Fedez va a destra? No, ma parla dove nessuno lo fa: periferie, giovani, salute mentale

Fedez va a destra? No, ma parla dove nessuno lo fa: periferie, giovani, salute mentale
03 Giu 2025

di Melania Aio

In un clima già carico di tensioni, l’arrivo di Fedez al congresso nazionale di Forza Italia Giovani ha spiazzato molti osservatori della politica e della cultura pop. Il rapper milanese, noto per le sue posizioni progressiste e spesso critico verso la destra italiana, è intervenuto sul palco per parlare di periferie, disagio giovanile e salute mentale, temi che da anni porta avanti anche al di fuori della musica. Con la Fondazione Fedez, ha sostenuto iniziative concrete, spesso indirizzate alle categorie fragili. Durante la pandemia, ha lanciato raccolte fondi per ospedali pubblici e per supportare categorie in difficoltà, ma anche campagne di educazione alla salute mentale, toccando spesso il tema dell’accessibilità economica ai percorsi psicologici.

E ancora prima: l’attenzione alla cultura come strumento di emancipazione giovanile, al linguaggio dei giovani come chiave per capirli davvero. Non solo parole, ma anche azioni: dalla produzione di eventi a basso costo nei quartieri meno centrali di Milano, fino al sostegno per progetti sociali dedicati a spazi di aggregazione. È in questa linea che si inserisce il suo intervento al congresso azzurro.

A precedere il suo intervento, un video girato all’ingresso della sede del congresso, in cui Fedez appare al fianco di Giuseppe Cruciani con un atteggiamento ironico e provocatorio, come nel suo stile. La clip è immediatamente rimbalzata sui social, accendendo il dibattito: chi ha parlato di incoerenza, chi di apertura, chi di strategia.

Il tono sul palco è però cambiato. Fedez ha preso la parola con serietà, raccontando anche il suo vissuto personale legato alla periferia. “La mia personalissima visione di quello che manca alle periferie è una calendarizzazione di eventi che possano portare al confronto tra le persone ed  evitare i grandissimi eventi al centro di Milano. Parlo di Milano perché è la mia città. Si cerca sempre di fare gli eventi in Piazza del Duomo o a Parco Sempione e ci sono poche iniziative nelle periferie. Ciò che manca è costituita dai centri di aggregazione. Parlo già di quando ero giovane io. Ad oggi, con i social network e la pandemia, la mancanza totale dei centri di aggregazione che parlino con i giovani è enorme. Le biblioteche sono fantastiche ma ci vorrebbe qualcosa che sia più al passo con i tempi”.

Non si è fermato qui. Il rapper ha toccato anche il tema della salute mentale, definendolo “il problema dei prossimi 15 anni”. “Non può essere un lusso, e oggi in Italia purtroppo lo è. Il bonus psicologo non riesce ad assorbire tutta la domanda, e il vero problema è che al centro del dibattito politico, la salute mentale non c’è mai stata. Sta a voi, se davvero volete rappresentare i giovani, portare al centro questo tema. Laddove ci sono battaglie che vanno oltre ai colori politici, io ci sono sempre”. Parole accolte con attenzione dalla platea e rilanciate subito dai vertici del movimento giovanile. Forza Italia, proprio nei giorni scorsi, ha depositato un disegno di legge che prevede la presenza stabile dello psicologo nelle scuole, a partire dalle elementari. Una proposta che, seppur ancora agli inizi del suo iter parlamentare, si inserisce in quella linea di rinnovamento dell’immagine del partito, sempre più attento ai temi sociali.

La presenza di Fedez al congresso, tuttavia, non è solo un episodio curioso o mediatico: è un segnale comunicativo potente. Da una parte, Forza Italia Giovani tenta di rilanciarsi coinvolgendo personalità fuori dagli schemi politici tradizionali. Dall’altra, Fedez continua a costruire un’identità pubblica fluida, autonoma, capace di muoversi tra mondi diversi senza rinunciare alla sua voce.

Non mancano le critiche: c’è chi lo accusa di ambiguità o di spettacolarizzare questioni serie. Ma nel 2025, dove la politica è anche narrazione e posizionamento, il gesto ha un valore preciso: superare i recinti ideologici per portare contenuti nei luoghi dove spesso non arrivano. Ma a parlare, prima ancora delle parole, è stata l’immagine. Al congresso, in mezzo a giovani in giacca e cravatta, stretti in un dress code che richiama la tradizione istituzionale del partito, Fedez si presenta come sempre: cappellino, t-shirt, sneakers. Nessuna concessione estetica al contesto, nessun tentativo di mimetizzarsi. Il messaggio è chiaro, e fortemente simbolico: entra in casa d’altri restando sé stesso, come a voler ribadire che la legittimità di parlare di certi temi non dipende da quanto si è integrati in un codice politico, ma da quanto si è coerenti con il proprio percorso.

Vedere Fedez parlare a un congresso politico è, in fondo, vedere un artista trasformarsi in piattaforma. La sua presenza in un contesto come quello di Forza Italia Giovani è una dichiarazione d’intenti. La politica ha bisogno di contaminazioni, ma ha anche il dovere di non fermarsi alla superficie. E se Fedez riesce a imporre temi fondamentali come la salute mentale e la rigenerazione delle periferie in un’arena dove raramente se ne parla, allora è la politica che deve interrogarsi; perché forse oggi il vero confine non è più tra destra e sinistra, ma tra chi ha ancora il coraggio di ascoltare, e chi no.


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