Il dem contesta il metodo Biondi nel format di Abruzzo Sera: «Capitale 2026 gestita in tre dentro una stanza. Progetto Case e periferie nel degrado totale»
L’AQUILA – «Tutte le opportunità per la nostra città vanno sostenute, ma questa Capitale della Cultura rischia di essere un grande bancomat elettorale se non lascia nulla di strutturale». Non usa mezzi termini Stefano Albano, capogruppo del Partito Democratico, che dai microfoni de L’Avvocato del Diavolo ha smontato la narrazione della maggioranza su più fronti.
Il primo affondo ha riguardato lo stravolgimento del Parco della Luna a Collemaggio. «Un progetto nato dal basso, dalle associazioni e dai professionisti della salute mentale, è stato completamente snaturato senza concertazione», ha denunciato Albano. Secondo l’esponente dem, la fretta dell’amministrazione nasconde il timore di perdere i finanziamenti: «Si tratta di fatto di un’operazione edilizia. Rischiamo di riqualificare palazzine che resteranno all’ASL, senza dare servizi reali come la Casa della Comunità che i medici chiedevano».
Durissimo il giudizio sul metodo di lavoro per L’Aquila 2026: «Nessuno sa niente. Queste operazioni non si fanno in tre chiusi dentro una stanza, ma chiamando a raccolta le intelligenze del territorio». Albano ha citato la mancanza di investimenti strutturali capaci di generare economia a lungo termine, come una Film Commission locale, lamentando che «arriviamo all’appuntamento con il San Filippo e il Teatro ancora chiusi».
Infine, il capitolo dolente delle periferie e del Progetto C.A.S.E., definito da Albano «il simbolo del degrado». Citando gli incendi a Bazzano e l’abbandono degli alloggi, il capogruppo PD ha accusato l’amministrazione di navigare a vista: «Dopo 8 anni ci dicono che ora devono capire cosa fare. Manca la pianificazione urbanistica, i centri commerciali fioriscono senza controllo e il Piano Regolatore è derubricato dall’agenda. È la politica che non mette gli uffici in condizione di lavorare».
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