Festival del libro, a L’Aquila la cultura consegnata nelle mani dell’estrema destra

Festival del libro, a L’Aquila la cultura consegnata nelle mani dell’estrema destra
13 Lug 2023

di Alessandro Tettamanti

La bufera sul Festival del libro sembrava essersi smorzata, con il Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi che in serata chiedeva di escludere dal Festival del Libro Franco Nerozzi, personaggio reo di aver espresso giudizi antisemiti in varie esternazioni sui social.

Stamane però una nota dell’Associazione “Castelli di Carta”, con sede nel Comune di Voghera, promotrice del Festival e beneficiaria del contributo di 20mila euro da parte del Comune dell’Aquila, scrive una nota in cui ci tiene a far sapere che “recepisce” le dichiarazioni del Sindaco “annunciando, di pari passo che lo stesso autore, invitato a non prendere parte alla manifestazione, ha fatto pervenire una nota alla nostra associazione con la quale dichiara la sua volontà di non partecipare più alla rassegna”. 

Nota piuttosto inutile che suona un po’ contrappositiva da parte dell’associazione promotrice, che sembra essere stata toccata più che altro nel suo orgoglio, così come l’indifendibile Nerozzi, riguardo al quale ci tiene a far sapere che non è stato tanto il Sindaco ad averlo eliminato, ma lui stesso a non aver voluto più partecipare. In tutto ciò il sito www.laquilacittadellibro.it oggi è offline.

Ma a chi si è rivolta l’Amministrazione Biondi per organizzare questo festival? Chi ha finanziato? A chi è in mano la cultura nella città capoluogo? A quale tipo di operazione culturale, più precisamente, la città laboratorio della destra destra è sottoposta?

La nota dell’ufficio stampa dell’associazione Castelli di Carta è firmata Stelio Fergola (nella foto di copertina), giornalista, penna del Primato nazionale e già direttore di Oltre la linea punto di riferimento della galassia “rossobruna”, meglio definita oggi come la nuova sinistra di destra, che ha scritto libri come “L’inganno antirazzista”  pubblicato dalla casa editrice “passaggio al bosco“. Casa editrice che ha come riferimento  l’universo culturale neo fascista, nata all’interno del centro culturale fiorentino Casaggì ben raccontato da questo articolo della rivista dell’Anpi Patria indipendente che li definisce come “sospesi tra nazismo e destra istituzionale”.

Lo stesso humus culturale da cui attingono associazioni come Casa Pound da cui proviene il Sindaco dell’Aquila Biondi, che fino al 2016 vi ha militato.

Come riporta un approfondito articolo di Dinamo Press, in un intervista sul suo ultimo libro, Fergola, si dice “convinto [che] sussistano interessi di vario genere che convergono tutti a danno” dell’esistenza di quella che lui definisce ‘razza bianca’. Nella stessa intervista, Fergola afferma di dare una valutazione positiva al periodo fascista, pur specificando di non avere «alcun interesse a rimettere in piedi un processo ideologico-politico affine a quello del fascismo» perché interessato invece a “difendere la società italiana e i suoi lavoratori, l’Italia come concetto culturale e identitario”.

Oggi Fergola scrive sul Primato nazionale in risposta al comunicato del Partito Democratico aquilano di ieri: “il Pd odia la cultura, ma si spaccia come promotore della stessa. Per non parlare della solita aura di presunta superiorità morale di cui si fregia praticamente da sempre, anche nelle sue versioni progenitrici. Per i signorotti dem, il festival dell’Aquila è “una passerella di esponenti di estrema destra”. Il che rappresenta già di per sé una bella ignoranza in materia, mettendo nel calderone confuso della “estrema destra” personaggi governativi o addirittura completamente distanti, per non parlare di visioni sociali ed economiche spesso agli antipodi. Il sottoscritto parteciperà alla fiera e terrà una conferenza. Anche Corrado Ocone – per fare un esempio – parteciperà alla fiera, tenendo una conferenza. Ma tra chi scrive e il collega summenzionato vigono differenze enormi, soprattutto sull’idea economica della società e su approcci liberali che non sono condivisi. Dunque il pasticciaccio ignorante dei presunti democratici si commenta da solo, anche se si potrebbero fare tanti esempi per sbugiardarlo”.

Per tutta risposta il Pd aquilano e quello regionale dei neo segretari Marinelli e Avellani, in una nota odierna congiunta, affermano che non è lecito finanziare con soldi pubblici chi vuole il ritorno del fascismo, chiedendo l’immediato ritiro del contributo loro dato da Comune e Regione che ammonta complessivamente a 40mila euro.

