’impianto che però presumibilmente non sarà pronto prima della stagione 2024/2025. In realtà sarà una struttura costruita ex novo accanto all’impianto attuale. Il prossimo campionato si disputerà ancora al PalaAngeli, il regolamento ce lo consente. Infatti, di solito con il salto di categoria, la federazione concede un anno di deroga per adeguarsi ai nuovi standard. La nuova struttura ci permetterà inoltre di curare meglio l’enorme ricchezza del nostro settore giovanile.

La foto di gruppo in occasione della consueta festa di fine stagione al PalaAngeli


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