Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di Pierpaolo Pietrucci (Partito Democratico)
Ha ragione Massimo Prosperococco che ieri ha commentato sui social il blackout della rete Vodafone che ha interessato gran parte del Centro Italia, comprese importanti città, e che si è risolto solo questa notte.
Il guasto causato dal maltempo ha generato un caos nelle comunicazioni strategiche e vitali. Il fastidio che abbiamo subìto noi come semplici utenti per dover rinunciare a telefonate e messaggi è l’ultimo dei problemi. Siamo stati un giorno intero senza telefono: è stato scomodo, fastidioso, ma – si potrebbe dire – pazienza, sono cose che capitano.
La realtà è che si è evidenziato un vulnus gravissimo.
Ormai l’intera società dipende dai collegamenti cibernetici e se un black out casuale e naturale dovuto al maltempo ha potuto mandare in crisi sistemi sofisticati ed essenziali a partire dalla sanità e dalla pubblica amministrazione, non è immaginabile cosa accadrebbe di fronte a disastri più gravi o attentati: d’altra parte, ormai, tutti i racconti distopici ipotizzano che le catastrofi possano accadere o essere generate dal blocco dei sistemi informatici che comandano treni, navi, aerei, metropolitane, sistemi sanitari, procedure di allerta e soccorso.
Ed è gravissimo che una grande azienda come Vodafone non abbia un sistema sostitutivo in grado di intervenire per supplire al guasto del sistema principale.
Ma soprattutto – e questo riguarda lo scenario politico dell’oggi – affidare le comunicazioni strategiche, comprese quelle satellitari, interamente a soggetti privati, come l’Italia vuol fare consegnando a Starlink di Elon Musk la gestione del nostro intero sistema è una scelta che ci espone a rischi gravissimi: chi garantisce l’affidabilità delle infrastrutture strategiche per le comunicazioni nel nostro Paese?
Non è solo un problema tecnologico. È un tema di sicurezza, di tutela dei diritti digitali dei cittadini e di continuità istituzionale. Serve un ripensamento serio e urgente italiano ed europeo delle policy sulle infrastrutture critiche, delle regole sulla ridondanza dei sistemi e più in generale sul concetto di indipendenza tecnologica.
Per questo il programma Rearm dell’Unione Europea è del tutto sbagliato: perché decide di investire 800 miliardi di euro nell’acquisto di sistemi d’arma (e ogni paese compra i suoi, mica si realizza una difesa comune e coordinata europea!) invece di progettare una vera sicurezza, legata a politiche internazionali, diplomazia, strategie energetiche, sviluppo sostenibile, sicurezza comune e nuovi scenari di ricerca, sviluppo e realizzazione di tecnologie digitali innanzitutto al servizio dei diritti sociali e primari dei cittadini (comunicazioni, sanità, trasporti, educazione, assistenza).
Una politica europea di pace, realistica e ambiziosa, che renda l’Europa protagonista del mondo.
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