L’Aquila – “Votare no perché si tratta di una modifica della Costituzione di cui non sentivamo alcun bisogno”. È l’appello lanciato da Rocco Maruotti, Pubblico ministero a Rieti e segretario generale dell’Associazione Nazionale Magistrati, intervenuto oggi al Palazzetto dei Nobili in occasione dell’incontro promosso dal Comitato per il NO della società civile e dal Comitato Giusto Dire No.
Al centro del confronto, il referendum costituzionale sulla riforma della magistratura. Secondo Maruotti, la separazione delle carriere “è già sostanzialmente in atto da anni, quasi definitivamente dal 2022 dopo la riforma Cartabia” e sarebbe stata utilizzata come “pretesto” per intervenire sull’assetto del Consiglio Superiore della Magistratura. «Il Csm – ha sottolineato – è un organo di rilevanza costituzionale voluto dai padri costituenti per garantire l’autonomia e l’indipendenza della funzione giudiziaria, non del singolo magistrato, ma della sua funzione che è a tutela dei diritti e delle libertà dei cittadini”.
Per il segretario dell’ANM, indebolire quell’equilibrio significherebbe incidere direttamente sulle garanzie democratiche: «Un magistrato meno coraggioso, perché meno tutelato nella sua indipendenza, è un magistrato meno capace di difendere soprattutto i diritti dei più deboli».
Uno dei nodi principali riguarda la divisione del Consiglio Superiore della Magistratura e quindi crearne anche uno autonomo per i Pubblici Ministeri. «Oggi nel Csm siedono cinque Pubblici Ministeri su trentatré componenti; con la riforma, nel loro Consiglio sarebbero dieci su quindici», ha spiegato Maruotti. Una modifica che, a suo avviso, comporterebbe inizialmente «maggiore autoreferenzialità e corporativismo nella prima fase», ma che potrebbe aprire successivamente la strada a un intervento politico volto a ricondurre il pubblico ministero sotto controllo. “Si rischia – ha osservato – di offrire il pretesto per sostenere che un corpo di funzionari con così tanta autonomia debba essere sottoposto a indirizzo politico”.
Maruotti ha poi ribadito la centralità del ruolo del Pubblico ministero nell’assetto costituzionale: “I cittadini hanno bisogno di un PM che ragioni come un giudice, che tenga a cuore prima di tutto i diritti, non il semplice raggiungimento di un risultato”.
Nel corso dell’iniziativa sono intervenuti anche l’avvocata e consigliera comunale Simona Giannangeli, il segretario della CGIL L’Aquila, Francesco Marrelli, la GIP del Tribunale dell’Aquila Giulia Colangeli e il professore di Diritto costituzionale dell’Università dell’Aquila Fabrizio Politi, che hanno approfondito i profili costituzionali e le ricadute sul sistema delle garanzie.
Non è mancato un riferimento al clima politico che accompagna la consultazione. “Avevamo segnalato già a marzo 2025 il rischio di una forte polarizzazione perché è una proposta arrivata dal governo sulla quale il Parlamento non ha potuto introdurre alcuna modifica – ha ricordato Maruotti –. Purtroppo avevamo ragione e oggi assistiamo a un Paese diviso e a una delegittimazione della magistratura che rischia di diventare funzionale nella narrazione di certa politica per cercare di ottenere il risultato di far vincere il sì”.
L’incontro aquilano si inserisce in un ciclo di appuntamenti in diverse città italiane. “Quando si mette mano alla Costituzione – ha concluso – i cittadini si chiedono quale sia il prezzo. E se il prezzo è la democrazia, in loro si accende inevitabilmente un campanello d’allarme che secondo me li porterà a respingere questo tentativo di revisione costituzionale”.
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