di Alessandra Prospero
Sabato 17 maggio l’aquilano Francesco Bignotti si è classificato secondo al Torneo Open internazionale di Borgorose per la categoria Over 2000 (cioè per le posizioni nazionali tra la 2000 e 5000) in cui l’atleta era testa di serie.
Questa medaglia d’argento è un grande traguardo perché, citando l’intervistato, “Non è difficile centrare un obiettivo ma è difficile mantenere la costanza nel centrare degli obiettivi”: a ottobre infatti in un torneo simile tra ma regionale anziché internazionale Bignotti aveva ottenuto il terzo posto quindi nel torneo che l’ha premiato con l’argento la sua prestazione è addirittura migliorata con una percentuale di vittorie molto alta.

“La mia società, la Sporting Club Tof L’Aquila, che tra l’altro è la stata la prima società italiana ad affiliarsi alla FiTET (Federazione Italiana Tennistavolo) dal 1956 e mi ha dato questo riconoscimento: sono infatti da tre anni responsabile dell’area tecnica e insieme a Gianfranco Trotta (viceresponsabile e dirigente) gestiamo la scuola di Tennis tavolo che abbiamo qui all’Aquila, alla Torretta, sotto ai locali della parrocchia di San Mario. È uno sport in ascesa adesso in città perché grazie al lavoro che abbiamo svolto la società è incrementata di diverse unità di persone tanto che quest’anno siamo riusciti a fare quattro campionati differenti: due li abbiamo vinti, abbiamo vinto sia il campionato di Serie C2 con una delle due squadre e abbiamo vinto il campionato di D1 con i ragazzi che ho allenato io e in D2 abbiamo una squadra alle prime armi e l’anno prossimo ci sono altri ragazzi che alleno sempre io e contiamo di vincere anche col campionato. Ci presenteremo infatti con una squadra in più quindi con cinque squadre, Una fra un campionato nazionale di C1, faremo due squadre in C2 e due squadre in serie D2.”
“Racchette in classe”
Parallelamente all’attività in sede, nei mesi di aprile e maggio presso la scuola media Carducci dell’Aquila, abbiamo fatto un corso di avvicinamento al Tennis tavolo con tutte le prime classi, nove per l’esattezza e abbiamo raggiunto circa 180 bambini. Il progetto si chiama “Racchette in classe” e probabilmente di questi ragazzi e ragazze qualcuno dovrebbe venire a giocare con noi a settembre.”
A quali fasce anagrafiche si rivolge questo sport?
“Il tennistavolo si rivolge a tutte le fasce d’età, la migliore è intorno agli 8-9 anni perché per l’elemento del tavolo chiaramente si deve avere una certa altezza per vedere bene quello che succede e si può proseguire fino a 100 e più anni – ironizza lo sportivo -, tant’è che i campionati e i tornei non prevedono limiti di età quindi tranquillamente possiamo trovare un ragazzino di 10 anni che gioca contro uno di 30 o di 40, come uno di 30 che gioca contro uno di 70. Fino ai campionati nazionali non c’è neanche differenza di sesso. Questo è uno sport che premia effettivamente il valore dell’atleta, la tecnica la costanza fisica e l’utilizzo del ragionamento durante il gioco, insomma si gioca ad armi pari”.
Uno degli elementi che ti contraddistingue di più in tutti i campi di applicazione della tua vita è la disciplina. Sei laureato in Ingegneria, hai conseguito una seconda laurea in Filosofia e l’abilitazione all’insegnamento. Non solo, hai preso attivamente parte alla vita politica della città dell’Aquila (Francesco Bignotti è stato assessore alle Politiche sociali). Quanto è importante/necessario avere disciplina in tutti i settori che ci riguardano?
“Secondo me la disciplina è fondamentale perché coadiuva la costanza in tutti gli ambiti, soprattutto quando una persona si cimenta in un’attività prolungata. Un conto è fare qualcosa in maniera sporadica, altra cosa invece è fare un percorso ampio che può essere di studi, professionale, politico o sportivo. Non a caso il tennistavolo per esempio è uno sport in cui la disciplina è fondamentale e non a caso i cinesi, i giapponesi e i coreani sono il non plus ultra nel tennistavolo perché sono molto disciplinati. In Cina il tennistavolo è sport nazionale. Io credo di essermela costruita questa disciplina, sicuramente viene anche dalla mia famiglia però l’ho riscontrata nell’esperienza del campo. Disciplina, costanza e ordine credo siano dei valori oggi e magari prima erano un po’ scontati. Oggi non è così se guardiamo la società che abbiamo intorno e credo che sia un peccato perché è un valore importante a volte può essere un valore aggiunto; oggi dovrebbe essere un valore di base.”
Da professore hai avuto modo di osservare da vicino i ragazzi delle superiori. Che rapporto hanno con la disciplina, con la motivazione e col mondo che li circonda?
“Dipende. Ho avuto a che fare con i ragazzi in plurima veste oltre che di professore, di educatore e di allenatore e per alcune cose hanno molta disciplina, soprattutto con i social: sono precisi, sanno tante cose, come fare per comunicare sui social e quando farlo, in questo sono bravissimi, in altre cose meno. Credo che sia frutto dei tempiperché alla fine dei fatti segue l’andamento della società. La fantasia è fondamentale, lo sappiamo, io sono anche scrittore non potrei mai lasciare da parte l’immaginazione però oggi secondo me si è perso un po’ quell’humus che c’era prima, quel rapportarsi con le persone più grandi, con un insegnante, con un anziano che incontri per strada. Ecco c’era quel rispetto che a volte poteva anche sembrare esagerato però oggi si avverte un po’ la mancanza.”
Un uomo, mille vite. Dalla tua professione di ingegnere alla svolta umanistica, passando per una fortissima passione sportiva e politica.
Lavoro tuttora come ingegnere presso un’amministrazione pubblica ma ho sempre avuto una grande passione per le scienze umanistiche, nello specifico per la filosofia, per la poesia e per la letteratura. Una folgorazione avvenuta (lo ricordo benissimo) verso i 15-16 anni, nel passaggio tra il secondo liceo e il terzo dove cambiano tante cose: cambia proprio l’approccio alla materia. Ho avuto dei professori come il professor Galli di Lettere, la professoressa Zaccagno di filosofia e il compianto professor Fabrizio “Schulz” Scarsella di educazione fisica che sono stati dei maestri di vita che mi hanno avvicinato, ognuno in maniera diversa, non solo alla disciplina ma al modo di viverla e di tramandarla. Lì si annida la folgorazione anche per l’arte dello scrivere. L’ingegneria è comunque parte importante del percorso.”

