Vinorum, L’Aquila capitale del vino abruzzese

Vinorum, L’Aquila capitale del vino abruzzese
16 Mag 2026

“Edizione bagnata, edizione fortunata”. Con questa battuta il vicepresidente della Regione Abruzzo con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, ha inaugurato la seconda edizione di Vinorum, il festival dedicato al vino abruzzese promosso dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo insieme alla Regione Abruzzo.

Nonostante il maltempo, piazza Duomo si è riempita di visitatori, operatori e appassionati, confermando il crescente interesse attorno a una manifestazione che mette insieme produzione vitivinicola, cultura e promozione del territorio.

Sono 52 le cantine presenti e 250 le etichette in degustazione lungo il percorso allestito nel centro storico del capoluogo. “La presenza di 52 cantine abruzzesi e 250 etichette in degustazione – ha dichiarato Imprudente – testimonia l’unicità di un appuntamento che cresce di anno in anno, tanto quanto cresce la qualità del nostro vino”.

L’evento assume un valore ancora più simbolico nel percorso che porterà L’Aquila a essere Capitale italiana della Cultura 2026, consolidando il ruolo della città come palcoscenico delle grandi iniziative regionali.

Per il vicepresidente regionale, Vinorum rappresenta molto più di un semplice festival enologico: “È un luogo in cui il vino si fa cultura e leva di sviluppo economico e turistico”.

Il villaggio del vino si sviluppa da piazza Duomo lungo corso Vittorio Emanuele II fino ai cortili dei palazzi storici cittadini, trasformati per l’occasione in spazi dedicati a degustazioni, incontri e approfondimenti culturali. Un format che intreccia il racconto del vino con quello della città e delle sue architetture.

Tra i momenti più emozionanti della giornata inaugurale, l’omaggio a Luigi Cataldi Madonna, storico protagonista dell’enologia abruzzese scomparso l’8 dicembre 2025. Nel cortile di Palazzo Spaventa, l’incontro moderato da Giorgio D’Orazio ha visto la partecipazione della figlia Giulia Cataldi Madonna e del giornalista Camillo Langone, che hanno ripercorso il contributo innovativo del produttore alla viticoltura di montagna.

“Nella sua figura l’Abruzzo del vino ha trovato un grande interprete, un uomo di estro e visione, capace di innovare senza perdere il legame con memoria e territorio”, ha sottolineato Imprudente.

Un tributo che ha ricordato quanto la storia del vino abruzzese sia legata non solo ai territori e alle produzioni, ma anche alle persone che ne hanno costruito identità e prestigio.


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