In questa nuova fase di dibattito sul processo di fusione e in attesa di decisioni da parte del Consiglio regionale in merito alle tempistiche di attuazione, voglio fornire il mio contributo, alla luce delle dichiarazioni rese alla stampa dall’Onorevole D’Alfonso, ribadendo fermamente la contrarietà a questo modello, in favore della nascita di una Città Metropolitana.
Ciò premesso, ricordo che le motivazioni di un rinvio sono state da me più volte evidenziate e chiarite e sono basate su elementi più che solidi – direi quasi granitici – in quanto si fondano su difficoltà oggettive, insormontabili nella prospettiva del 1° gennaio 2027 e si basano sull’assenza strutturale di un progetto fondante e complessivo della nuova città.
Gli uffici, i dirigenti ed i funzionari non si sono limitati “a stampare nuova carta intestata e a verificare l’unificazione delle stanze”, ma stanno lavorando faticosamente su basi inesistenti, cercando di dare un ordine ed un senso ad una normativa che nel tempo ha dimostrato pesanti lacune e scontando – ad oggi – la totale assenza di una cabina di regia regionale che avrebbe dovuto supportare sin dall’inizio il processo di fusione.
Il riferimento alle cosiddette “buone prassi”, che dovrebbero essere elaborate da un tavolo di lavoro “che sappia riunire quei professionisti della progettualità amministrativa per verificare la conoscenza delle peculiarità dei tre territori oggetto di fusione, le specializzazioni funzionali e ciò che può essere moltiplicatore di esperienza”, suona come una sorta di “arrampicata sugli specchi” estremamente tardiva e paradossale, attesa la scadenza ormai imminente della nascita della nuova città.
Ritengo che l’onestà intellettuale e politica di tutti gli amministratori coinvolti – locali, regionali e nazionali – debba portare a riconoscere l’inadeguatezza dell’attuale impianto normativo e le criticità legate alla assenza di un progetto iniziale, che nel 2014 – a seguito del referendum – avrebbe dovuto coinvolgere professionisti, amministratori, esperti nel valutare e verificare davvero la fattibilità e la convenienza di una fusione così complessa, prima di “imbarcare” i tre Comuni più importanti e popolosi della Provincia di Pescara in un percorso che si sta dimostrando un vero e proprio salto nel buio.
Per questo oggi pensare di poter arrivare alla fusione tra soli 4 mesi appare una scelta da scongiurare, a salvaguardia della continuità dei servizi e dell’operatività della struttura amministrativa.
L’opinione pubblica deve essere informata che – qualora non si addivenisse ad alcun rinvio – i servizi sarebbero immediatamente paralizzati, in assenza di una struttura organizzativa e di una nuova distribuzione di funzioni e competenza ad oggi irrealizzabile, anche in ragione dell’assenza della Regione Abruzzo in questo percorso così complesso, soprattutto laddove sarebbe stato necessario un intervento normativo (come per la gestione dei servizi sociali), del tutto assente.
Invito, quindi, tutta la politica a evitare proclami e facili considerazioni basate su assunti teorici ma lontani dalla concretezza amministrativa e a mettere al primo posto la tutela dei cittadini e la garanzia dei servizi, soprattutto quelli di carattere essenziale.
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