“Disabile a chi?”: presentazione del libro di Demetra Emanuele e Simone Pavone

“Disabile a chi?”: presentazione del libro di Demetra Emanuele e Simone Pavone
15 Mag 2025

Riceviamo e pubblichiamo

“Mi dispiace doverglielo dire, signora, ma sua figlia Demetra non sarà mai e poi mai in grado di suonare il pianoforte, neanche altri strumenti a dire il vero, le faccia fare qualche attività più attinente alla sua condizione”. Anche con queste premesse si può entrare nel mondo della musica. Lo racconta il libro “Disabile a chi?”, che domani (16 maggio 2025) alle 17.30 sarà presentato dagli autori nella Biblioteca di Spoltore per il Maggio del Libro. Demetra Emanuele lo ha scritto assieme a Simone Pavone, il suo insegnante di musica e vita, per dimostrare agli altri, e a sé stessa, che i limiti possono essere superati. La sua storia è un respiro di vita che prende forma attraverso la musica, lo sport, la pittura, l’amore e la passione, lottando contro il pietismo e la discriminazione. “Quando ero piccola, qualcuno aveva pronunciato questa frase a mia madre Elvira e si riferiva al fatto che ho l’emiparesi sinistra. Suonare uno strumento era uno dei sogni di mia mamma e mio padre (che comunque suona la chitarra). Ricordo la brutta sensazione che provai dopo quelle parole e all’inizio, ci ho voluto credere, mi ero convinta che forse quella persona aveva ragione”.

Demetra quasi dimentica quella “sentenza” ma poi la brutta sensazione ritorna, quando inizia a sentire il desiderio di far uscire qualcosa di bello da sé: “forse non sapevo ancora che volevo fare musica, ma sentivo che volevo creare qualcosa”.

Demetra oggi è una musicista, cantante e anche insegnante di musica, dopo l’incontro con Simone e il suo laboratorio musicale per ragazzi con disabilità.

“Prima regola: nessun pietismo, non userò mai la parola ‘poverina!’, la tratterò con affetto e protezione, tirando fuori il meglio da lei, esattamente come faccio con tutti gli altri”. “Strada facendo”, racconta Demetra parlando del pianoforte, “ho scoperto che ero benissimo in grado di suonarlo (contrariamente a quanto era stato detto a mia madre da quei sapientoni dei medici). Era un rispondere sì per 88 volte (88 come i tasti del pianoforte, 36 neri e 52 i restanti bianchi) ogni volta che mettevo le mani su quello strumento.” E se “la sua mano sinistra non è agile come quella di un pianista ero di rock’n’roll” quel maestro “si è inventato un modo tutto mio per farmi suonare i bassi, la destra invece si occupa di fare gli accordi se devo cantare oppure le note della melodia se voglio solamente suonare”. La musica diventa qualcosa di molto semplice per lei, che ha l’orecchio assoluto e individua con facilità dai suoni note e accordi: “ogni nota” ci ricorda “è una bella risposta alle domande del mondo, e la risposta è sempre ‘sì'”.


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