Ritratti d’autore. La predestinazione: Philip K. Dick

Ritratti d’autore. La predestinazione: Philip K. Dick

di Alessandra Prospero

Philip Kendrick Dick, universalmente noto come Philip K. Dick, tra gli autori più importanti di fantascienza a livello planetario, sembra in realtà uno dei personaggi delle tragedie di Sofocle. Probabilmente molto vicino ad Antigone, a parti inverse e con qualche variazione sul tema, poiché proprio dalla sepoltura della sorella (in Antigone invece muoiono i fratelli Eteocle e Polinice) ha inizio la sua vita psichica e karmica, dopo più di un mese da quella fisica.

Il 16 dicembre del 1928 nasce infatti a Chicago, venendo al mondo con la gemella Jane. Sarebbe qui da menzionare il mito platonico di Er o la teoria hillmaniana della ghianda, secondo cui l’essere umano non viene al mondo da solo ma sempre accompagnato dall’anima, da un compagno a livello spirituale, da un mandato celeste o terreno, da un destino già scritto, da un Codice dell’Anima, appunto, per citare Hillman, e quindi anche dal proprio daimon.

La piccola Jane, più gracile del gemello, purtroppo muore il 26 gennaio del 1929 e i genitori la faranno seppellire nel cimitero di Fort Morgan, in Colorado, in una tomba da due, dando per giunta indicazione di far incidere, sulla lapide vuota accanto alla sua, il nome e la data di nascita del fratello gemello a lei sopravvissuto.

Philip diviene così “il sopravvissuto” e nella sua vita tutto diviene predestinazione sofoclea. Antigone, il cui nome letteralmente significa “nata contro” o “nata in sostituzione” (probabilmente in caso di un altro figlio morto), è chiamata a morire per difendere l’onore del fratello senza sepoltura Polinice; Philip K. diviene il figlio “in sostituzione” chiamato invece a vivere per due.

In un dolente chiasmo esistenziale, a una sepoltura negata (e ad una morte inferta dal proprio, fraterno sangue) corrisponde una tomba vuota che aspetta, cupa di premonizione e di certezza, forse l’unica reale in tutta la vita di Dick.

L’autore de Il cacciatore di androidi, La svastica sul sole, Ubik, Le tre stimmate di Palmer Eldritch (solo per citarne alcuni) passerà tutta la sua esistenza con un’attitudine: quella che si può cogliere nell’esemplificativo titolo della biografia che Emmanuel Carrère dedicherà a Dick, “Io sono vivo, voi siete morti”.

Nello studio delle costellazioni familiari, per definire una condizione del genere, si parla di “irretimento”, di quel fenomeno, cioè, per cui un individuo non è libero poiché il suo destino è irretito in quello di un altro che vive una condizione di assenza, immaterialità o esclusione rispetto al sistema familiare.

Ed è così che nelle sue memorie, Philip ricorda che la madre raccontava quanto Jane fosse scura di capelli e di conseguenza immagina protagoniste delle sue storie con capelli molto scuri, che molto hanno a che fare anche con una dimensione erotica, a sancire quasi in maniera dichiarata il sempiterno legame tra eros e thanatos.

Legame che ritroviamo anche nell’opera Ubik, nella quale i defunti, conservati in bare trasparenti, possono continuare a dialogare con i propri cari attraverso un congegno elettronico, così come farà il protagonista Glen Runciter con la bellissima moglie Ella, la quale, quasi in una rivisitazione fantascientifica de “La bella addormentata”, giace in una di queste bare in una struttura svizzera deputata alla conservazione criostatica.

Torna la bellezza e l’amore (o il rimpianto) per la dimensione parallela, quella su cui Dick si interrogherà per tutta la vita: come sarebbe stato se la gemella fosse sopravvissuta. Per tutta la vita l’autore cercherà una stabilità affettiva, affrontando cinque matrimoni e generando tre figli, uno dei quali sarà oggetto di due episodi della onnipresente predestinazione, per l’esattezza Christopher.

Il ragazzo, terzogenito di Dick, ha un problema alla nascita. Nel frattempo, Dick sogna o riceve informazioni da una luce rosa accecante (che in seguito chiamerà Valis), la quale lo spinge a battezzare il piccolo secondo i riti dei primi cristiani; nel secondo episodio la stessa luce rosa informa il padre che Christopher è in grave pericolo a causa di un’ernia inguinale. Dopo l’iniziale scetticismo del medico, una visita rivelerà che il pericolo è effettivo e il bambino viene operato d’urgenza e salvato.

A proposito degli altri figli dello scrittore, anche la secondogenita, Isa Dick Hackett, avrà dei gemelli, Lucas e Dylan… la predisposizione ricorre nel clan familiare.

Sempre in bilico tra due mondi, tra ciò che è reale e ciò che apparentemente non lo è, per tutta la vita Dick ricerca anche la stabilità economica. Il successo mondiale e cinematografico inizia ad accarezzare lo scrittore con le sapienti mani di Ridley Scott che lo vuole al suo fianco nel lavoro di trasposizione di Il cacciatore di Androidi nel famosissimo Blade Runner. Dick è entusiasta, soprattutto è affascinato dal fatto di poter assistere e partecipare alla trasformazione del linguaggio, dal libro al film.

Il 2 marzo del 1982, però, Philip K. Dick muore facendo trasalire tutti gli appassionati di numerologia che in quel ‘28 invertito (anno della nascita) hanno visto una sorta di chiusura del cerchio e ricongiungimento con Jane. Antigone si ricongiunge a Polinice.

Blade Runner esce pochi mesi dopo.

Non sapremo mai come sarebbe stata la vita di Dick se Jane fosse sopravvissuta, così come non sapremo mai se il cacciatore di androidi (sia nel libro sia nel film) sia a sua volta androide o meno. Ma la traccia di predestinazione relativa all’autore statunitense ci ha lasciato talmente tanti indizi che ancora oggi rimangono innumerevoli chiavi di lettura nascoste o non del tutto approfondite.

“A quelli di sotterra io devo compiacere per più tempo che a quelli di qui: poiché là giacerò per sempre.”
“Antigone”, Sofocle


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