Sondaggi, il castello di carta di Giorgia Meloni vacilla: il “campo largo” mette la freccia

Sondaggi, il castello di carta di Giorgia Meloni vacilla: il “campo largo” mette la freccia
19 Apr 2026

Red

La luna di miele tra gli italiani e Fratelli d’Italia sembra essersi interrotta bruscamente

Secondo le ultime rilevazioni di Termometro Politico, il partito della Premier Giorgia Meloni registra un crollo verticale, perdendo lo 0,6% in una sola settimana e scivolando al 28,6%. Un segnale inequivocabile di un logoramento che non riguarda solo la sigla principale, ma trascina l’intero centrodestra in una parabola discendente che oggi vede, per la prima volta in modo stabile, il sorpasso delle opposizioni unite. Il cosiddetto “campo largo”, attestandosi al 45,1%, stacca di due decimi la coalizione di governo (44,9%), aprendo una fase di profonda incertezza politica proprio mentre il Paese affronta sfide internazionali ed economiche senza precedenti.

La batosta incassata al referendum ha agito da catalizzatore per un malcontento che covava sotto la cenere. La narrazione dell’infallibilità di Giorgia Meloni si è scontrata con una realtà fatta di promesse disattese e una gestione del potere che appare sempre più arroccata. A complicare il quadro è la postura “acrobatica” della Premier sullo scacchiere internazionale: stretta tra la necessità di mantenere un profilo istituzionale in Europa e il tentativo di non tagliarsi la faccia dopo anni di sostegno a Trump, la Meloni si ritrova in una posizione di scarsa credibilità. L’ambiguità diplomatica, lungi dal produrre vantaggi, rende l’Italia poco credibile, lasciando il governo senza una guida chiara di fronte alla crisi energetica e al rialzo dei prezzi che morde le famiglie abruzzesi e italiane.

Il calo dei consensi è figlio anche di una compagine ministeriale che definire “improbabile” appare quasi un eufemismo. Le vicende giudiziarie e politiche che coinvolgono figure come Delmastro, Santanchè e Piantedosi hanno minato la fiducia degli elettori, ma sono le uscite stravaganti di alcuni ministri a segnare il punto di non ritorno.

Emblematico è il caso di Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, che durante il Vinitaly attribuisce alla mancanza del vino sui tavoli delle trattative internazionali il fallimento delle mediazioni verso la pace.  come tanti ed esilaranti sono stati gli scivoloni dei vari Lollobrigida, Giuli, Tajani e Salvini negli ultimi mesi.

In funzione di questo La Lega, ferma al 7,2%, vede il sorpasso di Forza Italia (8,1%) e soffre l’emorragia di voti verso la nuova creatura di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, che sale al 3,7%. Matteo Salvini tenta disperatamente di “ricavalcare la tigre” del consenso puntando sul tema dell’immigrazione, ma la sua mobilitazione in Piazza Duomo a Milano, ridotta a poche centinaia di fedelissimi, testimonia un’irrilevanza politica crescente. Sul fronte moderato, Antonio Tajani appare spesso imbarazzato nel suo ruolo di Ministro degli Esteri, stretto tra le pressioni della famiglia Berlusconi per un rinnovamento del partito e una statura internazionale che fatica a imporsi, rendendo la sua azione di governo incolore e priva di mordente.

Mentre il centrodestra si avvita su se stesso, le opposizioni guadagnano terreno. Il Partito Democratico tiene al 22%, ma è il Movimento 5 Stelle a mostrare segni di vitalità salendo al 12,5%. Con l’apporto di Alleanza Verdi-Sinistra (6,4%) e delle altre sigle minori, il campo largo non è più solo un’ipotesi teorica ma una realtà numerica. Il dato più allarmante per Palazzo Chigi resta però la fiducia personale nella Premier: solo il 38,1% degli italiani dichiara di averne, mentre oltre la metà del Paese (52,3%) esprime un giudizio totalmente negativo. In questo scenario, il governo Meloni sembra aver imboccato il viale del tramonto, vittima delle proprie contraddizioni e di una classe dirigente che non appare all’altezza delle sfide che l’Abruzzo e l’Italia chiedono di affrontare con urgenza.


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