Ex OPG Collemaggio, scontro in Consiglio. Scimia: «Collemaggio non è terra di nessuno» Tettamanti: «Muro della destra»

Ex OPG Collemaggio, scontro in Consiglio. Scimia: «Collemaggio non è terra di nessuno» Tettamanti: «Muro della destra»
16 Dic 2025

«L’area di Collemaggio non può continuare a essere ostaggio di occupazioni arbitrarie e sottratta alle regole dello Stato. È un bene pubblico di valore straordinario, che appartiene a tutta la città dell’Aquila e non a singoli gruppi o a chi ritiene di poterne disporre a proprio piacimento. Con il voto contrario all’ordine del giorno della sinistra abbiamo ribadito la nostra idea di città ».

Lo dichiara Leonardo Scimia, consigliere comunale dell’Aquila e capogruppo di Fratelli d’Italia, intervenendo con fermezza nel dibattito sul futuro dell’ex Opg di Collemaggio.

«La posizione dell’amministrazione comunale, ribadita con chiarezza dal sindaco Pierluigi Biondi – prosegue Scimia – è inequivocabile: non possono e non devono essere tollerate occupazioni abusive, né tantomeno autoattribuzioni di diritti su spazi pubblici. Ripristinare lo stato di diritto in quell’area non è un’opzione, ma un dovere istituzionale e il presupposto indispensabile per qualsiasi progetto serio e credibile di riqualificazione».

Nel merito delle prospettive future, il capogruppo di Fratelli d’Italia richiama anche le parole del manager della Asl, Paolo Costanzi: «È stato chiarito senza possibilità di equivoci che non esistono edifici senza destinazione e che ogni padiglione ha una funzione definita, prevalentemente sanitaria e sociosanitaria, oltre a quelle culturali, sociali e di innovazione previste. Parlare di abbandono è falso ed è funzionale solo a giustificare l’illegalità, così come non esiste alcun presupposto per cui, al termine dei lavori, l’ASL debba lasciare quegli spazi».

«È grave che una parte della sinistra continui a legittimare degrado, occupazioni e violazioni delle regole – attacca Scimia – e se ne assuma fino in fondo la responsabilità politica. È una posizione che va apertamente contro gli interessi della città e contro la volontà dei cittadini, che non vogliono zone in cui è concesso fare tutto fuori il controllo della legge».

«Tutte le associazioni – conclude Leonardo Scimia – avranno pari diritti e pari opportunità, nel rispetto delle regole e delle procedure pubbliche. Nessuno può rivendicare diritti di prelazione o corsie preferenziali, come invece qualcuno nel Partito Democratico sembra pretendere. Legalità, rispetto delle istituzioni e tempi certi sono le fondamenta su cui costruire il futuro di Collemaggio, che tornerà a essere un punto di forza dell’Aquila e non il simbolo di occupazione e improvvisazione, temi evidentemente cari ad Alleanza Verdi e Sinistra, per cui, per cose simili, è stato previsto il premio di un posto blindato a Bruxelles».

A queste dichiarazioni risponde Alessandro Tettamanti Segretario circolo Pd L’Aquila Centro.

