SULMONA – Il mancato pronunciamento del Comune di Sulmona sul procedimento autorizzativo del metanodotto Snam Sulmona-Foligno riaccende lo scontro politico e ambientale. A intervenire è Mario Pizzola, del Coordinamento “Per il clima Fuori dal fossile”, che parla di un comportamento «meschino» da parte dell’amministrazione comunale e ipotizza che il silenzio dell’ente possa essere legato alla prospettiva di future compensazioni economiche.
Secondo Pizzola, il sindaco Luca Tirabassi e la sua giunta dovrebbero spiegare ai cittadini perché il Comune abbia lasciato decorrere i termini previsti dal procedimento senza presentare alcuna osservazione. Il Coordinamento ricorda che il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha riavviato l’iter autorizzativo del metanodotto in seguito alle modifiche del tracciato proposte da Snam, anche sulla base dei nuovi studi sismici realizzati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). In tale contesto, il Comune disponeva di 15 giorni per chiedere integrazioni e di 60 giorni per esprimere la propria posizione nel merito. Entrambi i termini sarebbero scaduti senza alcun atto ufficiale.
«La spiegazione più plausibile – afferma Pizzola – è che sia stata scelta la linea del silenzio-assenso per ingraziarsi la Snam in vista di ipotetiche “compensazioni”. Un do ut des sulla pelle del territorio». Un’ipotesi che il rappresentante del Coordinamento definisce incompatibile con il mandato ricevuto dagli amministratori, chiamati a difendere gli interessi della comunità locale.
Pizzola richiama inoltre le dieci delibere approvate negli anni all’unanimità dal Consiglio comunale di Sulmona, con le quali l’assemblea cittadina aveva espresso la propria contrarietà sia alla centrale di compressione sia al metanodotto. Per il Coordinamento, il mancato intervento dell’amministrazione rappresenterebbe una brusca interruzione di un percorso lungo diciotto anni, durante i quali cittadini e istituzioni territoriali – Comune, Provincia e Regione – si erano schierati contro l’opera.
Nel documento vengono quindi ribadite le ragioni della contrarietà al progetto. Pizzola parla di una infrastruttura ritenuta «devastante e inutile», denunciando i possibili effetti sul territorio: dalla manomissione ambientale alla distruzione di un’area archeologica, fino ai presunti danni per agricoltura e turismo, alla perdita di valore delle proprietà private, ai rischi per la pubblica incolumità e all’assenza di ricadute significative in termini di sviluppo e occupazione.
L’esponente del Coordinamento conclude con un duro atto d’accusa nei confronti della politica, sostenendo che le istituzioni avrebbero progressivamente rinunciato al proprio ruolo di tutela del territorio, lasciando prevalere gli interessi economici. Un giudizio accompagnato dalla critica alla presenza del marchio Snam anche in manifestazioni identitarie cittadine come la Giostra Cavalleresca, considerata un ulteriore simbolo di quello che definisce un progressivo «asservimento» del territorio.
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