Sanità in Abruzzo, l’allarme dei medici internisti: tra burnout e fuga dagli ospedali

Sanità in Abruzzo, l’allarme dei medici internisti: tra burnout e fuga dagli ospedali
24 Mag 2026

La Medicina interna in Abruzzo sta attraversando una crisi profonda che rischia di ripercuotersi direttamente sulla qualità dell’assistenza ai cittadini. Negli ospedali regionali il disagio dei professionisti ha raggiunto livelli di guardia allarmanti, amplificato dalla costante presenza di medici gettonisti nei pronto soccorso e da ritmi di lavoro ormai insostenibili. Il quadro emerge con chiarezza dalla survey territoriale condotta da Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, presentata in occasione del trentunesimo congresso nazionale a Rimini.

I dati raccolti tracciano l’identikit di una categoria allo stremo. Oltre il settanta percento dei medici internisti abruzzesi dichiara di aver vissuto periodi di burnout, e quasi la metà degli intervistati ammette di trovarsi ancora oggi in questa condizione di profondo esaurimento psicofisico. Di conseguenza, la stessa percentuale di professionisti sta valutando seriamente l’ipotesi di lasciare anticipatamente il lavoro. Si tratta di un segnale inequivocabile di una pressione che va ben oltre il semplice accumulo di turni e che investe la prospettiva stessa di continuare a operare in corsia a condizioni giudicate sempre più gravose. La federazione ricorda che il burnout non coincide con una banale stanchezza, ma si traduce in una minore lucidità, nella difficoltà di recupero e in una maggiore fatica nelle relazioni con colleghi e pazienti; quando colpisce una quota così rilevante di personale, l’emergenza smette di essere individuale e diventa un problema organizzativo sistemico.

A complicare lo scenario strutturale vi è il ricorso ai contratti a gettone o a professionisti autonomi, una realtà segnalata in oltre il quaranta percento dei pronto soccorso abruzzesi. Secondo Fadoi, questa tendenza espone i cittadini al rischio di una risposta sanitaria basata su soluzioni tampone, laddove i reparti avrebbero invece un disperato bisogno di équipe stabili e strutturate, capaci di gestire la complessità quotidiana.

Di fronte a questa emergenza, la reazione dei camici bianchi è unanime. La totalità dei medici intervistati indica come priorità assoluta e non più rimandabile l’assunzione di nuovo personale medico e infermieristico. Parallelamente, la maggioranza dei professionisti chiede una riclassificazione delle Medicine interne come reparti a medio-alta intensità di cura, una misura necessaria per riconoscere ufficialmente la complessità dei pazienti assistiti e il carico reale sostenuto dai team ospedalieri. La Medicina interna rappresenta uno dei nodi nevralgici delle strutture ospedaliere, il luogo in cui convergono i pazienti più fragili, anziani e spesso affetti da polipatologie. Garantire organici adeguati e il giusto riconoscimento assistenziale non è dunque una rivendicazione corporativa, ma una scelta fondamentale per tutelare la salute dei medici e, soprattutto, la sicurezza dei pazienti.


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