«Ieri durante il consiglio straordinario del Parco della Luna ho partecipato a una serie di interventi, più di quindici – fatti per lo più da giovanissimi – molto maturi ed equilibrati, che cercavano sinceramente l’apertura di un dialogo e di un percorso di partecipazione sul futuro di Collemaggio e sull’esperienza di autogestione di CaseMatte.
Dall’altra parte però era già stato tutto deciso e i (soli) tre interventi dei consiglieri di centrodestra (Sindaco e giunta erano assenti) sono stati di una disonestà intellettuale avvilente, con un portato ideologico talmente grande da risultare a tratti surreali, buoni solo per esser dati in pasto all’algoritmo e ad alimentare, tra i loro follower, l’odio verso l’altra parte.
Erano infatti del tutto pretestuosi, in quanto il loro voto contrario all’Ordine del giorno presentato dalle opposizioni, era già stato deciso prima di cominciare, per partito preso, quello del Sindaco Biondi ovviamente, mortificando cosi ogni tentativo di confronto e reciproco riconoscimento. Pensare che gli interventi delle associazioni chiamate a parlare, stavano andando così bene che, come al solito, mi sono illuso che potesse esserci, per la prima volta, una piccola apertura, un primo inedito contatto costruttivo per il bene comune della città.
Sono un povero illuso e me ne vanto. La vergogna è di quei consiglieri e quelle consigliere di maggioranza che hanno dovuto inventare le ragioni del No tramite funamboliche acrobazie retoriche, offensive e ridicole. Alcuni hanno mostrato proprio di non aver capito quanto si era detto, o peggio ancora non l’hanno ascoltato proprio, o hanno fatto direttamente finta di non averlo capito, dicendo quindi falsità.
Il tutto per non votare un ordine del giorno che chiedeva solo chiarezza sui lavori del Parco della Luna e garanzie che il progetto si realizzi e l’operazione non si tramuti piuttosto in un fiasco o peggio ancora in una svendita, in cui a farne le spese sarebbe l’unica realtà viva nella zona, ovvero proprio CaseMatte.
Una bruttissima pagina di NON democrazia, un manuale di come far odiare le istituzioni ai giovani e le giovani, presenti in oltre cinquanta, che per la prima volta varcavano la soglia della casa comunale. Uno di questi a fine lavori aveva la voce rotta, a un passo dal piangere per la rabbia di fronte lo spettacolo offerto. Che rabbia che mi ha fatto e la rabbia è un sentimento che personalmente non provo più tanto spesso.
Il premio del più cattivo l’ha vinto ovviamente Leonardo Scimia, d’altronde è il capogruppo di Fratelli d’Italia, ruolo che evidentemente si ottiene proprio in base a questo.
Lo ringraziamo però per aver mostrato il volto vero di questa destra: contro ogni forma di partecipazione e democrazia dal basso. Sul territorio questa destra agisce, nella maniera più pura, la ricetta che l’internazionale nera usa in Italia e nel mondo: abbiamo vinto noi, decidiamo solo noi.
Scimia si è accanito sull’occupazione e su quelli che lui chiama diritti di prelazione, quando l’occupazione non c’è, perché questo ha stabilito una sentenza nel 2015, ed è l’Amministrazione a non aver fatto la sua parte, sottraendosi ai suoi doveri verso la magistratura e quindi lo Stato di diritto e di fatto aggravando cosi lo stato di illegalità a Collemaggio che dice di voler combattere.
In quanto al diritto di prelazione, ieri nessuno ha parlato di vantare diritti su niente, ma solo di attivare un processo partecipativo aperto a tutta la città e le sue realtà associative.
Ma la destra è come un pedale distorsore sempre acceso, distorce tutto al massimo per creare paure a cui rispondere con l’odio. A noi invece piace ballare.
E no, se fossimo al governo al posto loro non saremmo così perché crediamo davvero nella democrazia e nei percorsi di partecipazione, nelle assemblee, nell’orizzontalità. Non si prendono decisioni a prescindere, votando acriticamente e mettendo una stigma sugli interlocutori e le interlocutrici, un ampio pezzo di cittadinanza di questa città.
Ma un altro corollario della loro interpretazione distorta della democrazia e il pragmatismo più becero, per cui se non sei un mio potenziale elettore non ti ascolto nemmeno, chi me lo fa fare. E’ cosi che ragionano ed è cosi che noi non faremo mai.
Dopo il misero spettacolo di ieri alcuni consiglieri e consigliere di maggioranza possono anche smettere di porsi, fuori dal Palazzo, come finti interlocutori più aperti degli altri, quando poi al dunque votano come gli viene richiesto, uniformandosi a tutti gli altri. Nonostante a CaseMatte magari ci siano passati negli ultimi quindici anni o il centro sociale venga frequentato dai loro figli, niente per loro conta di più di votare come il loro capo ha richiesto.
Non avrete più nessun credito da parte nostra.
“Noi”, questo ampio, grande, sempre potenziale e problematico “noi” che deve capire che in politica le forze in campo non sono tutte uguali e andare a votare può essere molto importante.
Spesso si ricercano e combattono, giustamente, forme di fascismo lontane da qui, ma nella nostra città pure sono evidenti e impattano gravemente sulle nostre condizioni di vita e sulla nostra libertà. Sarebbe il caso, dopo nove anni, di iniziare a combatterle seriamente, creando insieme l’alternativa possibile, secondo l’antico detto: pensa globalmente, agisci localmente.»

 

 


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