Di Nunzia Masci
Trent’anni di ricerche, centinaia di paesi percorsi e oltre trecento edicole sacre catalogate per salvare dall’oblio la memoria storica e antropologica del territorio aquilano. Un’opera preziosa che viene presentata ufficialmente oggi pomeriggio, domenica 27 settembre, alle ore 18.30 al Centro Parrocchiale San Giustino in Via del Cardinale a Paganica, grazie al volume “Le edicole sacre nell’antico circondario di Paganica” curato da Umberto Degano per l’associazione “La riga di mezzo”.
La passione dell’autore per questi piccoli monumenti è nata quasi per caso alla fine degli anni Novanta, passeggiando tra i vicoli della Capitale. «Adesso meno, ma per anni sono andato in giro ogni sabato e domenica andando alla ricerca delle edicole rimaste, circa 600, dislocate a Roma. Nel 2000, in occasione del Giubileo, mi era venuto in mente di presentare una pubblicazione. Poi la mia attenzione si spostò sul territorio aquilano. Ciò che mi aveva colpito è che non c’era letteratura a riguardo», racconta Degano, informatico di 78 anni originario di Giulianova, ma romano d’adozione. La spinta iniziale si è trasformata in un’imponente indagine che ha toccato oltre cento paesi della vallata aquilana – da Cagnano a Molina Aterno, passando per l’altopiano delle Rocche, la zona subequana, Bominaco e vallata del Tirino – censendo oltre 320 edicole. «In tutto questo tempo ho voluto raccogliere testimonianza di un passato che si va perdendo con la scomparsa degli anziani, cui si accompagnano usi, tradizioni antiche e storia. È stato difficile dunque reperire informazioni. La mia è stata una ricerca antropologica, tra le persone che oggi non ci sono più».
Nel corso del suo lavoro sul campo, l’autore si è reso conto di come i ritmi della modernità abbiano cambiato radicalmente il nostro modo di vivere i luoghi. «Ho potuto constatare che molte persone non sapevano nemmeno dell’esistenza delle edicole, collocate nei posti più impensati, piccole e grandi. Non ci si fa caso. Fanno parte dell’arredo urbano, sotto i nostri occhi da sempre, ma allo stesso tempo sfuggenti all’attenzione. Adesso ormai la gente nei paesi va solo a dormire, ci si sposta molto di più in macchina, mentre prima la vita quotidiana si viveva maggiormente tra i vicoli e le piazze».
Il volume attuale, dedicato all’antico circondario di Paganica e che abbraccia Aragno, Assergi, Bazzano, Camarda, Filetto, Onna, Paganica, Pescomaggiore, San Gregorio e Tempera, mappa cinquantuno edicole in totale, di cui ben ventidue concentrate proprio nella frazione più popolosa del territorio. Rappresentano infatti il 43% del complesso. Tuttavia, il terremoto del 6 aprile 2009 e la successiva incuria hanno inferto ferite profonde, facendo scomparire o danneggiando manufatti storici come quelli di Via dei Rondoni e Via delle Brecce. «Questo modo di agire lascia l’amaro in bocca perché poco attento alla storia religiosa del paese e all’arte, sebbene minore. Viene meno così «quella devozione popolare tipica dei secoli passati», si osserva nel libro.
La situazione non è meno complessa nel capoluogo, dove L’Aquila vanta una concentrazione ancora superiore con oltre trenta edicole mappate, ma segnata da una decina di esse, ormai irrimediabilmente perdute. Tra le testimonianze uniche salvate dall’archivio fotografico e mnemonico dell’autore figurano immagini di edicole scomparse, come quella situata alla stazione nei pressi del Consorzio agrario o quella in Via Sant’Antonio Pinto a piazza Fontesecco. Accanto a queste, vi sono manufatti che portano i segni del tempo o di restauri infelici, come l’edicola di Via Pavesi, dedicata alla Madonna di Loreto.
Un patrimonio diffuso e fragile che, nelle speranze di tutti, avrebbe dovuto incontrare una diversa attenzione istituzionale, magari trovando spazio e risonanza all’interno delle manifestazioni e dei programmi ufficiali legati a L’Aquila Capitale Italiana della Cultura. Lascia un po’ di amarezza che un’opera di così profonda riscoperta identitaria non abbia ricevuto il giusto interesse da parte dei canali culturali ufficiali. Lode a La Riga di Mezzo che ne ha saputo cogliere il valore per il proprio territorio.
La ricerca di Umberto Degano rimane dunque un prezioso atto d’amore e un presidio fondamentale di salvaguardia, volto a ricordare che, dietro a un semplice affresco o a una nicchia tra i vicoli, si nasconde l’anima profonda della storia e delle tradizioni di un’itera comunità.
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