L’Abruzzo alle spalle e Bologna davanti: giovani abruzzesi danno vita ad AbruzzoLento

L’Abruzzo alle spalle e Bologna davanti: giovani abruzzesi danno vita ad AbruzzoLento
Il comitato Abruzzo Lento a Bologna
04 Lug 2025

di Sara Ramzi

“C’è chi ha vissuto in città, chi in paese; c’è chi ha voluto andar via e chi non l’avrebbe mai fatto; c’è chi tornerebbe domani e chi non tornerebbe mai. Eppure qualcosa in comune l’abbiamo tutti, insieme ad altre migliaia come noi. Abbiamo l’Abruzzo alle spalle e Bologna davanti”.
Così, in un post sui social network, un gruppo di giovani donne e uomini annuncia la nascita del primo comitato tutto abruzzese a Bologna. Si chiama Abruzzo Lento ed è una comunità in cui giovani abruzzesi vogliono costruire dei momenti di aggregazione e riflessione su temi politici e sociali. Lo racconta ad Abruzzo Sera Fabio D’Alfonso, uno dei membri del comitato. Cresciuto tra L’Aquila e Pescara, undici anni fa si è trasferito nel capoluogo emiliano per fare l’università: “Sono arrivato qui per studio e nel frattempo ho fatto tantissimo attivismo, soprattutto in università. Poi, nel 2016 c’è stata invece l’apertura del circolo Arci Ritmo Lento, con cui ci occupavamo di vari temi, tra cui quello della crisi abitativa. Già in quell’esperienza ci siamo resi conto di essere in tanti dall’Abruzzo. Che fosse nell’attivismo, nell’università o nel lavoro, nei miei percorsi a Bologna ho sempre incontrato molti abruzzesi”.

Finite le scuole superiori, il 39% degli studenti e delle studentesse abruzzesi decidono di andare a studiare fuori dalla propria regione. Un dato al di sopra della media nazionale, che si attesta attorno al 24%. È quanto emerge da uno studio dei  flussi di studenti e studentesse fuorisede di Skuola.net, condotto sui dati del Ministero dell’Università e della Ricerca inerenti all’anno accademico 2022/2023. Le mete principali sono Roma e Bologna. Secondo un report dell’Università di Bergamo, il 10% degli studenti dell’università La Sapienza della capitale vengono dalla provincia dell’Aquila. Il 6% degli iscritti all’Alma Mater Studiorium di Bologna, invece, da quella di Pescara.

“Noi di Abruzzo Lento veniamo da tutte le province, la composizione del comitato è molto variegata. A Bologna, però, abbiamo notato in generale una presenza importante dalla costa. Soprattutto dalla parte sud, dalle zone di Lanciano, Vasto, San Vito Chietino”, spiega D’Alfonso.

L’emigrazione di abruzzesi a Bologna è un fenomeno che va avanti da qualche generazione, sottolinea: sono infatti vari i ristoranti nati negli anni in cui trovare piatti tipici della regione. “È presente una dimensione abruzzese in ambito più commerciale, la nostra l’idea invece è quella di costruire uno spazio un po’ più culturale, sociale”. Così, un gruppo di quindici perone ha deciso di organizzare una prima serata con l’obiettivo di costruire un percorso più ampio nei prossimi mesi. “E quindi non si tratta di cibo, di dialetti, di malinconia. Si tratta di dare valore alle storie di ognuno di noi che in un modo o in un altro sono intrecciate con quella di una terra dura, difficile, povera, ma dolce e accogliente allo stesso tempo. A RitmoLento, con la buona scusa di un migliaio di arrosticini, insieme ad un centinaio di persone, abbiamo ricominciato a mettere insieme i pezzi della grande storia collettiva di cui facciamo parte, quella di chi non vede nell’identità un motivo di esclusione, quanto invece un’occasione per mettersi in relazione con l’altro”, si legge in un comunicato di lancio del comitato.

Così, in uno spazio in cui – sottolinea ridendo D’Alfonso – le tipiche rivalità regionali si annullano, nasce la volontà di affrontare temi politici importanti, compresi quelli che hanno determinato la scelta di alcune e alcuni di loro di andare fuori. “Non vogliamo proporre un’oasi felice e idealizzata abruzzese a Bologna, ma ci piacerebbe ragionare su questioni sociali e politiche legate alle condizioni strutturali che rendono l’Abruzzo, di fatto, una regione del sud Italia, frutto di scelte politiche negli anni ben precise. Vogliamo fare politica a distanza, parlando da qui di Abruzzo e provando anche a incidere nel dibattito abruzzese, perché no”, conclude.


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