Red
La protesta per il diritto alla salute si sposta sul marciapiede, assumendo i contorni di una resistenza civile che scuote le istituzioni del Centro Italia. Piero Castrataro, sindaco di Isernia, ha scelto di passare la notte all’interno di una piccola tenda montata proprio davanti all’ingresso dell’ospedale “Veneziale”. Un gesto simbolico ma di estrema concretezza, volto a denunciare lo svuotamento progressivo di un presidio sanitario che negli anni è stato privato di reparti vitali e che oggi si trova sull’orlo di un collasso funzionale definitivo.
Al centro della mobilitazione c’è il rischio imminente di perdere i servizi essenziali di cura e assistenza, una minaccia alimentata dai continui tagli alla spesa pubblica e da una carenza di personale medico che ha assunto i tratti di una vera emergenza nazionale. Nel piccolo Molise, questa criticità tocca vertici drammatici: il ricorso a professionisti provenienti dal Venezuela e da Cuba, pur rappresentando un tentativo di arginare il vuoto negli organici, si sta rivelando una soluzione parziale e insufficiente a garantire la stabilità di un sistema ormai logoro.
La battaglia di Castrataro non parla solo alla comunità molisana, ma interroga direttamente anche la politica abruzzese e le dinamiche sociali delle nostre aree interne, dove il diritto costituzionale alla salute appare sempre più subordinato a logiche di bilancio. Il presidio davanti al Veneziale diventa così lo specchio di una sofferenza territoriale diffusa, un tema che merita un’analisi profonda anche nelle sedi del dibattito politico e sociale che la nostra testata segue quotidianamente. La tenda del primo cittadino resta lì, a ricordare che senza presidi sanitari efficienti non può esserci futuro per le comunità locali.
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