Certe storie sembrano scritte da una sceneggiatura cinematografica. C’era una volta un ragazzo di Borgomanero, scaricato a 14 anni dal settore giovanile della Juventus e costretto a ripartire dalla Serie C con il Gozzano. Ieri sera, quel ragazzo di 22 anni ha zittito ogni scetticismo, prendendosi la fascia destra della Nazionale maggiore e bagnando il suo esordio assoluto con un gol pesantissimo nel 4-1 con cui l’Italia ha travolto la Turchia in Nations League.
Prima del 28 settembre 2026, la Nazionale lo aveva quasi ignorato. Nemmeno le lusinghe della federcalcio nigeriana (paese d’origine dei genitori) erano riuscite a scalfire la sua fede azzurra: “Ho fatto tutta la trafila nelle giovanili, ho sempre considerato un onore essere parte di questa Nazionale”, aveva raccontato. E quando l’occasione è arrivata, sfruttando al meglio la chance concessa nello scacchiere tattico, Kayode non ha fallito.
La scalata di Michael è un inno alla resilienza. Dopo lo stop juventino e l’esperienza formativa a Gozzano sotto l’ala di Antonio Soda, la chiamata della Fiorentina e l’esplosione definitiva. Quindi il grande salto in Inghilterra, direzione Brentford, dove in pochissimo tempo si è imposto come uno dei terzini più dinamici e fisici della Premier League grazie a una falcata devastante e a una spiccata propensione offensiva (eredità dei suoi trascorsi giovanili da ala destra).
Nel trionfo di ieri c’è anche un cerchio che si chiude. Ad esultare tra i primi dalla panchina c’era Alberto Bollini, vice commissario tecnico ed ex Ct di quell’Under 19 che nel 2022 vinse gli Europei proprio grazie a un gol di Kayode in finale contro il Portogallo.
Contro la Turchia, oltre al gol del momentaneo 3-0 arrivato su assist di Pio Esposito, il laterale ha ispirato anche la rete di Frattesi e sfiorato più volte la doppietta, impressionando per personalità, diagonali difensive e famose rimesse laterali dalla gittata “rugbistica”. Per un’Italia che ha bisogno di freschezza, gamba e fame internazionale, la fascia destra ha finalmente trovato il suo padrone. E, come mormorano in molti dopo la notte di Istanbul, questo è solo l’inizio.
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