C’è un momento, nella storia della scienza, in cui l’ignoto smette di essere immaginazione e diventa scoperta. Per l’astrofisica moderna, quel momento porta la data del 1995: la scoperta del primo pianeta extrasolare in orbita attorno a una stella simile al Sole. A firmarla furono due ricercatori dell’Università di Ginevra, il professore Michel Mayor e il suo allora studente Didier Queloz, premiati con il Nobel per la Fisica nel 2019 per aver aperto una nuova era nella comprensione dell’Universo.
Oggi, a distanza di trent’anni da quella rivoluzione scientifica, è stata L’Aquila ad accogliere uno dei protagonisti di quella svolta epocale. Nell’ambito dell’edizione 2026 di SPACERAISE, il professor Mayor ha tenuto una lectio magistralis presso il Gran Sasso Science Institute, regalando a studenti, ricercatori e appassionati un viaggio affascinante tra scoperte astronomiche, nuove tecnologie e interrogativi destinati a ridefinire il futuro dell’umanità. Con tono pacato ma carico di meraviglia, Mayor ha ripercorso le tappe che hanno portato all’individuazione del pianeta 51 Pegasi b, il primo esopianeta mai scoperto attorno a una stella simile al Sole. Una scoperta che, fino ad allora, apparteneva più alla fantascienza che alla ricerca sperimentale.
Da quel momento, la domanda “siamo soli nell’Universo?” ha smesso di essere soltanto filosofica. Oggi gli astronomi conoscono migliaia di esopianeti, mondi lontani e diversissimi tra loro, alcuni potenzialmente abitabili. E proprio sulle prospettive future della ricerca si è concentrata la lectio del Nobel svizzero: strumenti sempre più sofisticati, nuove missioni spaziali e la concreta possibilità, nei prossimi decenni, di individuare tracce di vita oltre la Terra.
Ma la lezione di Mayor non è stata soltanto scientifica. È stata anche una riflessione sul valore della curiosità, della perseveranza e della ricerca libera. «La scienza cambia il modo in cui guardiamo il mondo», ha ricordato agli studenti presenti in aula, sottolineando come le più grandi rivoluzioni nascano spesso da intuizioni considerate inizialmente impossibili. La presenza di un Premio Nobel a L’Aquila non rappresenta un episodio isolato, ma il simbolo di una realtà che negli ultimi anni ha saputo costruire una reputazione internazionale nel campo della ricerca avanzata.
Il Gran Sasso Science Institute è oggi uno dei poli scientifici più dinamici e prestigiosi d’Europa: una scuola universitaria d’eccellenza nata dopo il terremoto del 2009 come progetto di rinascita culturale e scientifica del territorio, diventata in pochi anni un laboratorio globale di idee, innovazione e formazione.
Fisica astroparticellare, matematica, informatica, scienze sociali: il GSSI richiama studenti e ricercatori da tutto il mondo, creando a L’Aquila un ambiente internazionale in cui il sapere si intreccia con la ricerca di frontiera. Una “fucina di talenti”, capace di trasformare una città segnata dal dolore in un punto di riferimento per la conoscenza e l’alta formazione.
Ed è forse proprio questo il valore più profondo di eventi come SPACERAISE: mettere in dialogo giovani studiosi e grandi protagonisti della scienza contemporanea, offrendo alle nuove generazioni la possibilità concreta di immaginarsi dentro il futuro della ricerca. E mentre Michel Mayor raccontava mondi lontani a anni luce dalla Terra, emergeva con forza anche un’altra verità: che la conoscenza può diventare motore di rinascita, identità e futuro.
L’Aquila non è soltanto una città che ricostruisce i propri edifici. È una città che sta ricostruendo il proprio ruolo nel mondo attraverso la cultura, l’università e la ricerca scientifica. E il GSSI ne è oggi una delle espressioni più luminose. Per questo lascia un po’ di amarezza ricordare che, durante la cerimonia inaugurale di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, nessun rappresentante del GSSI fosse presente. Un’assenza che stride con il prestigio internazionale raggiunto dall’istituto e che racconta, forse, una difficoltà ancora tutta aquilana: riconoscere fino in fondo le proprie eccellenze mentre il resto del mondo ha già iniziato a farlo.
Al Gran Sasso Science Institute la presentazione del “primo lancio” del progetto, che prevede un percorso formativo su STEM e citizen science, oltre alla costruzione di un telescopio per raggi cosmici in 13 scuole di Abruzzo, Basilicata e Campania.
Le analisi sulle esche rinvenute nel Parco Nazionale d’Abruzzo hanno individuato fitofarmaci utilizzati in agricoltura. L’inchiesta sulla morte di decine di lupi e altri animali selvatici entra in una fase decisiva.
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