Sull’esito negativo del vertice svoltosi ieri mattina presso la Prefettura dell’Aquila sulla vertenza dei lavoratori della Vivenda S.p.A., la società che gestisce il servizio di refezione scolastica per conto del Comune dell’Aquila, abbiamo ascoltato il sindacalista Andrea Frasca, segretario generale della Filcams Cgil dell’Aquila.
Di Nunzia Masci
L’incontro urgente, richiesto con forza dal sindacato a seguito della proclamazione dello stato di agitazione e dell’attivazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione, ha visto la partecipazione del Prefetto Vito Cosumano, degli esponenti dell’amministrazione comunale Vito Colonna ed Emanuela Tursini, della dirigente delle politiche sociali Daniela Rossini, del direttore generale dell’Usr Abruzzo Massimiliano Nardocci, del direttore provinciale dell’Aquila Pierangelo Trippitelli, della direttrice dell’Inps Vittoriana Saltarelli e dei vertici aziendali.
A tracciare il bilancio del confronto è proprio Frasca, che mette subito in chiaro la posizione del sindacato: “Da questo primo incontro siamo usciti con un esito negativo e d’altro canto non ci aspettavamo una soluzione con la bacchetta magica. C’è, però, un aspetto positivo che ci preme sottolineare: su mia sollecitazione, il Prefetto ha stabilito che venga istituito a breve un tavolo tecnico a cui dovranno necessariamente prendere parte oltre che il Comune anche le istituzioni scolastiche direttamente interessate, ieri assenti. Sicuramente presente il settore scuola con i dirigenti degli Uffici scolastici, ma senza una contezza reale della situazione nei singoli plessi”.
Il tavolo, pur infruttuoso nell’immediato, ha così delineato una prospettiva da seguire operativa, divisa in due distinti percorsi: la sicurezza sul lavoro durante la consegna dei pasti nei vari plessi e la grave emergenza salariale legata alla pausa estiva dei circa 150 lavoratori coinvolti.
Sul fronte della sicurezza, la vertenza affonda le radici nella tragica vicenda del 18 maggio 2022, quando un’automobile travolse sei bambini nel giardino dell’asilo “Primo Maggio”, causando la morte del piccolo Tommaso D’Agostino. All’indomani del dramma, le scuole adottarono giustamente severe restrizioni per vietare l’accesso ai mezzi a motore all’interno dei cortili, a tutela dei piccoli alunni. Un’iniziativa mai messa in discussione dal sindacato, ma che nel tempo ha finito per traslare il fattore di rischio all’esterno dei cancelli: dove gli automezzi non possono accedere, gli addetti della Vivenda sono costretti a scaricare i furgoni in mezzo alla strada urbana, tra il traffico e la movimentazione manuale dei carichi, esponendosi a evidenti pericoli.
Nonostante la revisione dei documenti per a sicurezza sul lavoro (DUVRI) condotta dal Comune dell’Aquila e l’adeguamento di diversi ingressi tramite segnaletica e delimitazioni, la situazione sul territorio resta fortemente disomogenea. Come evidenzia Frasca, “molto è stato già fatto in seguito alle nostre sollecitazioni e con il supporto del Comune, ma per altre scuole di primaria e infanzia, tra cui la De Amicis, il Torrione, la Gianni Di Genova, la Celestino V, Sassa, si è ancora lontani dalla soluzione. Le soluzioni tecniche erano già state trovate, ma necessitavano di un dialogo costante con l’Istituzione”.
Il segretario generale della Filcams rimarca come la tutela dell’incolumità debba essere garantita a tutti gli operatori senza distinzioni: “Il Prefetto ha ribadito che la sicurezza rappresenta la priorità. Resta il fatto che, se in alcune scuole non facendo entrare l’operatore della Vivenda per lo scarico dei pasti il rischio di incidenti per bambini e personale è pari a zero, per gli operatori che devono scaricare a volte fuori dai cancelli in mezzo alla strada urbana, rappresenta un rischio notevole”.
Resta aperta e del tutto irrisolta anche la partita del reddito e degli ammortizzatori sociali. Gli oltre 150 addetti alle mense, con retribuzioni già molto contenute che spesso si attestano intorno ai 500 euro mensili, affrontano ogni anno una sospensione forzata delle attività in corrispondenza della chiusura estiva delle scuole, indicativamente dal 10 giugno al 15 settembre. In questo trimestre, pur rimanendo formalmente in essere il contratto di lavoro, i dipendenti rimangono privi sia di stipendio sia della possibilità di accedere alla NASpI o ad altri sostegni ordinari al reddito, versando in condizioni di grave fragilità economica peggiorate dall’aumento del costo della vita. A questo si aggiunge la criticità legata alla fruizione delle ferie, che non viene riconosciuta durante la pausa didattica.
Durante l’incontro in Prefettura, svolto alla presenza della direzione provinciale dell’Inps, è stata valutata l’ipotesi di un ampliamento di alcuni servizi comunali durante il periodo estivo per dare continuità occupazionale. Inoltre, aggiunge Frasca, “il Prefetto ha invitato a valutare anche la questione a livello regionale, per provare a capire se anche la Regione possa intervenire nel trovare una soluzione a questa emergenza salariale”, un’opzione che potrebbe tradursi nell’accesso a specifici fondi europei dedicati. Gli incontri promossi dalla Prefettura proseguiranno dunque su questi due binari distinti, uno sulla sicurezza e l’altro sulle tutele retributive, con l’obiettivo di raggiungere una intesa definitiva ed evitare la proclamazione di scioperi o altre forme di mobilitazione.
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