Torre Civica, Pezzopane attacca: “Dopo 17 anni si celebra l’avvio dei lavori, ma i ritardi restano”

Torre Civica, Pezzopane attacca: “Dopo 17 anni si celebra l’avvio dei lavori, ma i ritardi restano”
01 Giu 2026
“Il Comune dell’Aquila, con una grafica accattivante, annuncia per il 4 giugno 2026 l’avvio dei lavori della splendida Torre Civica, ancora oggi ingabbiata dalle opere di messa in sicurezza successive al sisma del 2009. In sintesi, dopo 17 anni, Palazzo Margherita vedrà finalmente l’avvio degli interventi sulla sua magnifica torre, che custodiva la Bolla del Perdono di Papa Celestino V“.
Con queste parole la consigliera comunale del Partito Democratico, Stefania Pezzopane, ha accolto la notizia dell’imminente avvio dei lavori di restauro della Torre Civica di Palazzo Margherita, che a diciassette anni dal sisma continua a mostrare i segni della lunga attesa della ricostruzione, tra puntellamenti e opere provvisionali ancora presenti.

“Un avvio tardivo e rocambolesco, presentato come un evento eccezionale. Purtroppo non c’è nulla di sorprendente: gli immobili pubblici, nonostante le ingenti risorse disponibili e le numerose deroghe normative, restano fermi al palo e il centro storico continua a pagarne le conseguenze. Basti pensare all’ex IPAB, di proprietà della Regione, a pochi passi dalla Torre Civica, ancora ingabbiato, seppure nascosto da coperture colorate in occasione del 2026, anno in cui L’Aquila è Capitale Italiana della Cultura.
La Torre Civica verrà recuperata grazie ai fondi raccolti dalla Comunità Italiana in Australia e dal Governo australiano. Fondi che erano stati originariamente destinati al Parco Urbano di Piazza d’Armi e che sono rimasti inutilizzati per anni, in attesa che il Comune procedesse alla rescissione del contratto con l’impresa Rialto, aggiudicataria dei lavori, che nel frattempo aveva avanzato ulteriori e inaccettabili pretese in sede di redazione del progetto esecutivo”.
“Come evidenziato già nel 2023 in una mia interrogazione sul Parco di Piazza d’Armi, si è arrivati alla rescissione del contratto soltanto il 9 agosto 2022: un passaggio che avrebbe potuto essere compiuto molto prima, già dopo il primo anno di mandato della nuova amministrazione, che nel frattempo aveva ricevuto il progetto esecutivo.
Questa inerzia ha prodotto una lunga serie di ritardi e vere e proprie mostruosità amministrative.
Nel 2023 il Comune ha deciso di sottrarre i fondi a Piazza d’Armi e di sollecitare la Comunità australiana a destinarli alla Torre Civica. Successivamente, l’amministrazione ha chiesto alla Fondazione Carispaq di svolgere il ruolo di stazione appaltante per questo e altri interventi comunali, ammettendo di fatto una propria incapacità gestionale e forzando le norme in materia.
Qui emergono almeno due evidenti contraddizioni. La prima: il Comune si propone come stazione appaltante per opere di altre amministrazioni e poi affida a un soggetto privato la progettazione e la gara di un bene pubblico. La seconda riguarda il Codice degli Appalti: una lettura attenta della normativa avrebbe dovuto escludere questa soluzione, anche perché la donazione era già stata strutturata nel bilancio comunale ed era parte integrante del quadro economico del progetto del Parco Urbano”.
Da questa scelta deriva una conseguenza ancora più grave: la sottrazione dei tre milioni di euro dal Parco di Piazza d’Armi è stata utilizzata come giustificazione per ridimensionare profondamente il progetto originario. Spariscono il parcheggio interrato, sostituito da un impattante parcheggio a raso su via Piccinini; spariscono il bar e la libreria; scompare il monumento dedicato alle vittime del sisma, previsto dal bando internazionale di progettazione e poi riproposto nella fase di gara.
Tutto questo si sarebbe potuto evitare. Oggi avremmo potuto avere sia il completamento di Palazzo Margherita con la sua Torre Civica sia il Parco Urbano di Piazza d’Armi.
La Torre Civica, infatti, avrebbe potuto essere recuperata già nell’ambito dei lavori di Palazzo Margherita, come previsto dal progetto originario. Fu invece stralciata per insufficienza di fondi, con il pretesto di prescrizioni della Soprintendenza che non hanno mai richiesto tale esclusione. Le eventuali ulteriori risorse necessarie avrebbero potuto essere reperite attraverso i fondi del PNRR, che il Comune ha invece disperso in una molteplicità di interventi.
La Torre sarebbe stata restituita alla città da tempo, tanto più in un anno simbolico come questo, nel quale L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura, continua a presentarsi con molti edifici pubblici del centro storico ancora imbracati, degradati o nascosti: Palazzo Carli, Palazzo Quinzi, Santa Maria dei Raccomandati, per citarne solo alcuni.
Dopo anni di amministrazione e dopo le numerose opportunità avute a disposizione, il 4 giugno si terrà dunque la “cerimonia di avvio dei lavori”.
A noi viene soltanto da dire: grazie a Dio che la Fondazione è riuscita a fare ciò che al Comune non riusciva.
La propaganda e la comunicazione patinata non riusciranno mai a coprire quasi dieci anni di ritardi e di chiacchiere sulla ricostruzione pubblica. Che si tratti di scuole, di edifici istituzionali o della Torre Civica, la musica è sempre la stessa: annunci, cerimonie e slogan, mentre i cantieri e i risultati arrivano con anni di ritardo.”

 

 

 


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