La domenica dedicata alla mamma si conferma uno dei momenti più sentiti dagli italiani e dagli abruzzesi, trasformandosi in un’occasione che unisce il calore familiare a un significativo impatto economico per il settore florovivaistico e dolciario. Secondo le ultime rilevazioni di Coldiretti, quasi un italiano su due sceglierà di omaggiare la propria madre con una pianta o un fiore, preferendo simboli di rinascita come rose, peonie e ortensie, che da soli rappresentano circa il 46% dei regali complessivi. Non mancano però scelte orientate alla golosità, con torte e dolci a forma di cuore, o al benessere, attraverso gioielli e percorsi relax, segni di un’attenzione sempre più personalizzata verso la figura materna.
Questa celebrazione, che oggi percepiamo come moderna e in parte commerciale, affonda in realtà le sue radici in un passato remotissimo. Già le civiltà greca e romana dedicavano riti primaverili alle divinità della terra e della fertilità, come Rea e la Magna Mater, onorando la maternità come principio generatore della natura. Con l’avvento del Cristianesimo, questa venerazione si è fusa con il culto mariano, rendendo maggio il mese dedicato alla Madonna, figura che incarna l’essenza stessa della protezione e dell’amore incondizionato.
In Italia, la festa così come la conosciamo oggi ha una storia curiosa che intreccia promozione territoriale e spiritualità. Sebbene nel 1956 il sindaco di Bordighera, Raul Zaccari, l’avesse introdotta per fini legati alla valorizzazione del settore floreale, fu l’intuizione di don Otello Migliosi a Tordibetto di Assisi, nel 1957, a conferirle un valore universale e cristiano. Da quel piccolo borgo umbro, l’idea di celebrare la madre non solo come pilastro della famiglia ma come ponte tra diverse culture si è diffusa rapidamente in tutta la Penisola.
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