Non soltanto un nuovo socio, ma un nuovo modello di gestione del calcio. È questo il messaggio lanciato dalla Fondazione OPE Sportiva, il soggetto costituito da sei imprenditori che nei giorni scorsi ha acquisito il 49% de L’Aquila 1927, rilevando la quota del Gruppo Baiocco.
La sala dello stadio Gran Sasso d’Italia ieri era gremita di tifosi, soci dell’azionariato diffuso e appassionati rossoblù per il primo incontro pubblico della nuova realtà societaria, chiamata a rafforzare il progetto del club. Tra i partecipanti anche Marco Ficorilli, rappresentante dell’azionariato diffuso nel nuovo Consiglio di amministrazione, i dirigenti Gadaf Haliti e Pasquale Ciammetti, Lorenzo Del Pinto Club Manager e Maurizio Ianni. Più volte è stato ricordato il nome di Graziano Rosone, imprenditore edile da poco scomparso all’età di 62 anni, che ha dato una gran mano anche all’Aquila 1927
A spiegare il senso dell’operazione “Fondazione” è stato uno dei cofondatori , l’avvocato aquilano Andrea Tatafiore, intervistato in esclusiva da Abruzzo Sera:
“Vogliamo lanciare un messaggio nuovo – ha spiegato –. Non riguarda soltanto L’Aquila, ma il modo stesso di intendere lo sport professionistico. L’obiettivo è coniugare il perseguimento dei valori morali con quelli sportivi, dando stabilità alle società. Più che competere esclusivamente per vincere, vogliamo costruire le condizioni per competere con continuità, solidità economica e organizzativa”.
I soci della fondazione presenti ieri all’incontro erano, oltre Tatafiore – già componente del CdA de L’Aquila 1927 nella stagione precedente – Nicola Cesare, imprenditore nel settore della salute, ex presidente del Termoli Calcio, responsabile della parte sportiva; Massimo Biancone, presidente della CNA L’Aquila, consigliere della Camera di Commercio Gran Sasso d’Italia, con delega al branding e alla comunicazione del progetto.
Oltre loro sono stati annunciati anche Giovanni Di Gianfrancesco, imprenditore edile e Romi Fuke, imprenditore italo-giapponese attivo nei progetti di investimento e sviluppo sportivo, già noto per iniziative nel calcio italiano e annunciato proprio ieri, con un po’ di sorpresa, Presidente della squadra sarda Monasitr 1983, che milita sempre in Serie D, Girone G.
Tatafiore ha anche parlato di un sesto socio già certo, ma di cui si attende ancora per dare l’ufficialità. Altri soci possono entrare in quanto si tratta di una “fondazione di partecipazione”, che quindi è strutturalmente aperta all’ingresso di nuovi aderenti entro 60 giorni dalla sua costituzione.
Una fondazione, non una cordata
La scelta della forma giuridica rappresenta l’aspetto più innovativo del progetto. “Non siamo una cordata nata per acquistare una squadra – ha spiegato Tatafiore –. La Fondazione nasce con finalità morali e sportive. Per statuto non potrà mai superare il 49% della società e le quote non potranno essere vendute. Non esiste quindi alcuna finalità speculativa.”
Anche nell’eventualità di uno scioglimento, il patrimonio della Fondazione non tornerebbe ai soci fondatori ma verrebbe destinato, come previsto dalla normativa, a finalità pubbliche analoghe.
“L’Aquila rappresenta il primo esperimento di questo modello – ha aggiunto – ma l’idea è quella di costruire qualcosa che possa diventare un riferimento anche per altre realtà sportive. Volgiamo unire l’unicità del messaggio dell’Aquila 1927 “la squadra della gente”, a quella dell’unicità di un messaggio nuovo per la partecipazione sportiva”.
Dalle risorse alle professionalità
Accanto all’investimento economico, la Fondazione punta soprattutto sull’aggiunta di professionalità.
“Non portiamo soltanto risorse – ha sottolineato Tatafiore – ma competenze nella governance, nel controllo di gestione, nella legalità e nell’organizzazione. Vogliamo costruire una struttura stabile che possa programmare il futuro”.
Una visione condivisa anche dall’altro socio Nicola Cesare: “Io non credo nei benefattori – ha affermato –. Sono qui perché credo nel progetto. Se un progetto è serio, restituisce valore a tutti, ma prima bisogna costruirlo bene.”
Cesare ha insistito soprattutto sul tema dell’organizzazione, sostenendo che il successo non dipenda esclusivamente dalle risorse economiche. “La squadra può ottenere diversi punti in più se la società è organizzata in un certo modo. Il budget è importante, ma da solo non basta. Anzi, quando ci si sente troppo comodi si rischia di perdere quella fame necessaria per raggiungere i risultati”.
Tra gli obiettivi da lui annunciati anche l’introduzione di strumenti innovativi nel campo delle neuroscienze applicate alla performance sportiva, settore nel quale opera la società guidata da Cesare.
Il contributo delle professionalità
A intervenire anche l’altro socio fondatore presente, Massimo Biancone, presidente della CNA provinciale dell’Aquila e consigliere della Camera di Commercio Gran Sasso d’Italia.
Arrivato in città dopo il terremoto e ormai profondamente legato al territorio, Biancone ha spiegato che il proprio contributo riguarderà branding, marketing e comunicazione.
“Non vogliamo creare l’ennesima struttura – ha detto – ma rafforzare il brand L’Aquila 1927 insieme alle professionalità già presenti nella società, anche in vista del centenario.”
Serie C sì, ma con continuità
Il traguardo sportivo resta dichiarato: riportare L’Aquila in Serie C. Ma la parola d’ordine è programmazione.
“Non possiamo promettere la vittoria – ha osservato Tatafiore –. Il campionato di Serie D è probabilmente il più difficile del calcio italiano e la palla è rotonda. Quello che possiamo garantire è di aver costruito le migliori condizioni possibili.”
La Fondazione, ha spiegato, punta a dare copertura economica e stabilità almeno per un ciclo triennale. “Ci siamo affidati a una direzione sportiva di alto livello, a un allenatore tra i più vincenti della categoria e a un sistema di controllo societario che permetta di guardare non a una sola stagione ma ai prossimi anni”.
Infine “non vogliamo essere i proprietari che arrivano, mettono i soldi e decidono tutto. Vogliamo costruire un modello stabile, fondato sulle competenze e sulla partecipazione”.
Negli interventi di alcuni rappresentanti dei tifosi è emersa la necessità di voler dare continuità al progetto, invitando la tifoseria a sostenerlo senza pretendere risultati immediati. Perché la Fondazione è “un’opportunità storica” per il club.
Per i tifosi proprietari del 51% del club tramite l’associazione Aquile rossoblù, l’intenzione insomma è quella di aprire una fase diversa per il calcio aquilano dopo l’esperienza Baiocco: “meno dipendenza dal mecenate di turno, più programmazione, competenze e partecipazione”.
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