Liceo Scientifico “Vitruvio”: il viaggio della memoria raccontato dagli studenti della classe quinta S

Liceo Scientifico “Vitruvio”: il viaggio della memoria raccontato dagli studenti della classe quinta S
06 Feb 2026

Gli studenti delle classi quinte del Liceo Scientifico “Vitruvio” hanno partecipato al viaggio di istruzione nei luoghi della memoria, visitando i campi di sterminio di Auschwitz – Birkenau. Un’esperienza altamente toccante e formativa fortemente voluta dalla D. S. prof.ssa Nicolina Tania Ulisse

Oggi ci raccontano il dolore visto e toccato con mano i ragazzi della classe V S, accompagnati dalle docenti Maria Carmela Lolli e Barbara Pruiti. Gli studenti concludono con una promessa che è impegno umano: fare in modo che la morte, il dolore, l’orrore vissuto non siano stati inutili.

“Il Liceo Scientifico Marco Vitruvio Pollione di Avezzano ha offerto a noi studenti delle classi quinte, l’occasione di compiere un viaggio d’istruzione in Polonia per visitare, in prossimità della Giornata della Memoria, i luoghi storici che hanno costituito il tragico teatro di uno degli eventi più incomprensibili della storia universale.

Siamo partiti con le nostre insegnanti consapevoli della particolarità dell’esperienza che avremmo vissuto, ma anche fiduciosi che la scoperta di una città storica come Cracovia, cuore pulsante della cultura europea, ci avrebbe regalato emozioni importanti da condividere tutti insieme in questo ultimo scorcio di anno scolastico che ci vede ancora uniti. 

Sono stati tre giorni di immersione totale in luoghi, musei, piazze prima sconosciute e inimmaginabili nella loro compiuta bellezza. 

Scoprire le leggende, i racconti popolari di quella Terra con un passato tanto sofferto è indimenticabile. Il castello di Wawel, la sua imponente Cattedrale con l’omaggio al Papa polacco, Giovanni Paolo II, il drago sputafuoco che sembra tenere d’occhio la Vistola ghiacciata, contribuiscono ad offrire un paesaggio suggestivo ai numerosissimi turisti che si aggirano per i quartieri della città. Ogni angolo di quelle vie è un richiamo storico: il ghetto ebraico con la sua piazza degli Eroi, il quartiere “Casimiro “dove è stato girato il film “Schindler’s List”, il cimitero israelitico, la piazza del Mercato, il Barbacane e ogni altro centimetro quadrato che abbiamo percorso raccontano di un passato che resta memoria per chi vi giunge. Ma chi va a Cracovia sceglie deliberatamente questo posto per toccare con mano l’indicibile. Aveva ragione P. Levi quando scrisse: ”Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo”. 

Noi visitatori di Auschwitz siamo letteralmente ammutoliti davanti a una realtà che la mente umana fatica ad accogliere come realmente accaduta. Eppure, le centinaia di migliaia di scarpe, valigie, protesi, occhiali che sono esposte nei blocchi visitati sono un pugno allo stomaco di chi osserva e ascolta il racconto spesso accorato delle guide locali. 

Nel clima gelido della Polonia, la strada verso Oswiecim inizia a dare subito un assaggio del freddo insopportabile in cui milioni di esseri umani, sono stati scaraventati, congelati nella propria anima prima ancora che nella propria identità. Divorati dalla stanchezza, abbrutiti dalla totale mancanza di igiene, disumanizzati e degradati da ogni sorta di sopruso e di violenza. 

Ad Auschwitz ogni particolare ha un suo sinistro significato. 

L’ingresso è delimitato da un cancello su cui campeggia la famosa scritta” Arbeit macht frei” – il lavoro rende liberi-, un monito per distruggere ogni speranza di uscire vivi nel corpo e nello spirito da quell’inferno surreale, dove centinaia di amorevoli padri di famiglia si scoprivano mostri capaci di azioni indescrivibili. Quegli stessi padri che accarezzavano la sera i loro figli dopo essere stati un’intera giornata a fucilare, gassare, massacrare, impiccare i bambini ebrei. 

A Birkenau i corpi dei piccoli, come quelli degli adulti, passavano nei forni crematori senza sosta e senza alcun rimorso di chi rendeva possibile l’impensabile. Auschwitz è diventato il simbolo del male assoluto, del baratro più nero nel quale è precipitata una grossa fetta del mondo, in un momento in cui gli esseri umani hanno smarrito la guida della ragione. 

È la notte dell’umanità e noi giovani generazioni abbiamo il dovere assoluto di tenere sempre accesa la luce della verità e del Bene. 

Custodiremo questa esperienza e la racconteremo a chi non sa cosa può accadere quando si dimentica di essere umani. 

In un mondo che non vuole imparare la lezione della Storia ci impegniamo a contrastare le ingiustizie, a mitigare le sofferenze, ad abbassare i toni del confronto e ad alzare la voce del passato nella speranza assoluta che “la loro morte non sia stata inutile”.

 


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