di Alessandro Tettamanti
Ce la farà Luciano D’amico, in vista delle prossime elezioni regionali del 10 marzo, a recuperare il gap che ha con Marco Marsilio, tenuto su dal vento nazionale meloniano?
Riuscirà a “farsi conoscere”, come si dice negli ambienti, lui che alla politica è sconosciuto, ma che allo stesso tempo basa su questo la sua forza?
Un professore universitario che fino a una settimana fa non aveva account social, ma ha una sua storia di abruzzese da raccontare con cui obiettivamente Marsilio non può competere, lui che abruzzese neanche è, e il cui nome è stato imposto da Roma per volere di un partito nazionale, quello di Fratelli d’Italia.
Ma torniamo alla domanda: ce la farà il professore di Torricella Peligna a battere il politico romano, nella terra dove per prima la destra di Fratelli d’Italia si è imposta esprimendo il Sindaco del capoluogo e il Presiedente di Regione e dove Giorgia Meloni è stata eletta nel collegio uninominale L’Aquila-Teramo alle ultime elezioni politiche?
A vedere l’auditorium del Parco dell’Aquila di ieri, potrebbe farcela.
L’energia, la folla e l’entusiasmo portati dalla Segretaria del Partito democratico, sua principale sponsor di coalizione, Elly Schlein, che ha deciso di far partire significativamente da L’Aquila il lancio della candidatura di D’Amico, erano forse stati sottovalutati e potrebbero colmare il distacco che gli operatori indicano esserci, più che sul candidato presidente, nelle liste.
Schlein piano piano sta ottenendo il risultato della riconnessione sentimentale, riportando il Partito Democratico più a sinistra, e smuovendo empatia prima di tutto verso il mondo che rappresenta in prima persona sulla propria pelle: quello dei giovani e delle donne.
Su quest’onda ieri D’Amico si è trovato a surfare facilmente, sfruttando al massimo l’assist che gli serviva per “farsi conoscere”.
Anche D’Amico muove empatia raccontando prima di tutto quello che è: un uomo di umili origini, che è riuscito ad avanzare nella scala sociale grazie alle possibilità che l’abruzzo ha saputo dargli, che ora non dà più, e che lui – afferma – vuole torni a poter dare, rilanciando la sua vocazione per i saperi, la terra e il paesaggio, con cui può convivere un reparto industriale che va rinnovato e rilanciato in chiave sempre più moderna e verde. E rimettendo la sanità pubblica nelle condizioni di garantire al meglio e in maniera diffusa il diritto alla cura.
Il tutto per fermare l’emorragia di giovani e riuscire invece a trattenere le migliori risorse, per metterle a disposizione di questo grande progetto di rilancio.
Nel delineare questo sua volontà di costruire una nuova regione che riscatti l’opaco presente, D’Amico non urla perché non sa urlare, non fa polemica perché la conosce poco e non gli è mai servita. D’amico infatti resta un professore di economia molto competente, già rettore dell’Università di Teramo, ma soprattutto D’Amico resta un uomo dolce, la sua qualità più bella, nel carattere e nei modi, praticamente l’opposto di Marislio e dell’atteggiamento politico maggiormente messo in campo da Fratelli d’Italia.
Può la dolcezza candidarsi e vincere?
Intanto intorno a lui è stata costruita la coalizione più larga possibile, che non è poca cosa. Fino al bagno di folla e l’entusiasmo di ieri. Un buon punto d partenza.
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