Il dibattito nazionale sulle recenti dichiarazioni del leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, in merito al cosiddetto «patriarcato mediterraneo», accende la polemica politica anche in Abruzzo. A intervenire con una dura nota stampa è Stefania Pezzopane, esponente del Partito Democratico e consigliera comunale dell’Aquila, che definisce la visione del generale un “modello obsoleto e inaccettabile”.
«C’è qualcosa di profondamente inquietante nelle parole di Vannacci – esordisce l’esponente dem –. Non perché siano semplicemente provocatorie, ma perché dietro la provocazione si cela un’idea precisa dei rapporti tra uomini e donne e del modello di società: l’idea che l’uomo debba essere forte, dominante, autoritario e che la donna debba trovare protezione esclusivamente all’interno di questa rigida gerarchia».
Secondo Pezzopane, si tratta senza mezzi termini di un «evidente approccio da talebano, tipico di chi pretende di restituire alla donna un posto subordinato e al maschio il ruolo di padrone indiscusso dell’ordine sociale».
Nel suo intervento, la consigliera aquilana evidenzia la contraddizione di fondo nelle argomentazioni di chi difende tali posizioni: «Il paradosso è quasi grottesco. Si parla di difendere le donne e, contemporaneamente, si celebra e si promuove il patriarcato. Si dichiara di voler proteggere la famiglia, ma si ripropone un modello nel quale la libertà femminile appare come una minaccia alla virilità».
Il femminismo, ricorda la rappresentante del Pd, non punta a scavalcare l’uomo, ma a scardinare i rapporti di potere da cui nasce la violenza di genere. «Il patriarcato non è soltanto l’immagine folcloristica dell’uomo che comanda in casa. È una sottocultura nella quale la forza viene sistematicamente associata alla mascolinità, la docilità alla femminilità, il controllo all’amore e la gelosia al possesso. Il patriarcato non diventa più digeribile solo perché gli viene incollata l’etichetta di ‘mediterraneo’. Condito con il sole, i tarallucci e il vino, rimane sempre un odioso patriarcato».
Pezzopane conclude il suo intervento con un appello alla mobilitazione culturale e politica, rivolto in particolar modo alle nuove generazioni e al tessuto associativo: «Non possiamo accettare che nel 2026 qualcuno ci venda come ‘tutela delle donne’ ciò che è, nella sua cruda sostanza, la loro subordinazione. Le donne non hanno bisogno di maschi forti che decidano per loro. Hanno bisogno di essere libere».
«Libere di vivere, di lavorare, di amare – incalza la consigliera –. Libere di lasciare un uomo senza il terrore di essere ammazzate. Libere, soprattutto, di non dover chiedere il permesso a nessuno. Davanti a chi vuole farci tornare indietro, serve davvero un sussulto. Rumoroso. Femminista. Collettivo».
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