“Negli ultimi vent’anni si è fatta troppa confusione tra categorie profondamente diverse: piccoli comuni, aree montane, aree interne e territori disagiati. Termini spesso usati come fossero sinonimi, ma che invece rispondono a bisogni differenti e richiedono strumenti normativi dedicati. Questa confusione ha prodotto storture, ingiustizie e soprattutto ha danneggiato chi vive davvero il disagio strutturale della montagna. La montagna vera è altra cosa: è altitudine, isolamento, spopolamento, mancanza di servizi essenziali. È da qui che bisogna partire se si vuole essere seri. Serve un criterio oggettivo: al di sotto dei 600 metri non si è montani. Senza una soglia altimetrica chiara, si crea una categoria troppo ampia che finisce per danneggiare proprio i territori più fragili. I comuni che non sono realmente montani devono trovare risposte nelle leggi già in vigore come quelle per i piccoli comuni, i territori disagiati o la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) anche eventualmente aggiornandole. Ma non si possono usare le norme per la montagna come scorciatoia. Le risorse vanno indirizzate dove servono davvero, non distribuite con forzature a realtà che non vivono disagi strutturali. La verità è che la politica degli ultimi vent’anni, sia di destra che in alcuni casi anche di sinistra, ha fortemente indebolito la montagna. Con decisioni precise, come la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, presidio di forze dell’ordine realmente presente nelle aree montane, poi assorbito nei Carabinieri forestali con conseguente accorpamento di tanti Comandi Stazione (governo Renzi); la cancellazione delle Comunità Montane, voluta dalla giunta regionale Chiodi (centrodestra), che ha eliminato strumenti di rappresentanza e gestione territoriale fondamentali e la progressiva riduzione dei presìdi sanitari e dei servizi sanitari della giunta Marsilio che continuano a impoverire ulteriormente le zone montane. Oggi molti comuni non hanno più medici di base, né servizi di emergenza urgenza e quindi neppure il diritto alla salute o alla possibilità di essere salvati in caso di emergenza. Questo è inaccettabile. Si continua a parlare di Legge Calderoli sulla montagna, che nella sua prima bozza conteneva criteri chiari e condivisibili, come il riferimento all’altimetria. Purtroppo quell’impostazione è stata stravolta, e oggi il testo rischia di aumentare la confusione, anziché portare chiarezza e tutela. La montagna ha bisogno di una strategia vera, con risorse dedicate e norme coerenti. È tempo di invertire la rotta. Basta parole, servono scelte concrete. Servono verità, coraggio e coerenza per restituire alla montagna ciò che le è stato tolto: rispetto, servizi, opportunità e futuro” scrive in una nota Alessio Monaco Sindaco di Rosello 927m slm e capogruppo AVS in Consiglio.
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