l Paris Saint-Germain si conferma sul tetto d’Europa conquistando la sua seconda Champions League consecutiva nella notte di Budapest. Contro un Arsenal solido e reduce dal trionfo in Premier League, i francesi rimontano lo svantaggio iniziale firmato da Kai Havertz grazie a un calcio di rigore di Ousmane Dembélé nel secondo tempo. Dopo una battaglia di centoventi minuti terminata sul punteggio di uno a uno, sono i tiri dal dischetto a premiare la squadra di Luis Enrique per quattro a tre, complice l’errore decisivo del difensore dei Gunners, Gabriel Magalhães, che spedisce alto l’ultimo penalty.
La notte della Puskás Aréna di Budapest consacra definitivamente il nuovo ciclo europeo del Paris Saint-Germain. Nella finale della UEFA Champions League, la formazione guidata da Luis Enrique bissa il successo dell’anno precedente superando l’Arsenal ai calci di rigore, al termine di una partita intensa, tattica e specchio fedele del calcio continentale moderno. Per i francesi si tratta del secondo titolo consecutivo nella massima competizione europea, un traguardo che li inserisce nell’élite storica del torneo insieme a pochissimi club capaci di difendere la coppa nell’era contemporanea. Per l’Arsenal di Mikel Arteta, invece, la maledizione europea continua a vent’anni esatti dalla dolorosa finale persa a Parigi contro il Barcellona.
L’avvio di gara favorisce nettamente i Gunners, freschi vincitori del campionato inglese e arrivati in Ungheria con una striscia difensiva quasi impeccabile. Bastano infatti appena cinque minuti sul cronometro per rompere l’equilibrio del match. Un rimpallo a centrocampo spalanca una prateria centrale per Kai Havertz, abile a raccogliere l’invito di Leandro Trossard, a inserirsi alle spalle della retroguardia parigina e a battere il portiere Matvey Safonov con un sinistro potente e preciso sotto la traversa. Colpito a freddo, il Paris Saint-Germain impiega l’intero primo tempo a ritrovare le giuste distanze sul terreno di gioco, scontrandosi ripetutamente contro il muro difensivo eretto da William Saliba e Gabriel Magalhães. Le conclusioni dalla distanza di Fabián Ruiz e le folate laterali di Ousmane Dembélé producono solo una fitta serie di calci d’angolo e una sensazione di costante pressione che però non spaventa l’attento David Raya prima dell’intervallo.
La ripresa mette in mostra la capacità di reazione e la profondità tecnica della rosa parigina, ridisegnata negli ultimi anni attorno a giovani talenti come Désiré Doué e Khvicha Kvaratskhelia. Proprio il fuoriclasse georgiano sale in cattedra superata l’ora di gioco. Una fitta combinazione nello stretto sulla corsia sinistra disorienta la retroguardia londinese, costringendo il difensore Cristhian Mosquera al fallo da rigore all’interno dell’area di rigore. Dal dischetto si presenta Ousmane Dembélé, che mantiene la calma glaciale necessaria per spiazzare il portiere avversario e firmare il pareggio. Il gol rinvigorisce i campioni in carica, che sfiorano il raddoppio pochi minuti più tardi ancora con Kvaratskhelia, il cui tiro cross si stampa sul palo a Raya battuto.
Le sostituzioni operate dai due allenatori nei minuti finali della seconda frazione di gioco testimoniano la volontà di evitare i tempi supplementari, ma la stanchezza e il timore di commettere un errore fatale congelano il punteggio sull’uno a uno fino al novantesimo minuto. Anche la mezz’ora di extratime vive di fiammate improvvise e forti tensioni agonistiche, tra cui una vibrante protesta dell’Arsenal per un presunto contatto in area parigina tra Noni Madueke e Nuno Mendes, giudicato però regolare dal direttore di gara tedesco Daniel Siebert. Un tentativo dalla distanza del subentrato Viktor Gyökeres, deviato in angolo dalla difesa francese, rappresenta l’ultimo brivido prima del fischio finale.
La lotteria dei calci di rigore si trasforma in un dramma sportivo sotto il cielo di Budapest. L’Arsenal trema per primo con l’errore del trequartista Eberechi Eze, il cui tiro termina a lato della porta francese. Il Paris Saint-Germain non ne approfitta subito a causa della parata di David Raya sul tentativo di Nuno Mendes, ristabilendo una parità che prosegue fino al quinto e decisivo sesto tiro della serie. Dopo la trasformazione centrale del difensore parigino Lucas Beraldo, la pressione si sposta interamente sulle spalle di Gabriel Magalhães. Il centrale brasiliano dei Gunners impatta male la sfera, calciando nettamente sopra la traversa e dando il via alla festa dei tifosi francesi accorsi in Ungheria. Luis Enrique conquista così la sua terza Champions League personale da allenatore, confermando la bontà di un progetto tecnico collettivo che ha saputo superare l’era delle singole stelle per trasformarsi in una macchina da vittoria solida ed efficiente.
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