Superare la contrapposizione politica e tornare a discutere del modello più adatto alle esigenze dei territori. È la posizione espressa dal consigliere regionale di centrodestra Luciano Marinucci, che propone di reintrodurre i sub-ambiti sub-provinciali nella normativa regionale sui rifiuti e di organizzare il servizio nella provincia di Chieti attraverso due bacini.
Secondo Marinucci, la provincia dovrebbe essere articolata, all’interno di una pianificazione provinciale coordinata, in un primo sub-ambito relativo alla zona teatina, con un bacino di quasi 140mila abitanti, e in un secondo comprendente il resto del territorio provinciale.
«La questione rifiuti è stata trasformata in una battaglia politica che fa perdere di vista le motivazioni per le quali personalmente ritengo che i territori abbiano il diritto di scegliere il modello più confacente alle proprie esigenze», afferma il consigliere.
Per rendere possibile questa organizzazione, secondo Marinucci sarebbe necessario modificare nuovamente la legge regionale, dopo l’eliminazione dei sub-ambiti sub-provinciali avvenuta nel 2025.
Il modello dei bacini e il confronto con l’Emilia-Romagna
A sostegno della propria proposta, Marinucci richiama il modello dell’Emilia-Romagna, citando in particolare la provincia di Modena, dove operano tre distinte gestioni affidate al raggruppamento guidato da Hera, ad AIMAG e a Geovest.
Secondo il consigliere, una pianificazione coordinata può quindi convivere con più bacini e più gestori. Anche in Abruzzo, sostiene, il piano provinciale potrebbe definire obiettivi comuni, investimenti e standard di qualità, lasciando ai diversi sub-ambiti la possibilità di organizzare il servizio in funzione delle caratteristiche territoriali.
È un’impostazione che Marinucci contrappone alla direzione indicata da AGIR, che, secondo il consigliere, punterebbe a concentrare la gestione su scala provinciale, riducendo il margine di scelta dei sindaci sul modello organizzativo, pubblico o misto, e orientando le società pubbliche verso una fusione generalizzata.
«Reintrodurre i sub-ambiti significa riaprire lo spazio per valutare alternative concrete e dare ai Comuni un ruolo effettivo nell’organizzazione del servizio», sostiene.
«Una società più grande non garantisce automaticamente costi più bassi»
Un altro punto della proposta riguarda le dimensioni delle società di gestione. Marinucci contesta l’idea che una struttura più grande comporti automaticamente una riduzione dei costi.
Secondo il consigliere, le eventuali economie di scala dovrebbero essere dimostrate tenendo conto anche delle distanze, della complessità organizzativa e della capacità di intervenire tempestivamente.
La provincia di Chieti conta 103 Comuni con caratteristiche territoriali differenti e, secondo Marinucci, la possibile fusione di tre società dovrebbe essere confrontata con un’organizzazione articolata in più bacini.
In questo scenario, la zona teatina, grazie alla propria consistenza demografica, potrebbe diventare, nella proposta del consigliere, la base per un progetto industriale capace di combinare efficienza e vicinanza ai cittadini.
Raccolta differenziata e rapporto con i territori
Marinucci sottolinea inoltre le peculiarità del servizio di gestione dei rifiuti rispetto ad altri servizi pubblici, come quello idrico.
«Il cittadino non è un utente passivo che deve soltanto aprire un rubinetto: è il protagonista della raccolta differenziata», afferma il consigliere, evidenziando come dalla corretta separazione e dal conferimento dei materiali dipendano la qualità del recupero e il funzionamento dell’economia circolare.
Per questo, secondo Marinucci, informazione, ascolto e rapporto quotidiano con le comunità rappresentano componenti essenziali del servizio e possono essere rafforzati attraverso una gestione più vicina al territorio.
Il caso San Giovanni Servizi
Nel modello proposto rientra anche la possibilità di valorizzare realtà già operative sul territorio. Marinucci cita in particolare la San Giovanni Servizi, che definisce efficiente e caratterizzata da una storia di bilanci in utile.
La proposta è quella di consentire l’ingresso nel capitale sociale di altri Comuni, ampliando così il territorio servito e condividendo investimenti e competenze, senza procedere necessariamente alla fusione della società.
Secondo il consigliere, sarebbe quindi possibile consolidare una realtà considerata funzionante, mantenendone l’autonomia.
Tutela dei lavoratori e costi per cittadini e imprese
La riorganizzazione del servizio, nella prospettiva indicata da Marinucci, dovrebbe inoltre garantire i livelli occupazionali e tutelare i lavoratori, considerati una risorsa fondamentale per la conoscenza del territorio e per l’efficienza del servizio.
Società di dimensioni più contenute, sostiene il consigliere, potrebbero inoltre favorire un rapporto più diretto tra personale e vertici aziendali, facilitando il confronto sulle condizioni di lavoro e sulle esigenze operative.
Infine, la scelta dei sub-ambiti viene collegata anche al costo del servizio. Secondo Marinucci, bacini territoriali più omogenei permetterebbero ai sindaci di esercitare un controllo più diretto sui costi di gestione, sugli investimenti e sui risultati.
Una dimensione più circoscritta, aggiunge, consentirebbe anche di programmare impianti proporzionati alle effettive necessità del territorio, con l’obiettivo di ridurre, dove possibile, le distanze di trasporto dei rifiuti, i costi e le emissioni.
Per Marinucci, il risultato finale dovrebbe tradursi in servizi migliori e tariffe sostenibili per famiglie e imprese.
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