Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di Gianni Padovani e Enrico Verini
Siamo veramente stupiti della polemica alzata dal Rettore sull’Interrogazione firmata da cinque consiglieri comunali, avente ad oggetto la mancata ricostruzione dell’ex San Salvatore e più in generale la mancata sistemazione della maggior parte degli immobili Univaq. Come ribadito dalla nota di ieri del “Passo possibile”, l’interrogazione vuole soltanto chiarimenti sulla situazione ed è un invito al Sindaco ad occuparsi della questione, strategica per il futuro della Città.
Ricordiamo pure al Magnifico che i Consiglieri eletti, componenti della massima assise democratica della Città, hanno il diritto (ma soprattutto il dovere) costituzionalmente garantito di chiedere ogni informazione utile all’espletamento del proprio mandato che, per definizione, è libero di spaziare su ogni argomento che contempli un interesse generale.
In democrazia funziona così e ci stupiamo sempre quando qualcuno contesta le libertà democratiche, soprattutto se appartenente a quella classe intellettuale che dovrebbe apprezzarne il senso più profondo.
Francamente, e lo scriviamo con dispiacere, abbiamo trovato piuttosto mortificanti i toni utilizzati dal Rettore nel risponderci; mortificanti, però, non per noi, abituati alle asprezze della politica, ma semmai per l’istituzione che rappresenta…rimpiangiamo personalità come Schippa, Bignardi e altri, la loro autorevolezza e la loro classe; siamo certi che loro non avrebbero risposto in questa maniera.
Soltanto dopo la nostra interrogazione, ne prendiamo atto, Univaq ha iniziato a rendere trasparenti i motivi dello “stop” del cantiere del San Salvatore, anche se ci sono sembrati francamente deboli dal punto di vista tecnico.
Fatta questa precisazione andiamo al punto cruciale: dopo 16 anni dal terremoto l’Università ha mostrato una capacità di ricostruzione che è sotto gli occhi di tutti; sulla ricostruzione dell’ex San Salvatore siamo a zero, esattamente come il giorno dopo il sisma.
Nella nostra interrogazione sottolineiamo, come ricordato dal “Passo possibile”, che il Comune sarebbe dovuto intervenire già da tempo a fronte delle difficoltà di Univaq nel ricostruire importanti immobili in pieno centro storico: zona San Salvatore, Via Verdi, Via Roma, Via Cascina dove tutto è ancora maceria.
Alesse ha aspettato oggi per presentare i programmi di ricostruzione, il giorno prima della data di elezione del nuovo Rettore (ma noi che a differenza sua non siamo maliziosi, siamo comunque contenti che lo abbia fatto e non pensiamo che sia stata strumentale la scelta).
Ha annunciato di aver presentato al CIPESS una nuova programmazione per le annualità 2025/27, che aggiorna il precedente piano di finanziamento.
A spanne, se tutto dovesse andare bene, diciamo che la ricostruzione terminerà tra 10 anni, quindi oltre un quarto di secolo dopo il sisma; nel frattempo, ragazzi nati all’Aquila dopo il terremoto, avranno tutta la possibilità di crescere e di laurearsi senza averlo potuto fare in strutture adeguate nella nostra città. Magari ne approfitteranno i loro figli.
Abbiamo comunque oggi appreso che l’università non ha “rimandato i soldi indietro”; è vero, non li ha rimandati indietro, ma si è limitata a non “mandarli avanti”: dopo lo stanziamento di 4 milioni per progettare le opere di riqualificazione, infatti, l’università avrebbe dovuto chiedere al CIPESS gli stanziamenti necessari per le lavorazioni dei primi lotti previsti, avendo comunque a disposizione 120 milioni di euro già pronti. Lo ha fatto? O pensa che il denaro arrivi per iniziativa romana, senza alcun ruolo attivo del beneficiario?
A inizio anno, più precisamente il 25 gennaio, nel corso di un convegno in cui erano presenti anche l’università e il provveditorato alle opere pubbliche, si parlò anche dei lavori di riqualificazione dell’ex ospedale San Salvatore annunciando gli imminenti (all’epoca) bandi per iniziare i lavori; a nessuno venne in mente in quel momento che prima del bando andava richiesta la cifra necessaria (già disponibile dal 2017)? No? Incredibile…
La verità è che i ritardi nella ricostruzione universitaria sono oggettivamente inaccettabili, e con lo strumento legittimo dell’interrogazione, chiediamo al Comune di intervenire, con spirito costruttivo, perché la governance Univaq ha avuto molti problemi nel mettere a terra le opere e siccome la nostra università rappresenta un valore collettivo, vogliamo dare una mano.
Ai consiglieri comunali ed agli aquilani importa che Univaq abbia sedi accoglienti e funzionali, perché l’Università è il cuore della Città. Importa questo come importa che alla ripresa delle lezioni autunnali, 800 ragazzi di economia, ed i loro docenti, saranno stipati come le sardine dentro uno spazio rimediato, a San Basilio, senza parcheggi, senza servizi (anche questo abbiamo scritto pochi mesi fa…su questo Alesse non ha inteso dire nulla però).
Infine è giusto precisare che non era nostra e non è assolutamente nostra intenzione entrare nelle dinamiche della politica universitaria.
Per quanto ci riguarda auguriamo a tutti i candidati le migliori fortune, sperando veramente che il nuovo corso rappresenti una svolta nelle politiche per la ricostruzione urbana, perché nei sei anni appena trascorsi poco o nulla è cambiato.
Non è polemica, ma purtroppo un dato di fatto.
Speriamo vivamente che questa sia la prima priorità del Rettore entrante (chiunque esso sia), al quale formuliamo sin da ora i migliori auguri di buon lavoro e la massima disponibilità al dialogo utile perché le cose che vanno fatte, si facciano.
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