di Alessandro Tettamanti
“Dividi et impera” una delle verità della politica che dall’antica Roma è arrivata fino ad oggi. Solo che all’Aquila ad essere divisi per meglio imperare sono stati gli importi degli appalti in modo che potessero restare sotto soglia e permettere di procedere così in deroga con affidamenti diretti o a procedura negoziata senza che, tra l’altro, si sia applicato sufficientemente il principio della rotazione.
E’ l’accusa mossa oggi dalle opposizioni consiliari del Comune dell’Aquila, che sono tornate a presentarsi unite al gran completo per diffondere un documento dell’Autorità nazionale anti corruzione (ANAC) e un’indagine della Corte dei Conti che ha coinvolto l’Amministrazione del Comune dell’Aquila.
Entrambe gli organi di controllo richiamano e ammoniscono il Comune dell’Aquila proprio per l’eccessiva frammentazione delle commesse e la mancata applicazione del principio di rotazione dovuta secondo loro ad una scarsa programmazione dell’Ente.
Cosa che – affermano le opposizioni – invece è voluta proprio per consolidare un sistema di potere in città, in virtù di tutte le risorse arrivate con la ricostruzione ed in particolare con i fondi del PNRR dedicati alle aree colpite dal sisma.
Per questo Consiglieri e Consigliere annunciano ci sarà un passaggio con questo tema in V commissione “Garanzia e Controllo” e, se si rileveranno i termini, non escludono di inviare i documenti a disposizione direttamente alla Procura della Repubblica.
Un’accusa grave insomma che per adesso ha esclusiva, quanto importante, rilevanza politica, ma che non sarà facile da dimostrare in termini di legge.
Un’attenzione quella di ANAC e Corte dei Conti partita con ogni probabilità, oltre che dalla mole di finanziamenti piovuti sull’Aquila, anche dalle ditte escluse dai cerchi magici creatisi. Perché se è vero che un sistema di potere si consolida reiterando affidamenti più o meno diretti, è vero altrettanto che intaccando il principio della libera concorrenza e della trasparenza, qualcuno resta fuori e non ci sta.
Sotto la lente d’ingrandimento allora sono finite, per quanto riguarda la Corte dei conti, procedure di acquisto di beni e servizi con importi relativamente bassi. Sono state attenzione così 86determine di acquisto e noleggio beni, servizi e forniture del 2021, in cui risulta un importo inferiore ai mille euro con affidamenti reiterati più volte allo stesso operatore. Ugualmente, sostiene la Corte dei Conti nel gennaio 2023, da parte del Comune aquilano ci sono determine di affidamento diretto di importi superiori a 5mila euro per le quali invece sarebbe stato obbligatorio il ricorso al MePa, mentre emerge un’eccessiva frammentazione degli affidamenti, anche di modesta entità.
“Tale modus operandi – conclude la Corte dei Conti – se reiterato appare potenzialmente lesivo della ratio e delle regole del sistema di trasparenza della pubblica amministrazione”.
L’ANAC invece ha concentrato la sua indagine su affidamenti diretti e procedure negoziate sottosoglia relative ad appalti superiori a 25mila euro nei lavori pubblici del triennio 2020-22.
Più precisamente l’autorità anti corruzione invia al Comune, nel novembre 2022, una nota a cui seguirà un sollecito che determina la riposta tra febbraio e marzo del Comune aquilano.
Ad essere prese sotto esame sono 243 commesse di lavori di cui solo 7 svolte ad evidenza pubblica, mentre 141 (il 58% del totale) ad affidamento diretto e 94 tramite procedure negoziate senza previa pubblicazione.
Interessante notare che gli affidamenti diretti sono 43 nel 2020, 65 nel 2021 e diminuiscono a 33 nel 2022 quando cambia la norma. Questo fa sì che le procedure negoziate passino dalle 12 del 2020 e le 22 del 2021, alle 60 del 2022. Con la procedura negoziata, ricordiamolo, che prevede un invito dell’Ente appaltante di un certo numero di ditte, è possibile affidare lavori a partire da 150mila€, fino a un milione.
Come risulta dai documenti ANAC, le ditte che più ne hanno beneficiato sono state la Circi costruzioni con 5milioni e mezzo di affidamenti con procedura negoziata e la Srl De Santis Antonio & C. con due procedure negoziate nell’arco di un mese, afferenti la medesima categoria, per 3,7milioni di euro.
Secondo Lorenzo Rotellini di L’aquila Coraggiosa “c’è uno schema preciso sugli appalti pubblici in città che restituisce un quadro di opacità preoccupante”.
Per Paolo Romano di L’Aquila Nuova “quelli fatti da ANAC sono rilievi importanti dovuti da una mancanza di programmazione in base alla quale si usano procedure che non danno trasparenza ed evidenza pubblica. Mancanza di programmazione di cui fa parte anche il ponte Belvedere che ha per ora generato un 20% in più, vanificando il ribasso d’asta offerto in sede di gara del 10%, ma avanziamo anche il sospetto che lo si voglia riportare agli 8milioni che denunciammo a suo tempo: si sforerebbe così la soglia comunitaria che impone la procedura di gara aperta, con l’evidente distorsione delle norme, della trasparenza e della correttezza”.
“L’Aquila dispone di grandi risorse anche per merito di governi in cui ha lavorato la sinistra, ma se non si programma queste risorse diventano una macchina per soldi e quindi una macchina per il potere. Nonostante gli affidamenti diretti o semplificati, il sistema degli appalti all’Aquila fa pena, anche perché se poche imprese accumulano lavori creano squilibrio non solo sul merito della rotazione, ma anche sull’efficacia del lavoro” ha affermato la consigliera del Partito Democratico Stefania Pezzopane.
“Quello che per ANAC è carenza di programmazione , per me è una scelta ben precisa per poter affidare un numero maggiore di incarichi a più soggetti per un esercizio del potere evidente” ha dichiarato il consigliere Pd Stefano Palumbo, anche presidente della V Commissione Garanzia e Controllo. “Tante volte abbiamo denunciato ad esempio lo spacchettamento della demolizione e della ricostruzione di una scuola che è un elusione. Questo modus operandi è possibile rinvenirlo sui fondi disponibili del PNRR che, frammentato in mille rivoli, ha consentito di poter spendere e spandere al Comune dell’Aquila attraverso tanti micro progetti che si fa fatica a far entrare nella ratio del PNRR. Un elenco infinito di progetti che poi ha paralizzato gli uffici perché un RUP che segue dieci diversi progetti non riesce a farlo bene e quindi abbiamo oltre mezzo miliardi di opere pubbliche con delibere CIPE bloccate. Biondi – ha concluso Palumbo – è il sindaco della prima pietra a cui difficilmente segue la seconda”.
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