Ti manca la politica?
“Questa è una domanda che mi fanno in molti, mi chiedono “Perché non torni?” La politica si può fare in tanti modi, anche non essendo attivamente un uomo una donna all’interno delle istituzioni. Credo la politica di fatto si faccia un po’ tutti i giorni se la si voglia fare e se la si intenda in altro modo, cioè anche semplicemente nel senso proprio del termine etimologico, cioè interessamento per la polis, per la città, per il territorio. Io sono una persona innamorata di questo territorio, non potrei stare altrove. Secondo me la forma migliore di politica è quella che si può fare vivendo quotidianamente il territorio e lavorando per il territorio perché poi nelle varie associazioni di cui faccio parte facciamo questo insieme ai miei compagni di viaggio e insieme a mia moglie: ccerchiamo di valorizzare il territorio per il territorio stesso. La politica a grande scala la continuo a fare tutti i giorni, poi per i ruoli attivi chissà, mai dire mai”.

Che cosa ti aspetti da questo 2026 con L’Aquila Capitale Italiana della Cultura?
“È un grande riconoscimento e una grande opportunità che non deve cogliere solo la politica o l’amministrazione ma che tutti devono cogliere, ognuno per il suo ruolo. Non deve rappresentare un evento a sé stante ma dovrebbe essere una tappa del percorso non un evento Festival, perché non serve a nessuno. Spero che soprattutto i giovani insieme all’università e alle scuole abbiano voglia di cogliere quest’opportunità. E il territorio tutto.”
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