“Se Biondi in poche ore ha la possibilità di escludere un partecipante, rivela la regia del Comune dell’evento, e quindi la scelta stessa di altri che interverranno, compresi quelli che abbiamo elencato, ricordando la provenienza dichiaratamente fascista. Il Comune, e la Regione, che stanzia un contributo altrettanto significativo. È lecito usare i soldi delle istituzioni, dei cittadini, per sostenere le posizioni di chi vuole il ritorno del fascismo? O non sono, almeno non dovrebbero essere, quelle istituzioni antifasciste per Costituzione? Per noi è ovvio che non sia lecito, bensì semplicemente vergognoso“.

D’altra parte – aggiungono Marinelli e Avellani – è davvero difficile a credersi che Biondi e Marsilio non conoscano la provenienza politica degli organizzatori del festival che hanno deciso di finanziare, l’associazione Castelli di Carta, che già era finita al centro delle polemiche per una kermesse animata a Todi. In quella occasione, era stato dimostrato come l’associazione ruotasse intorno alla più nota Casa Editrice Altaforte, vicina al movimento politico di CasaPound, e dal catalogo di pubblicazioni inequivocabili (Diario di uno squadrista toscano; Le soldatesse in grigioverde. Con il memoriale di Piera Gatteschi Fondelli generale delle ausiliarie della RSI; Risorgere e combattere; I discorsi della Repubblica Sociale e il testamento politico di Benito Mussolini; Oltre il maschio debole – Prospettive per ritrovare la ‘Via del guerriero’, alcuni dei titoli).

Quella stessa Altaforte, allontanata dal Salone del Libro di Torino, guidata da Francesco Polacchi – ‘prima di essere un editore, sono un militante di CasaPound e non mi vergogno di questo’, così si presenta – già a processo per lesioni personali durante una manifestazione e per il richiamo al partito di Mussolini durante le commemorazioni, nel 2019, per la morte di Sergio Ramelli. Un nome che torna di questi tempi, all’Aquila“.

Per queste ragioni – concludono Marinelli e Avellani – di ben altri gesti avremmo avuto bisogno, dal sindaco Biondi, come dal presidente Marsilio: le scuse, e il ritiro del contributo e di qualsiasi accostamento delle istituzioni alla manifestazione“.

Sul Festival del libro aquilano prende la parola anche l’onorevole Scrive anche l’onorevole Elisabetta Piccolotti (Verdi Sinistra): “A L’Aquila alla fine si sono resi conto che invitare ad un Festival librario un noto antisemita era forse troppo. Quando vengono scoperti, fanno marcia indietro e fanno le vittime. La destra quando va al governo dà il peggio di se, continua a strizzare l’occhio ai propugnatori delle idee più infami e alle nefandezze neofasciste”

“Nella preparazione del Festival del libro de L’Aquila, patrocinata da Comune e Regione Abruzzo – continua Piccolotti – non solo la  destra è riuscita ad organizzare un un incredibile evento senza libri e i suoi autori chiamando esclusivamente amichetti del loro schieramento, ma era riuscita anche ad avere come relatore un tizio, Franco Nerozzi che oltre ad essere stato un mercenario in golpe all’estero (e condannato)  è un antisemita dichiarato tanto da essere responsabile di affermazioni del tipo “ebrei imbroglioni dal naso adunco” dedicato ai giornalista David Parenzo o Gad Lerner definito ’uno Shylock’, o mettendo nel mirino un altro giornalista Berizzi di Repubblica, e continuando con i più triti e infami  stereotipi antisemiti contro Alan Friedman   o Roberto Saviano, ironizzando addirittura sulla sen. Segre  e il suo ritorno ad Auschwitz.
L’hanno fatta talmente grossa che il sindaco de L’Aquila ha dovuto fare marcia indietro e ha chiesto agli organizzatori di escludere un simile personaggio”.
“Rimane comunque il fatto grave che – prosegue l’esponente rossoverde della commissione cultura di Montecitorio – questa destra quando va al governo dà il peggio di se’,  ha problemi a dirsi antifascista, continua a fare l’occhiolino ai propugnatori di quelle idee neofasciste e neonaziste che non possono avere spazio ed agibilità in un Paese democratica. Un’insulto all’Italia, uno sfregio alla nostra storia – conclude Piccolotti – e alla nostra cultura”.

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